Nordest a 4 zampe, viaggio nel canile di Gorizia: storie, recuperi e adozioni | VIDEO

Nordest a 4 zampe racconta il canile comunale di Gorizia, tra volontari, recupero dei cani e adozioni consapevoli.

11 maggio 2026 16:45
Nordest a 4 zampe, viaggio nel canile di Gorizia: storie, recuperi e adozioni | VIDEO -
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Martedì 5 maggio, alle 20.30, su Nordest24 è andata in onda una nuova puntata di Nordest a 4 zampe, il programma dedicato alle storie degli animali e alle realtà che ogni giorno si occupano del loro benessere. La puntata, condotta da Silvia Zanella, ha portato il pubblico all’interno del canile comunale di Gorizia, a Lucinico, per raccontare da vicino il lavoro di chi accoglie, segue, riabilita e accompagna verso l’adozione i cani ospiti della struttura.

Al centro della serata il racconto di Laura Grassi, presidente de La Cuccia ODV, associazione che insieme ad Amore Animale gestisce il canile dal 2021. Un viaggio dentro una realtà pubblica dove il volontariato, le competenze professionali e la collaborazione con le istituzioni si intrecciano ogni giorno per garantire ai cani una vita dignitosa e, quando possibile, una nuova famiglia.

La trasmissione si è aperta dal canile comunale di Lucinico, struttura di proprietà del Comune di Gorizia, nata nel 2015. A presentare il luogo è stata Laura Grassi, che ha spiegato come il canile accolga cani provenienti da diversi comuni della provincia di Gorizia.

Qui arrivano soprattutto animali trovati vaganti sul territorio. Nella maggior parte dei casi, ha spiegato Grassi, i cani riescono a tornare a casa. Esiste però una piccola percentuale di animali che rimane in struttura: sono i cosiddetti cani ricusati, cioè quelli a cui i proprietari rinunciano.

La puntata ha messo in luce un tema delicato e sempre attuale: molte adozioni vengono ancora affrontate con troppa superficialità. Spesso ci si lascia guidare dall’aspetto estetico del cane, senza valutare davvero le sue caratteristiche, la razza, le esigenze comportamentali e il tipo di gestione necessario.

Nel canile comunale di Gorizia il numero degli ospiti è variabile. La struttura può arrivare a ospitare fino a 34 cani, corrispondenti al totale dei box disponibili, mentre la presenza media si aggira spesso tra i 24 e i 34 animali.

Silvia Zanella ha posto l’accento su una domanda centrale: quali cani rischiano più facilmente di essere rinunciati dai proprietari? Laura Grassi ha spiegato che, con maggiore frequenza, arrivano cani appartenenti a razze molossoidi o comunque a tipologie che richiedono conoscenza, attenzione e una gestione responsabile.

Si tratta spesso di cani meravigliosi, ma finiti in mani sbagliate. Animali adottati senza consapevolezza, magari scelti per la loro fisicità o per l’immagine che trasmettono, ma poi riconsegnati quando emergono difficoltà di gestione.

A gestire i cani ospiti del canile sono due realtà del territorio: La Cuccia ODV e Amore Animale. Le associazioni si sono divise i compiti, ma lavorano in modo coordinato, attraverso un direttivo condiviso e una collaborazione continua.

Grassi ha spiegato che la gestione di una struttura come questa richiede una vera squadra. Non bastano buona volontà e amore per gli animali: servono competenze, organizzazione, percorsi mirati e un confronto costante tra figure diverse.

Alle spalle del lavoro quotidiano c’è un gruppo di persone che affronta problemi ormai diventati parte della normale gestione di un canile: cani con vissuti complessi, animali poco socializzati, soggetti da riabilitare, necessità sanitarie e comportamentali da seguire con attenzione.

Nel corso della puntata è emerso il ruolo fondamentale delle figure professionali che operano all’interno della struttura. Il percorso di molti cani richiede infatti il supporto di un direttore sanitario, di una veterinaria comportamentalista, di un’istruttrice cinofila, di un’educatrice e dei volontari.

