Microplastiche, Donazzan chiede chiarimenti Ue: timori per 5mila trasformatori italiani

L’europarlamentare veneta chiede alla Commissione europea se la rendicontazione annuale valga anche per chi lavora materie prime già.

24 luglio 2026 10:19
Microplastiche, Donazzan chiede chiarimenti Ue: timori per 5mila trasformatori italiani -
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BRUXELLES - Un chiarimento europeo sugli obblighi per le aziende che trasformano materie plastiche, senza aggiungere microplastiche intenzionalmente, ma che rischiano comunque adempimenti, costi e sanzioni. È il nodo sollevato il 24 luglio 2026 dall’europarlamentare veneta di Fratelli d’Italia Elena Donazzan, vicepresidente della commissione Industria del Parlamento europeo, con un’interrogazione alla Commissione europea sul Regolamento (UE) 2023/2055.

La richiesta riguarda in particolare la rendicontazione annuale all’ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche. Donazzan chiede di chiarire se questo obbligo debba ricadere anche sulle aziende trasformatrici che acquistano e lavorano materie prime già conformi, senza aggiungere alcuna microparticella intenzionale.

Cosa prevede il regolamento e dove nasce il dubbio

Il regolamento europeo vieta le microplastiche aggiunte intenzionalmente, ma secondo l’europarlamentare non distingue in modo netto tra chi le produce e chi invece utilizza materiali già a norma per le proprie lavorazioni.

Da qui, secondo Donazzan, nasce un’incertezza applicativa che coinvolge una parte ampia della filiera. Il punto contestato è l’assenza di indicazioni operative da parte dell’ECHA, con il rischio che molte imprese si trovino esposte a inadempimenti formali oppure debbano sostenere costi di consulenza giudicati sproporzionati rispetto alla loro responsabilità effettiva nella dispersione delle microplastiche.

I numeri del comparto, con il Nord tra le aree più esposte

Il tema interessa da vicino anche il tessuto produttivo del Nordest. In Italia il settore della trasformazione delle materie plastiche conta circa 5mila imprese di prima trasformazione, con 110mila addetti e un fatturato vicino ai 18 miliardi di euro. Se si considera l’intera filiera, il perimetro sale a 9.800 aziende e oltre 30 miliardi di euro.

Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna concentrano da sole l’80% delle imprese del comparto. Si tratta, in larga parte, di aziende di piccola e piccolissima dimensione, realtà che secondo Donazzan rischiano di subire l’impatto maggiore di obblighi pensati originariamente per grandi produttori di sostanze chimiche.

Nel suo intervento, l’europarlamentare richiama in particolare il Veneto, indicando che molte imprese del territorio potrebbero trovarsi a fronteggiare burocrazia aggiuntiva e costi non sostenibili. Tra le conseguenze possibili vengono citate anche sanzioni fino a 90mila euro.

Le richieste alla Commissione europea

L’interrogazione punta su due aspetti. Il primo è stabilire in modo esplicito se gli obblighi di comunicazione annuale riguardino davvero anche i trasformatori che non introducono microparticelle nei processi produttivi. Il secondo è prevedere, se la risposta fosse positiva, strumenti operativi proporzionati e differenti da quelli concepiti per l’industria chimica.

Secondo Donazzan, la questione non riguarda l’obiettivo ambientale del regolamento, ma la sua applicazione concreta alle PMI. Il rischio segnalato è che norme formulate senza una distinzione chiara tra ruoli diversi della filiera finiscano per scaricare oneri impropri su aziende che lavorano già materie prime conformi.

L’interrogazione scritta chiede quindi alla Commissione europea una posizione precisa sull’ambito di applicazione del regolamento e sugli strumenti da mettere a disposizione delle imprese coinvolte, con particolare attenzione alle piccole aziende della trasformazione plastica concentrate nel Nord Italia.

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