Alberto Trentini liberato dopo 14 mesi, il suo tabaccaio: "avevo sognato di rivederlo a casa"

Lido di Venezia, il racconto del tabaccaio vicino a casa Trentini: un sogno, l’attesa e la gioia del ritorno.

12 gennaio 2026 15:11
Alberto Trentini liberato dopo 14 mesi, il suo tabaccaio: "avevo sognato di rivederlo a casa" -
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VENEZIA - C’è un sogno premonitore, custodito in silenzio per settimane, e ora finalmente raccontato. «Avevo sognato di rivederlo a casa. L’ho detto solo a sua mamma, qualche settimana fa». A parlare è Davide Ghedin, tabaccaio a pochi passi dalla casa in cui è cresciuto Alberto Trentini e dove vivono ancora i suoi genitori, nel cuore del Lido di Venezia.

Un sogno che oggi, con il ritorno di Alberto, assume il sapore di una speranza diventata realtà, condivisa da un intero quartiere che per mesi ha vissuto nell’attesa, nel timore e nel rispetto del dolore altrui.

Una via vestita a festa

Il negozio di Ghedin, come tutti quelli della strada, è addobbato con palloncini tricolore. Un’idea nata spontaneamente, racconta, grazie alla fruttivendola di qualche civico più in là, diventata subito un gesto collettivo.

«La cosa più bella, per me e per il mio titolare, è che da domani potremo dire a sua mamma “buona giornata” senza sentirci in colpa», confida. «Sembrava quasi una presa in giro augurarlo a una signora che stava passando quello che stava passando».

Parole semplici, ma cariche di un’emozione che racconta meglio di qualsiasi discorso il peso umano vissuto in questi mesi da chi, ogni giorno, incrociava lo sguardo dei genitori di Alberto.

L’attesa lunga 14 mesi

In questi 14 mesi, Ghedin ha continuato a vedere spesso i genitori di Alberto, clienti abituali della tabaccheria. Ogni mattina metteva da parte per loro i giornali, come sempre. Poi qualcosa è cambiato.

«Dopo il blitz contro Maduro di sabato scorso, i genitori hanno smesso di uscire. Secondo noi qualcosa si stava muovendo». Un’intuizione, un silenzio improvviso che oggi trova una spiegazione.

Un legame che viene da lontano

Con Alberto Trentini, racconta Ghedin, il legame nasce da lontano, quasi naturale, come accade nei quartieri dove ci si conosce da sempre. «Siamo cresciuti assieme. Non frequentandoci magari tutti i giorni, ma eravamo nella stessa scuola, io ero avanti di un anno».

Poi, con il tempo, le abitudini di tutti i giorni: «Veniva a prendere le sigarette qui da me. Con tanti clienti finisci per associarli a quello che comprano, alle cose semplici della vita quotidiana».

Un rapporto fatto di normalità, oggi caricato di un valore enorme.

La felicità di un intero quartiere

La gioia, sottolinea Ghedin, non è solo personale, ma collettiva. «Siamo tutti contenti, anche perché gran parte della nostra gente frequenta la parrocchia».

E ora lo sguardo è già rivolto al dopo: «Spero che il parroco e tutte le persone della parrocchia organizzino una bella festa. Una festa di quartiere sarebbe davvero bella».

Quanto ad Alberto, le parole sembrano quasi superflue: «Non saprei nemmeno cosa dirgli. Una parola è poca e due sono troppe. Gli darei solo un abbraccio».

Un abbraccio che oggi, al Lido di Venezia, sembra appartenere a un’intera comunità.

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