Sono proprio i volontari, seguendo le indicazioni dei professionisti, a contribuire in modo decisivo alla quotidianità degli animali: passeggiate, momenti di relazione, attività negli spazi dedicati, osservazione e supporto al recupero.

L’obiettivo è duplice: da una parte preparare i cani, quando possibile, a una futura adozione; dall’altra garantire anche agli animali più complessi una vita dignitosa all’interno del canile.

Essendo una struttura comunale, il rapporto con il Comune di Gorizia è centrale. Laura Grassi ha sottolineato come la collaborazione con l’amministrazione sia nata fin dall’inizio in modo sinergico.

Il Comune, ha spiegato, è presente e ascolta le richieste avanzate dalle associazioni. Nella maggior parte dei casi, le esigenze della struttura vengono accolte, permettendo di migliorare il lavoro quotidiano e la qualità della vita degli animali ospiti.

Nel corso della puntata è arrivato anche un ringraziamento all’assessore Gatta, per la fiducia accordata alle associazioni in diverse situazioni. Silvia Zanella ha ricordato quanto sia importante il sostegno delle istituzioni per realtà come questa, dove il volontariato da solo non può bastare.

Uno dei momenti più significativi della puntata è stato dedicato a Ellis Boccolini, istruttrice cinofila inserita nella struttura grazie a un progetto pilota della Regione Friuli Venezia Giulia.

Il progetto prevede la presenza costante di un’istruttrice cinofila in canile per 20 ore settimanali, distribuite su quattro o cinque giorni. Una presenza fissa che consente di costruire percorsi seri, continuativi e personalizzati per i cani.

Boccolini ha spiegato che l’obiettivo più alto resta l’adozione. Ma quando questa non è immediatamente possibile, o quando il cane presenta difficoltà importanti, lo scopo diventa garantire il massimo benessere possibile e una vita degna di essere vissuta.

Ellis Boccolini lavora al canile di Lucinico da settembre 2025 e ha definito questa esperienza molto importante, pur nella sua complessità. Il lavoro con i cani in canile è faticoso, richiede pazienza e competenze, ma può dare risultati importanti.

La puntata ha evidenziato quanto sia necessario portare professionalità anche nelle strutture pubbliche. L’inserimento stabile di figure come istruttori ed educatori permette infatti di non limitarsi alla custodia degli animali, ma di lavorare davvero sul loro recupero.

Il progetto ha durata biennale e rappresenta una sperimentazione di grande interesse, anche perché esperienze di questo tipo non sono ancora diffuse in modo capillare a livello nazionale.

Durante la puntata, le telecamere hanno seguito anche alcuni momenti di vita quotidiana nel canile. È stato mostrato, ad esempio, Morgan mentre usciva in passeggiata con una volontaria.

Le passeggiate rappresentano un momento importante per i cani ospiti, non solo per il movimento fisico, ma anche per il contatto con il mondo esterno, la gestione degli stimoli, il rapporto con le persone e il mantenimento di una routine equilibrata.

I volontari che accompagnano i cani sono formati per gestirli in sicurezza. Ogni animale ha caratteristiche diverse e necessita di attenzioni specifiche, soprattutto quando arriva da esperienze difficili o presenta fragilità comportamentali.

La puntata ha poi dato spazio alla dottoressa Laura Zoratti, veterinaria comportamentalista che collabora con il canile. Il suo compito consiste nell’osservare i cani al loro arrivo, tracciando un profilo caratteriale e comportamentale.

La valutazione serve a individuare i punti di forza dell’animale e gli eventuali aspetti più problematici, sui quali poi costruire un percorso di lavoro. Non esiste un metodo uguale per tutti: ogni cane ha una storia, una sensibilità, una razza, un vissuto e bisogni differenti.

Zoratti ha spiegato che alcuni cani arrivano da situazioni di deprivazione o isolamento. In questi casi, è fondamentale rispettare i tempi dell’animale, non invaderlo e comunicare in modo corretto, permettendogli gradualmente di ritrovare fiducia nelle persone.

Nel corso dell’intervista, Silvia Zanella ha chiesto alla dottoressa cosa succede concretamente quando arriva in canile un cane coinvolto in un episodio di aggressione o sottoposto a sequestro.

