Mille messaggi alla collaboratrice in una notte: licenziato dirigente dell'aeroporto
Mille messaggi in una notte a una collaboratrice: il Tribunale conferma il licenziamento di un dirigente dell’aeroporto di Treviso.
TREVISO – Mille messaggi inviati nel corso di una sola notte a una collaboratrice sono costati il posto di lavoro a un dirigente dell’aeroporto Canova di Treviso. Il licenziamento disposto dalla direzione dello scalo è stato confermato dal giudice del lavoro del Tribunale di Treviso, che ha respinto il ricorso presentato dai legali dell’uomo, qualificando i fatti come molestie sul luogo di lavoro.
La notte dei messaggi e l’avvio dell’indagine interna
Secondo quanto emerso, le comunicazioni invadenti e ripetute sono state inviate nella notte tra il 5 e il 6 marzo 2024 a una dipendente dell’aeroporto trevigiano, infrastruttura controllata dal gruppo veneziano Save.
La lavoratrice, assunta con contratto a termine, di fronte all’abnorme quantità di messaggi ricevuti in poche ore, si è rivolta al direttore delle risorse umane della società. Da qui l’avvio di un’indagine interna, conclusasi con il licenziamento del dirigente.
Approcci precedenti e contenuti a sfondo sessuale
Nel corso degli accertamenti è emerso che il comportamento contestato non si limitava alla singola notte. Già un anno prima, infatti, il dirigente avrebbe avviato approcci insistenti nei confronti della collaboratrice: richieste di appuntamenti fuori dall’orario di lavoro, inviti a indossare minigonne, abbracci ritenuti imbarazzanti e, successivamente, messaggi con riferimenti a sfondo sessuale.
Elementi che hanno rafforzato il quadro accusatorio e portato l’azienda a ritenere incompatibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.
La decisione del giudice del lavoro
Il dirigente ha impugnato il provvedimento attraverso i propri legali, ma il giudice del lavoro ha confermato la legittimità del licenziamento. Nella motivazione, il Tribunale ha chiarito che la tutela contro le discriminazioni sessuali si fonda sul contenuto oggettivo della condotta e sulla percezione soggettiva della vittima, senza che sia necessaria la prova di una intenzione esplicita da parte dell’autore di arrecare molestia.
La dignità della persona al centro della tutela
Secondo il giudice, la legittimità del licenziamento per molestie sessuali presuppone che il lavoratore abbia tenuto un comportamento indesiderato di natura sessuale, capace di produrre un effetto lesivo sulla dignità della collega. Un principio che, nel caso esaminato, è stato ritenuto pienamente soddisfatto alla luce dei fatti accertati.
Dopo la sentenza civile, si apre il fronte penale
Con la sentenza di primo grado in sede civile, la vicenda giudiziaria non si chiude. Dopo la conferma del licenziamento, si apre ora il fronte penale, che potrebbe portare a ulteriori sviluppi sul piano giudiziario.