Nodo ferroviario di Udine, la critica di Capozzi su tempi e spazi urbani
La consigliera regionale del M5S contesta i tempi prospettati fino al 2039 e il mantenimento del sedime ferroviario.
Trieste, 5 novembre - "Non possiamo più accettare la consapevolezza che, dopo interminabili decenni di attesa, si arrivi a una soluzione che realizza solo parzialmente le aspettative della città, lasciando irrisolto il tema della restituzione degli spazi urbani alla comunità".
È questo il commento della consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle) alla luce di quanto emerso questa mattina nell'emiciclo di piazza Oberdan a Trieste nel corso dei lavori della IV Commissione, incentrati sull'audizione da lei stessa richiesta sul tema del nodo ferroviario di Udine.
Le criticità sul nodo ferroviario
"Si tratta di un'opera strategica - aggiunge l'esponente pentastellata in una nota stampa - e attesa da ormai troppo tempo non solo dai cittadini udinesi, ma anche da chi raggiunge la città arrivando da est, da chi deve arrivare a Cividale e da tutti coloro che, quotidianamente, subiscono le conseguenze di una linea ferroviaria che attraversa il tessuto urbano, condizionando pesantemente la viabilità cittadina".
"Ci troviamo di fronte a una vicenda che si trascina da ben quarant'anni, fatta di annunci, promesse, protocolli d'intesa, finanziamenti dichiarati, costi lievitati e scadenze continuamente rinviate. Una storia - precisa Capozzi - che, strada facendo, ha alimentato le aspettative dei cittadini, ma che ci costringe ora a prendere atto di una realtà che, sulla base delle tempistiche prospettate, deve fare i conti con lavori che potrebbero concludersi solo nel lontanissimo 2039".
"Tuttavia, c'è un altro aspetto che provoca particolare amarezza, poiché non è prevista la rimozione definitiva del sedime ferroviario, che verrebbe invece mantenuto per un eventuale utilizzo in caso di emergenza. Non si comprende, infatti, per quale ragione - prosegue l'intervento - una linea destinata a essere utilizzata in situazioni emergenziali debba essere mantenuta nel nodo di Udine e non, ad esempio, nel tratto della Pm Cargnacco-Tarvisio. Il risultato è che una parte importante del territorio non verrebbe restituita alla città e alla sua comunità".
"Emerge, infine, anche un ulteriore elemento che merita una riflessione politica e amministrativa. Dall'audizione odierna, infatti, viene alla luce una differenza evidente nei tempi e nelle modalità - sottolinea la rappresentante del M5S - con cui vengono affrontati interventi infrastrutturali diversi: per le grandi industrie di Cargnacco si riesce a procedere rapidamente, grazie a tre atti per appaltare e completare lavori complessi, mentre per i cittadini di Udine si prospettano altri tredici passaggi".
"È perciò legittimo chiedersi perché ciò che altrove si riesce a fare in tempi rapidi - conclude Capozzi - diventi invece così complicato quando si tratta di risolvere un problema che interessa direttamente la quotidianità di migliaia di cittadini friulani".