Autotrasporto, da Monfalcone l’allarme sui costi ETS: fino a 2,2 miliardi in più

Quanto pesa l’ETS su mare e strada Il primo effetto segnalato riguarda l’estensione del pacchetto ETS al settore marittimo.

26 settembre 2026 12:01
Autotrasporto, da Monfalcone l’allarme sui costi ETS: fino a 2,2 miliardi in più -
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MONFALCONE - Il nuovo sistema europeo di tassazione delle emissioni rischia di scaricare costi pesanti su autotrasporto, logistica e consumatori. È il messaggio emerso all’assemblea generale della Fai Fvg, la Federazione Autotrasportatori Italiani del Friuli Venezia Giulia, dove l’eurodeputato Alessandro Ciriani ha parlato di una possibile “ultima occasione” per evitare il collasso del settore.

Al centro dell’intervento ci sono state le conseguenze delle norme europee legate alla transizione ecologica, in particolare il sistema ETS dell’Unione Europea, pensato per ridurre i gas serra ma, secondo quanto sostenuto durante l’incontro, già in grado di produrre forti ricadute economiche sul comparto dei trasporti.

Quanto pesa l’ETS su mare e strada

Il primo effetto segnalato riguarda l’estensione del pacchetto ETS al settore marittimo. Secondo le stime riportate in assemblea, gli armatori prevedono rincari fino al 45% sul costo dei carburanti. Un aumento che, è stato spiegato, può incidere sulla continuità territoriale con le isole, penalizzare le Autostrade del Mare e colpire anche le rotte che fanno capo al porto di Trieste.

Il timore espresso è anche quello di uno spostamento dei traffici merci verso i porti del Nord Africa, non soggetti agli stessi vincoli europei.

Il quadro potrebbe aggravarsi con l’arrivo dell’ETS 2 nel 2028, che estenderà la tassazione del carbonio direttamente ai carburanti per il trasporto su strada e al riscaldamento. In termini pratici, questo significherebbe un aumento del prezzo del gasolio alla pompa.

I costi stimati per l’autotrasporto italiano

Le stime citate da Ciriani, tratte dallo studio CER-Confcommercio, indicano per l’autotrasporto italiano extracosti compresi tra 942 milioni e 2,2 miliardi di euro. Un aggravio che, secondo l’analisi presentata a Monfalcone, finirebbe per riflettersi lungo tutta la filiera, fino ai consumatori finali e alle famiglie economicamente più fragili, con il rischio di aumentare l’esposizione alla povertà energetica.

Nel suo intervento, l’eurodeputato ha spiegato che la revisione proposta dalla Commissione europea lo scorso luglio non ha risposto alle aspettative di imprese e lavoratori del settore. Per questo, ha ribadito la linea del gruppo ECR al Parlamento europeo: chiedere la sospensione e poi l’abolizione dell’ETS 2.

Ciriani ha ricordato che un primo risultato, insieme al Governo italiano, è stato ottenuto con il posticipo dell’entrata in vigore del meccanismo.

Il nodo automotive e il target 2035

Un altro passaggio dell’intervento ha riguardato la crisi del settore automotive e le scelte collegate al Green Deal. Secondo Ciriani, le impostazioni adottate negli ultimi anni avrebbero indebolito l’industria nazionale ed europea, favorendo la concorrenza extra-UE.

Nel mirino c’è in particolare il target di azzeramento delle emissioni al 2035, che secondo l’eurodeputato limita l’uso dei carburanti alternativi e frena lo sviluppo dei biocarburanti e della neutralità tecnologica.

Ciriani ha inoltre ricordato di essere stato appena nominato relatore ombra in Commissione ITRE nella trattativa sull’ETS. In vista dei prossimi negoziati a Strasburgo, ha indicato come obiettivo lo sblocco dell’utilizzo dei carburanti ecologici alternativi prima del 2035.

All’assemblea di Monfalcone era presente anche il presidente di Fai Fvg, Luigi Dean, ritratto insieme ad Alessandro Ciriani nella foto diffusa al termine dell’incontro.

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