L'ex convento di Pordenone che inghiotte i silenzi del fiume: qui la città respira ancora

Scopri perché l'ex Convento dei Domenicani non è solo una biblioteca, ma il cuore nascosto di Pordenone dove storia e acqua sotterranea dettano il ritmo della vita quotidiana. Una prospettiva unica per capire il territorio.

26 gennaio 2026 18:00
L'ex convento di Pordenone che inghiotte i silenzi del fiume: qui la città respira ancora - Foto: Comune di Pordenone/Wikipedia
Foto: Comune di Pordenone/Wikipedia
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Il terreno che nessuno voleva, scelto dai frati

Camminando oggi in piazza XX Settembre, con il traffico che sfiora l'ingresso della biblioteca, è difficile immaginare quel lotto come un pantano ostinato, pieno di risorgive che gorgogliavano senza sosta. Nel 1696 i domenicani di Venezia lo comprarono da Daniele di Montereale Mantica proprio per questo: un'altura modesta su un terreno accidentato, fuori dalle mura, che dovettero spianare a fatica per piantare le fondamenta. Perché qui, e non altrove? Perché Pordenone, città di fiumi e mercati, aveva bisogno di un avamposto spirituale che domasse quelle acque ribelli, simbolo del Noncello che lambiva le difese urbane – un luogo che unisse preghiera e pragmatismo idraulico, tipico del Nordest veneto-friulano dove l'uomo plasma il paesaggio o ne viene inghiottito.

Quei frati non costruirono su un prato qualunque: scelsero un punto dove la natura selvaggia sfiorava la civiltà, aprendo una porta nelle mura e un ponte – battezzato delle monache – per far arrivare i fedeli. Senza quel gesto, la piazza non esisterebbe nella forma attuale; il convento ha forzato la città a espandersi, rispondendo alla domanda pratica di un abitante locale: "Come mai questa piazza sembra un'aggiunta improvvisa al centro storico?". Capirlo serve a vedere Pordenone non come un'accozzo di epoche, ma come un organismo che cresce lottando contro l'acqua.

Demolizioni napoleoniche e vite profane: cosa resta del Rosario

La chiesa del Rosario, descritta da Vendramini Candiani come la più bella della città con i suoi marmi rubati poi al Duomo, svanì nel 1812 per mano di Antonio Villalta, che la smantellò per materiali edili. Immaginate i frati processionalmente entrati nel 1728, con il campanile elegantissimo – eco di Venezia – e poi tutto polverizzato: Napoleone aveva chiuso il convento nel 1806-1808, ma fu un imprenditore locale a cancellarne il cuore sacro. Qui emerge il valore simbolico per chi vive Pordenone oggi: un edificio che passa da prediche a caserme (fino al 1866), scuole, tribunali, ospedali in guerra e licei fino al 2000, incarnando la domanda che un pordenonese si pone passeggiandoci davanti: "Perché non c'è più la chiesa che tutti nommano nelle storie di famiglia?".

Senza quel vuoto, non ci sarebbe stata la spinta a restauri continui – dal 1919 post-bellico al mega-intervento 2003-2010 – che ha preservato il chiostro e le ali superstiti. Perdere il convento avrebbe significato una piazza qualunque; invece, resta un moncone che racconta come Pordenone, tra Veneto e Friuli, ricicli il sacro in profano senza rimpianti, trasformando eredità in spazi vivi.

Biblioteca tra risorgive: memoria idrica e identità quotidiana

Oggi, dal 2010, l'ex convento è la Biblioteca Civica, con il chiostro che echeggia letture per bimbi e gruppi under 18, eventi come "Silent Project" o "Nati per Leggere" che riempiono gli spazi un tempo monastici. Ma il vero segreto sta sotto: quelle risorgive domate nel '600 ribollono ancora, influenzando umidità e acustica – un pordenonese lo sa, sentendo l'odore di muffa umida nei giorni di pioggia, e si chiede: "Perché qui fa così fresco d'estate, anche coi termosifoni accesi?". Capire questo conta per l'identità locale: il convento simboleggia la lotta friulana contro l'acqua carsica, da convento a hub culturale che respira il territorio.

Se non ci fosse, piazza XX Settembre perderebbe il suo ruolo di cerniera tra centro e periferia, e la biblioteca – con 17:30 di presentazioni come "Libera" di Lea Ypi – non avrebbe quel fascino sotterraneo che attira famiglie e ragazzi. Per un lettore di qui, serve sapere che visitarla significa toccare le vene idriche del Friuli: entri per un libro, esci con la mappa nascosta della città.

Il brolo fantasma e domande che i turisti ignorano

Quei frati veneziani portarono non solo pietre, ma un'idea di autosufficienza: il terreno ricco d'acqua era perfetto per un brolo, orto monastico recintato contro selvatico e inondazioni – pratica medievale nordestina che qui sfociò in un complesso funzionale. Un locale si chiede: "Perché il convento è su una altura che sembra artificiale?". Perché fu terraformato, cambiando la morfologia urbana; senza, Pordenone avrebbe mura intatte ma un corso d'acqua ingestibile. Questo dettaglio, taciuto nelle guide, spiega perché l'area resiste alle piene del Noncello ancora oggi.

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