Morto durante un rito sciamanico sul greto del fiume: c'è una svolta sul caso Alex Marangoni

Cinque indagati per la morte di Alex Marangon durante un rito sciamanico a Vidor: indaga la Procura di Treviso.

10 gennaio 2026 10:58
Morto durante un rito sciamanico sul greto del fiume: c'è una svolta sul caso Alex Marangoni -
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TREVISO - La Procura della Repubblica di Treviso ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone per la morte di Alex Marangon, 26 anni, residente a Marcon, deceduto in circostanze drammatiche durante un rito sciamanico. Il corpo del giovane era stato ritrovato senza vita il 2 luglio 2024 sul greto del fiume Piave, nel territorio comunale di Vidor.

I nomi degli indagati e i ruoli contestati

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, tra le persone coinvolte figurano Andrea Zuin, 48 anni, e la compagna Tatiana Marchetto, 40 anni, indicati come organizzatori dell’evento al quale Alex Marangon aveva preso parte prima della scomparsa.

Risulta inoltre indagata Alexandra Da Sacco, 42 anni, moglie del proprietario dell’abbazia in cui si sarebbe svolto l’incontro. Completano l’elenco due cittadini colombiani, Sebastian Castillo, 28 anni, e Jhonny Benavides, 39 anni, attualmente irreperibili e qualificati dagli inquirenti come “curanderos”, ovvero i soggetti che avrebbero gestito il rito sciamanico inserito all’interno dell’evento.

La ricostruzione della Procura

La vicenda risale alla notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, quando il giovane veneziano partecipò all’incontro organizzato a Vidor insieme a una ventina di altre persone. Secondo l’ipotesi investigativa formulata dalla magistratura, Alex Marangon sarebbe precipitato da un terrapieno alto circa dieci metri, finendo sul letto ghiaioso del Piave.

Gli inquirenti ritengono che la caduta possa essere stata provocata da una perdita di lucidità, collegata all’assunzione di sostanze stupefacenti che sarebbero state distribuite nel corso del rito.

Le accuse contestate

A vario titolo, i cinque indagati devono rispondere dei reati di cessione di sostanze vietate, tra cui cocaina, e di morte come conseguenza di altro reato. Accuse pesanti, che delineano un quadro investigativo complesso e ancora in fase di approfondimento, con particolare attenzione alla dinamica dell’evento e alle responsabilità di chi avrebbe organizzato e condotto il rituale.

Un’indagine ancora aperta

L’inchiesta della Procura di Treviso prosegue per chiarire ogni aspetto della vicenda, compreso il contesto in cui si è svolto il rito, il ruolo effettivo dei partecipanti e le modalità con cui le sostanze sarebbero state messe a disposizione. L’obiettivo è ricostruire con precisione quanto accaduto e accertare eventuali ulteriori responsabilità in relazione alla morte del giovane.

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