Milano-Cortina, i campioni dimenticati. La verità di Silvio Fauner a Nordest24| VIDEO

Il caso dei campioni esclusi dal percorso olimpico riapre il dibattito sui valori dello sport e sulla memoria olimpica.

17 gennaio 2026 09:38
Milano-Cortina, i campioni dimenticati. La verità di Silvio Fauner a Nordest24| VIDEO -
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Un tema che divide, fa discutere e tocca nel profondo la storia dello sport italiano. A pochi giorni dall’appuntamento olimpico invernale, il caso dei cosiddetti “campioni dimenticati” ha acceso una polemica nazionale, arrivando fino ai vertici istituzionali. Se ne è parlato diffusamente ieri sera in diretta su Nordest24, in un confronto che ha riportato al centro valori, memoria e rispetto.

Ospite in studio Silvio Fauner, simbolo dello sci di fondo azzurro e protagonista dell’oro olimpico nella staffetta 4×10 km a Lillehammer 1994. A condurre la trasmissione la giornalista Monica Bertarelli.

La questione nasce dall’esclusione di numerosi ex atleti olimpici dai ruoli simbolici e rappresentativi legati all’evento, non solo come tedofori ma anche come ambassador e testimonial. Una scelta che ha sorpreso molti, considerando che proprio chi ha scritto pagine indelebili dello sport azzurro avrebbe potuto promuovere i Giochi con credibilità e passione.

Secondo Fauner, una parte delle responsabilità non ricade direttamente sul CONI, il cui ruolo sarebbe limitato a specifiche fasi del percorso della fiaccola. La gestione complessiva, invece, spetterebbe alla Fondazione organizzatrice, chiamata ora a chiarire scelte e criteri adottati.

Il caso ha assunto dimensioni nazionali in pochi giorni. Se ne è parlato ovunque, fino all’intervento diretto di due ministri, che hanno chiesto spiegazioni ufficiali ai vertici sportivi e organizzativi. Un segnale forte di quanto la vicenda abbia superato i confini della cronaca sportiva, trasformandosi in un tema istituzionale e culturale.

Ad oggi, però, secondo quanto emerso nel confronto televisivo, nulla di concreto sarebbe ancora cambiato. C’è stata una riunione ai vertici, ma si attendono risposte operative. La speranza condivisa è che venga trovato un modo per porre rimedio a quella che molti definiscono una grave mancanza.

Nel corso dell’intervista, Fauner ha sottolineato come la situazione avrebbe potuto essere gestita diversamente. Una comunicazione più chiara, un confronto diretto, persino delle semplici scuse avrebbero probabilmente evitato l’esplosione della polemica.

Gli ex atleti coinvolti non chiedevano privilegi, ma riconoscimento e rispetto. In Italia, ha ricordato Fauner, il numero di medagliati olimpici degli sport invernali non è elevatissimo: coordinarne il coinvolgimento sarebbe stato tutt’altro che impossibile, anche insieme a personaggi dello spettacolo e influencer.

Particolarmente amaro il caso di alcuni protagonisti delle grandi imprese olimpiche del passato, che non hanno mai avuto l’onore di portare la fiaccola. Un rammarico personale, ma anche simbolico, perché rappresenta una frattura tra passato e presente.

Fauner ha ricordato l’esperienza vissuta con la propria staffetta nel 2006, quando ebbe l’onore di partecipare alle ultime frazioni del percorso olimpico. Vedere altri campioni privati di questa possibilità è stato, a suo dire, uno dei motivi che lo ha spinto a esporsi pubblicamente.

Al centro della discussione, più ancora dei ruoli, restano i valori dello sport. Olimpiadi invernali significano montagna, fatica, sacrificio, ma anche educazione e promozione del territorio. Coinvolgere gli ex atleti avrebbe potuto trasformarsi in un progetto di lungo periodo, capace di entrare nelle scuole, raccontare le discipline invernali e valorizzare il vivere in montagna.

Secondo Fauner, proprio qui si annida la mancanza più grave: non aver colto l’opportunità di usare l’esperienza di chi ha vissuto lo sport ad altissimo livello come valore aggiunto per l’intera organizzazione.

La risonanza della vicenda ha superato i confini nazionali. Anche media stranieri si sono interessati alla storia, segno che l’esclusione dei campioni olimpici italiani ha destato stupore all’estero, dove la memoria sportiva viene spesso tutelata con maggiore attenzione.

Nonostante tutto, Fauner ha ribadito il suo augurio sincero per la riuscita dell’evento: la polemica, ha spiegato, non è contro le Olimpiadi né contro gli atleti di oggi, ma nasce dal desiderio di difendere ciò che lo sport rappresenta.

Alla domanda su quale valore dovrebbe guidare lo sport e le future Olimpiadi, Fauner non ha avuto dubbi: la passione. È la passione che spinge al sacrificio, che permette di crescere nello sport e nella vita, che va trasmessa ai più giovani prima ancora della ricerca del risultato.

Un messaggio che vale oggi più che mai, mentre gli occhi sono puntati su una nuova generazione di atleti pronti a raccogliere il testimone.

Il dibattito resta aperto. Nei prossimi giorni si capirà se dalle polemiche nascerà un cambiamento concreto o se la vicenda si chiuderà senza risposte. Di certo, il caso dei “campioni dimenticati” ha riportato al centro una domanda scomoda ma necessaria: che posto ha la memoria sportiva nell’Italia che si prepara a ospitare un grande evento mondiale?

Una riflessione che va oltre le singole decisioni e chiama in causa il modo stesso di intendere lo sport, ieri, oggi e domani.

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