La prima fase è sempre di ambientamento. Il cane viene lasciato per una o due settimane a conoscere la struttura, i ritmi del canile, gli orari dei pasti, la presenza degli operatori e le nuove routine.

Solo dopo questa fase si procede con un primo approccio molto graduale. Si osservano le risposte dell’animale, la sua comunicazione, la sua disponibilità al contatto, la capacità di accettare guinzaglio, pettorina, manipolazione e presenza umana.

Zoratti ha sottolineato un concetto fondamentale: il cane deve poter recuperare la fiducia rispettando i propri tempi. Alcuni animali non si lasciano toccare perché hanno subito manipolazioni scorrette, carezze invadenti, abbracci eccessivi o contatti non richiesti.

Un cane che dorme e viene svegliato all’improvviso per essere accarezzato, ad esempio, può sviluppare diffidenza o reazioni di difesa. Per questo, in canile la manipolazione viene introdotta con gradualità, quando il cane ha imparato a fidarsi della persona che ha davanti.

Il percorso può iniziare con brevi tocchi, con la presenza calma dell’operatore, con l’attesa che sia il cane ad avvicinarsi. L’obiettivo è costruire una relazione, non imporla.

La dottoressa ha citato anche il caso di Poldo, un cane molto pauroso che ha una propria area di sgambamento. Nel suo caso, il percorso riabilitativo consiste anche semplicemente nel sedersi nello spazio con lui e lasciare che sia Poldo ad avvicinarsi.

È un esempio concreto di quanto il recupero non sia fatto solo di esercizi o comandi, ma di ascolto, presenza e pazienza. Il cane deve sentire di poter scegliere, di non essere forzato, di potersi fidare.

Da questa fiducia nasce poi la possibilità di costruire un percorso più ampio verso la socializzazione, la gestione degli stimoli e, quando possibile, l’adozione.

Durante la puntata è stato presentato anche Atlas, un giovane mix Amstaff-Pitbull appartenente alla categoria dei terrier di tipo bull, cani spesso accompagnati da una reputazione ambivalente, tra fascino e pregiudizio.

Atlas è arrivato in canile da cucciolone. Era molto vivace, possente e privo di alcune competenze di base, anche perché proveniva da una situazione in cui non era mai uscito di casa e non aveva ricevuto cure materne adeguate.

Con il lavoro degli operatori, dei volontari e dei professionisti, Atlas è migliorato. Ha imparato a gestire meglio il contatto, la presenza delle persone e le situazioni nuove. Resta un cane esuberante, con caratteristiche proprie della sua tipologia, ma oggi è considerato pronto per un’adozione consapevole.

La dottoressa Zoratti ha spiegato che cani come Atlas cercano molto il contatto umano e possono costruire relazioni molto intense con le persone. Tuttavia, hanno bisogno di una figura di riferimento equilibrata, capace di guidarli e rassicurarli.

Non si tratta di cani da lasciare a se stessi. La loro storia selettiva e genetica porta con sé caratteristiche che non possono essere ignorate. Alcuni soggetti, ad esempio, possono avere difficoltà nella convivenza con altri cani, anche se con le persone riescono a stabilire rapporti positivi.

Per questo l’adozione deve essere preparata con attenzione. Chi desidera adottare un cane come Atlas deve venire più volte in canile, conoscerlo, passare tempo con lui, portarlo in passeggiata con l’aiuto dell’istruttrice o di volontari formati.

La puntata ha ribadito un punto centrale: il tempo dedicato alla conoscenza del cane prima dell’adozione non è tempo perso, ma tempo guadagnato.

Quando un cane arriva nella nuova casa avendo già costruito un riferimento con la persona adottante, si sente più sicuro e tutelato. Questo riduce il rischio di rientri in canile e rende più stabile l’inserimento.

La scelta non può basarsi solo su “quel cane mi piace”. Serve un percorso, soprattutto quando l’animale ha una storia complessa o appartiene a una tipologia che richiede competenza nella gestione.

Nel canile comunale di Gorizia sono presenti aree di sgambamento dove i cani possono muoversi, annusare, rotolarsi nell’erba e trascorrere momenti di libertà controllata.

