Cesareo da brividi: neonato di 3 chili e tumore di 30 centimetri estratti uno dopo l’altro
Cesareo complesso a Mirano: nato un bimbo di 3 chili e rimossa una massa addominale di 30 centimetri.
MIRANO – Un parto trasformato in un intervento chirurgico ad alta complessità si è concluso con esito positivo all’ospedale di Mirano, dove l’équipe di ginecologia ha fatto nascere un bambino di circa 3 chili e, subito dopo, ha rimosso dal ventre della madre una massa addominale di 30 centimetri.
Un caso clinico raro, affrontato durante un taglio cesareo programmato, che ha richiesto una decisione immediata quando la neoformazione ha iniziato a sanguinare dopo la nascita del neonato. L’intervento ha permesso di mettere in sicurezza la donna, il bambino e anche l’utero, evitando conseguenze più gravi.
Un parto delicato con una massa accanto al bambino
La paziente, una donna di 36 anni del Miranese, era alla seconda gravidanza. Aveva già avuto un precedente parto con taglio cesareo e, durante l’attesa del secondo figlio, aveva notato un aumento anomalo del volume dell’addome, accompagnato da fastidi.
Gli approfondimenti diagnostici, eseguiti con risonanza magnetica ed ecografia, avevano permesso ai medici di individuare una grande massa all’interno dell’addome. La formazione si trovava vicino al nascituro, in una condizione clinica particolarmente complessa perché associata a una gravidanza ormai avanzata, arrivata a 37 settimane.
La scelta iniziale dei medici
In una prima fase, l’orientamento sanitario era stato quello di non procedere subito alla rimozione della massa. Durante la gravidanza, infatti, l’utero riceve una maggiore irrorazione sanguigna e un’operazione di questo tipo può aumentare in modo significativo il rischio di emorragia.
Per questo motivo, in casi simili, quando le condizioni lo consentono, l’asportazione di un sospetto fibroma viene spesso rinviata a dopo il parto. Dopo la gravidanza, infatti, la massa può ridurre il proprio volume e l’intervento può risultare meno rischioso.
Sala operatoria preparata per ogni scenario
Il cesareo era stato programmato per il 5 maggio. L’équipe dell’ospedale di Mirano aveva studiato a lungo il caso e si era preparata anche a possibili complicanze improvvise. In sala operatoria erano state predisposte sei sacche di sangue, pronte per essere utilizzate in caso di necessità.
A guidare l’intervento era il primario dell’ostetricia miranese Jacopo Wabersich, affiancato dai ginecologi Eleonora Salviato e Armando Nallbani, dallo strumentista Andrea Barbiero e dall’anestesista Tiziana De Cristofaro. Il coordinamento anestesiologico ha visto anche il coinvolgimento della primaria Debora Saggioro.
Dopo la nascita il sanguinamento improvviso
L’obiettivo iniziale era procedere con il taglio cesareo, far nascere il bambino e richiudere l’utero senza intervenire sulla massa. La situazione è però cambiata subito dopo l’estrazione del neonato.
La massa rimasta nell’addome della madre ha iniziato a sanguinare in modo insistente, imponendo ai chirurghi una decisione rapida. Per fermare l’emorragia e stabilizzare la paziente, l’équipe ha scelto di procedere con l’asportazione urgente della neoformazione.
Rimosso un fibroma di dimensioni eccezionali
La massa, del diametro di circa 30 centimetri, comprimeva organi e strutture fondamentali, tra cui fegato, vena cava e aorta. La presenza contemporanea del bambino, del liquido amniotico e della neoformazione rendeva l’intervento particolarmente delicato.
L’operazione è durata un’ora e 35 minuti. Nel corso dell’intervento, i ginecologi sono riusciti non solo a rimuovere la massa e a controllare il sanguinamento, ma anche a preservare l’utero della paziente.
Evitata l’asportazione dell’utero
Uno degli aspetti più rilevanti dell’intervento riguarda proprio la conservazione dell’utero. Nei casi di emorragia importante, quando il sanguinamento non può essere controllato in altro modo, può rendersi necessaria l’isterectomia, cioè l’asportazione dell’organo.
A Mirano, invece, il lavoro coordinato tra équipe chirurgica e anestesiologica ha permesso di evitare questa soluzione estrema. La donna ha potuto così superare l’intervento mantenendo l’utero, mentre il neonato è venuto alla luce in buone condizioni.
Un caso raro per dimensioni e tempistiche
La particolarità del caso sta nella combinazione di più fattori: una gravidanza quasi a termine, un bambino di circa 3 chili, una massa di 30 centimetri e un sanguinamento improvviso subito dopo il parto.
L’ospedale di Mirano si è trovato quindi ad affrontare una situazione clinica fuori dall’ordinario, nella quale la pianificazione preoperatoria e la capacità di intervenire rapidamente hanno avuto un ruolo decisivo.
Mamma e figlio stanno bene
A distanza di circa 15 giorni dall’intervento, la mamma e il bambino stanno bene. Il decorso positivo conferma l’esito favorevole di un’operazione complessa, gestita in urgenza dopo l’imprevisto verificatosi in sala operatoria.
Il caso rappresenta un esempio della complessità che può presentarsi in ambito ostetrico e ginecologico, soprattutto quando una gravidanza apparentemente programmata richiede, in pochi minuti, una trasformazione dell’intervento in una procedura salvavita.