Moretti contro la riforma del territorio in Fvg: «Comuni esautorati»
Il capogruppo Pd in Consiglio regionale critica il ddl 90 della Giunta Fedriga e annuncia emendamenti per rafforzare i Comuni.
TRIESTE - La riforma del governo del territorio del Friuli Venezia Giulia accende il confronto politico in Consiglio regionale. A contestare l’impianto del disegno di legge 90 è il capogruppo del Pd Diego Moretti, relatore di minoranza del provvedimento, che parla di una scelta «centralista» della Giunta Fedriga e di un ridimensionamento del ruolo dei Comuni.
Secondo Moretti, la riforma trasferirebbe troppo potere decisionale alla Regione, lasciando agli enti locali un compito soprattutto esecutivo. Per il consigliere dem, il punto non è respingere una pianificazione su scala più ampia, ma evitare che questa si traduca in scelte imposte dall’alto ai territori.
Il tema è al centro dei lavori del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, con le sedute d’Aula di 30 settembre e 1 ottobre 2026 dedicate in larga parte proprio alla riforma.
Le critiche del Pd alla riforma
Moretti spiega di essere favorevole a una pianificazione sovracomunale capace di coordinare le scelte dei territori, ma contesta il metodo scelto dalla maggioranza. A suo giudizio, la Regione sostiene di voler coinvolgere tutti i livelli istituzionali, mentre nei fatti prenderebbe le decisioni a livello centrale chiedendo poi ai Comuni di adeguarsi.
Per il capogruppo del Pd, si tratta di «una contraddizione evidente» e di un arretramento rispetto al principio di sussidiarietà. Nella sua lettura, le difficoltà organizzative degli enti locali, tra carenza di personale e competenze tecniche, non dovrebbero diventare il motivo per concentrare le funzioni in Regione, ma semmai per rafforzare i Comuni.
Il nodo Province e copianificazione
Tra i punti più critici indicati da Moretti c’è anche il nuovo livello intermedio. Secondo l’esponente dem, le Province riceverebbero funzioni limitate, mentre gli accordi di pianificazione e copianificazione resterebbero senza contenuti essenziali già definiti nella legge, rinviando molti aspetti a una regolamentazione successiva.
Questo, osserva Moretti, comporterebbe per i Comuni il rischio di affrontare la riforma senza certezze su procedure, tempi e peso reale nelle decisioni. Da qui la critica a un impianto che, nella posizione del Pd, non chiarirebbe abbastanza in che modo gli enti locali potranno incidere sulle scelte urbanistiche e territoriali.
Gli emendamenti annunciati
Il Partito democratico, precisa Moretti, non contesta la necessità di aggiornare la pianificazione regionale. L’opposizione riguarda invece il modello di governance scelto dalla Giunta. Per questo il gruppo dem annuncia la presentazione di emendamenti con l’obiettivo di restituire centralità ai Comuni e rendere il percorso più partecipato.
La richiesta politica rivolta alla maggioranza è quindi quella di modificare l’impostazione del disegno di legge 90. In caso contrario, conclude Moretti, il Consiglio regionale confermerebbe una riforma che accentra le decisioni in capo alla Regione e riduce l’autonomia dei territori.