È morto Italo Zannier, maestro della fotografia friulana

Il vicegovernatore Anzil ricorda lo storico e fotografo nato a Spilimbergo nel 1932 e il suo contributo alla cultura.

27 ottobre 2026 17:48
È morto Italo Zannier, maestro della fotografia friulana -
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Trieste, 27 ottobre - "Italo Zannier ha trascorso la vita a trattenere la luce, e ora che la sua luce si è spenta beneficeremo di quella che lui ha catturato. Il Friuli perde un maestro, e con lui un modo di stare al mondo: con pazienza, con rigore, con amore per ciò che il tempo consuma e l'immagine custodisce". Lo ha detto oggi il vicegovernatore della Regione e assessore alla Cultura, Mario Anzil, alla notizia della scomparsa di Italo Zannier, storico e fotografo nato a Spilimbergo nel 1932. Come ha spiegato il rappresentante della Giunta regionale, Zannier è stato il primo in Italia a salire su una cattedra universitaria di storia della fotografia, quando ancora pochi osavano chiamarla storia.

Il contributo di Zannier alla fotografia

"Ha dato dignità di pensiero - ha aggiunto Anzil - a ciò che veniva considerato un semplice mestiere dello sguardo, e con le decine di libri che ha scritto ha fatto ragionare un intero Paese su cosa significhi fotografare e su cosa resti, di noi, in una fotografia".

Secondo il vicegovernatore, il gesto più generoso di Italo Zannier resta la fondazione del Craf, il Centro di ricerca e archiviazione della fotografia di Spilimbergo, un luogo dove le immagini non vengono solo conservate, ma continuano a vivere. In una piccola città del Friuli ha costruito una casa per la memoria visiva di un intero territorio, e le ha dato la forza di parlare al mondo.

I libri di Zannier sul Friuli

"Ha anche fatto conoscere il Friuli, e prima ancora lo ha fatto riconoscere ai friulani. Penso - ha sottolineato Anzil - a 'Una casa è una casa', il libro con Elio Bartolini, di recente tornato in libreria grazie al contributo del Consiglio regionale, dove i muri, le soglie e i volti raccontano un mondo contadino senza nostalgia di maniera. Penso, inoltre, a 'Il Cellina', scritto con Carlo Sgorlon, in cui il fiume e la parola si specchiano l'uno nell'altra. In queste pagine la fotografia incontrava la grande letteratura friulana, e il Friuli diventava un paesaggio dell'anima, oltre che un luogo".

"Era un uomo di questa terra, ma il suo sguardo non è mai stato provinciale. A nome dell'Amministrazione regionale esprimo alla famiglia, agli allievi, agli amici e alla comunità di Spilimbergo il nostro cordoglio più sincero. Il modo migliore per ricordarlo - ha concluso il vicegovernatore - sarà continuare a guardare con la sua attenzione e a prenderci cura di ciò che ci ha insegnato a vedere".

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