Agenti gli chiedono i documenti, lui reagisce con pugni e calci: cos'è successo a Jesolo
Jesolo, un controllo di polizia degenera in violenza: 19enne arrestato per resistenza e lesioni a due agenti.
JESOLO – Un controllo di routine si è trasformato in una violenta aggressione ai danni della polizia nella notte tra domenica e lunedì a Jesolo. Un 19enne di origine tunisina è stato arrestato dopo aver colpito con pugni e calci due agenti, causando loro lesioni con prognosi complessive di oltre venti giorni.
Il controllo e il primo pugno
Il giovane è stato intercettato dagli agenti del Commissariato di Jesolo durante un normale servizio di controllo sul territorio. Alla richiesta dei documenti, però, il ragazzo ha reagito in modo improvviso e violento, sferrando un pugno al volto di un poliziotto, colpo che ha causato una prognosi di 14 giorni.
Il tentativo di fuga e l’aggressione alla poliziotta
Approfittando della confusione, il 19enne ha tentato la fuga, riuscendo per alcuni metri a sottrarsi al fermo. Anche l’uso dello spray urticante in dotazione agli agenti non è risultato efficace. La corsa è durata poco: il giovane è stato raggiunto, ma ha continuato a opporre resistenza violenta, colpendo una poliziotta con ripetuti calci, provocandole ferite con una prognosi di 10 giorni.
Arresto e accuse
Alla fine gli agenti sono riusciti a bloccarlo e a mettergli le manette. Il 19enne è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, reati aggravati dal fatto che le vittime siano operatori delle forze dell’ordine, come previsto dal decreto sicurezza, che ha recentemente inasprito le pene.
Durante la perquisizione sono stati rinvenuti circa quattro grammi di cocaina. A pesare sulla sua posizione anche i numerosi precedenti penali: furti, rapine e reati legati alla droga.
Davanti al giudice
Il giovane è comparso davanti al tribunale di Venezia. Il pubblico ministero Marco Magini ha chiesto l’applicazione della misura del divieto di dimora, mentre l’avvocato difensore Maurizio Colangelo ha chiesto i termini a difesa. Il giudice ha quindi disposto l’aggiornamento dell’udienza tra due mesi.
Per le lesioni a pubblico ufficiale in servizio, la normativa prevede pene severe, che possono arrivare fino a dieci anni di reclusione nei casi più gravi. Si ricorda che il procedimento è in corso e che la responsabilità penale dell’indagato sarà accertata solo con sentenza definitiva.