Allarme medici di base in Fvg, scatta il piano: «pensionati di nuovo al lavoro»
Richiamo dei medici di famiglia in pensione fino al 2026: approvato il disegno di legge, tra critiche e difese politiche.
TRIESTE – Con un voto unanime e trasversale, l’Aula ha approvato un disegno di legge dedicato al richiamo dei medici di famiglia in pensione, che potranno tornare operativi nel corso di tutto il 2026 attraverso incarichi di lavoro autonomo conferiti dalle aziende sanitarie regionali. Il provvedimento, noto come ddl 72, nasce per fronteggiare la carenza di professionisti sul territorio e si coordinerà con un emendamento del Governo nazionale pensato per attenuare gli impatti fiscali e previdenziali sui medici coinvolti.
Nonostante la condivisione finale del voto, il dibattito in Aula è stato lungo e articolato, mettendo in luce letture politiche profondamente diverse sulla gestione complessiva del settore.
Le Opposizioni hanno rivendicato il proprio senso di responsabilità, sottolineando come il sostegno al provvedimento non cancelli le criticità strutturali del sistema. Al centro delle osservazioni, le presunte divisioni interne alla Maggioranza sulle scelte in materia sanitaria, accuse respinte con decisione dai banchi del Centrodestra.
A chiudere il confronto, l’accoglimento di un ordine del giorno proposto dal Pd e firmato da tutti i consiglieri regionali, che impegna la Giunta a intervenire anche a livello nazionale per ampliare la platea dei professionisti richiamabili, includendo dirigenti medici e sanitari già in quiescenza provenienti dal sistema pubblico.
Per Serena Pellegrino (Avs) il nodo centrale resta l’età media elevata dei professionisti: «Con questo intervento – ha osservato – si risponde a un’urgenza, ma mancano dati certi su quanti pensionati aderiranno davvero». Sulla stessa linea Furio Honsell (Gruppo Misto), che ha parlato di una gestione approssimativa, pur dichiarandosi disponibile a migliorare il testo attraverso emendamenti.
Rosaria Capozzi (M5S) ha definito il ddl una risposta emergenziale, incapace di sanare un problema di fondo, mentre Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg) ha denunciato una mancanza di visione complessiva nelle politiche sanitarie regionali.
I consiglieri del Partito democratico hanno insistito sul tema delle frizioni politiche interne alla Maggioranza, ritenute responsabili di ritardi e incertezze operative. Nicola Conficoni ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà riscontrate nei territori e sulle ricadute del Piano oncologico, mentre Francesco Martines ha parlato di una coalizione rallentata da problemi di compattezza.
Secondo Massimiliano Pozzo e Roberto Cosolini, la norma approvata serve a tappare falle immediate, ma impone scelte non più rinviabili. Manuela Celotti ha evidenziato come il sistema regionale sconti ritardi accumulati nel tempo.
Particolare attenzione è stata dedicata alle aree montane, dove – come sottolineato da Massimo Mentil – operano pochissimi medici costretti a continui spostamenti, con effetti negativi sulla continuità del rapporto con i pazienti. Francesco Russo ha parlato di un clima politico dannoso per i cittadini, citando anche le prospettive critiche dell’ospedale di Cattinara. Interventi critici sono arrivati inoltre da Andrea Carli, Diego Moretti e Laura Fasiolo, che ha ribadito la necessità di rendere più attrattiva la medicina generale.
Di segno opposto le posizioni espresse dalla Maggioranza, che ha respinto ogni ipotesi di crisi interna. Maddalena Spagnolo (Lega) ha ricordato la tempestività della risposta regionale alle difficoltà del settore, mentre Michele Lobianco (Forza Italia) ha invitato a concentrarsi sugli obiettivi concreti del disegno di legge.
Lucia Buna (Lega) ha rivendicato il livello dei servizi offerti, Markus Maurmair (FdI) ha valorizzato il lavoro congiunto con il Governo nazionale, e il capogruppo Claudio Giacomelli ha rimarcato come, al termine del confronto, la coalizione abbia votato in modo compatto e convinto.
Prima del voto finale, l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, ha criticato la scarsa attenzione al merito del provvedimento, sottolineando come il tema centrale resti la carenza di medici e l’urgenza di soluzioni immediate. Richiamando i dati nazionali che collocano il territorio regionale ai vertici per qualità dei servizi, Riccardi ha difeso l’azione della Giunta: decidere oggi, ha spiegato, è più difficile che rinviare i problemi al futuro.
Nel suo intervento conclusivo, l’assessore ha ribadito la solidità del Piano oncologico regionale, definendolo una scelta condivisa orientata a standard elevati e sicurezza, con la concentrazione delle attività più complesse negli hub e il mantenimento di quelle più frequenti nelle sedi periferiche.