Alcuni cani vi entrano da soli, altri insieme agli operatori o ai professionisti, soprattutto quando devono essere osservati o quando si lavora su specifici aspetti comportamentali.

Le prime interazioni con eventuali famiglie adottanti avvengono spesso proprio in questi spazi. Il cane viene lasciato libero di conoscere le persone, senza essere invaso. Non va toccato subito, non va forzato: si aspettano i suoi tempi, si lascia che annusi, osservi e decida come avvicinarsi.

Un altro protagonista della puntata è stato Spot, un cagnolino di piccola taglia, simpatico e in cerca di famiglia. La sua storia ha permesso di affrontare un tema importante: non bisogna confondere la taglia ridotta con la facilità di gestione.

Spot è un cane piccolo, ma non ama essere toccato dagli estranei. Quando è arrivato in canile era molto agitato, difficilmente gestibile e non si lasciava manipolare. Con il tempo ha imparato a calmarsi, ad accettare guinzaglio e pettorina e a fidarsi delle persone che conosce.

Questo non significa che non possa essere adottato. Significa, però, che ha bisogno di una famiglia consapevole, capace di rispettare i suoi limiti e di non trattarlo come un cane da prendere in braccio o accarezzare senza attenzione.

Attraverso la storia di Spot, la dottoressa Zoratti ha spiegato una regola fondamentale di rispetto verso gli animali: quando si incontra un cane, anche al guinzaglio, non bisogna dare per scontato di poterlo accarezzare.

Per un cane, l’avvicinamento improvviso di uno sconosciuto può essere invasivo. La dottoressa ha paragonato questo comportamento a una persona estranea che, invece di salutare con una stretta di mano, si avvicinasse di colpo per abbracciare.

I cani annusano per raccogliere informazioni, ma questo non autorizza il contatto fisico. La mano, eventualmente, va proposta dal basso, ferma, lasciando che sia il cane ad annusare. Ma non bisogna poi cercare automaticamente di toccarlo.

La puntata ha quindi offerto anche un piccolo insegnamento pratico per chiunque incontri un cane. Esiste una sorta di galateo sociale anche nel rapporto tra persone e animali.

Rispetto, distanza, ascolto del linguaggio corporeo e attenzione alla sensibilità del cane sono elementi fondamentali. Alcuni animali possono avere paura, altri possono non gradire il contatto, altri ancora possono aver avuto esperienze negative.

La conoscenza deve precedere la manipolazione. Accarezzare un cane non è un diritto automatico, ma qualcosa che deve nascere da una relazione e dal consenso dell’animale.

Nel corso della puntata, Silvia Zanella ha più volte sottolineato il grande lavoro svolto dai volontari. La famiglia resta naturalmente l’ambiente ideale per un cane, ma quando questo non è possibile, il ruolo di chi opera in canile diventa fondamentale.

Portare i cani in passeggiata, garantire momenti nelle aree di sgambamento, collaborare con comportamentalisti e istruttori, seguire le indicazioni dei professionisti e dedicare tempo alla relazione sono attività preziose.

Il canile di Lucinico è stato raccontato come una realtà in cui gli animali non vengono soltanto ospitati, ma seguiti con attenzione, professionalità e rispetto.

La puntata si è conclusa ricordando che tutte le informazioni sugli orari di visita e sulle modalità per conoscere i cani ospiti sono disponibili sul sito del canile di Gorizia e sulle pagine social, sia Facebook sia Instagram.

Silvia Zanella ha ringraziato Laura Grassi, presidente de La Cuccia ODV, la dottoressa Laura Zoratti, veterinaria comportamentalista, l’istruttrice Ellis Boccolini, l’educatrice Dora Zollet e il piccolo Spot, con l’augurio che possa presto trovare una famiglia adatta a lui.

La puntata di Nordest a 4 zampe del 5 maggio, andata in onda su Nordest24 alle 20.30, ha raccontato il canile comunale di Gorizia come un luogo di cura, responsabilità e seconde possibilità. Una struttura dove ogni cane ha una storia, ogni percorso richiede tempo e ogni adozione deve nascere dalla consapevolezza.

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