Nucleare e Krško, Patto per l’Autonomia chiede alla Regione di chiarire la linea

I consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia-Civica FVG chiedono alla maggioranza di dire se è cambiata la posizione sul raddoppio.

25 giugno 2026 21:27
Nucleare e Krško, Patto per l’Autonomia chiede alla Regione di chiarire la linea -
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UDINE - Il dibattito sul nucleare torna al centro della politica regionale e riporta in primo piano la posizione del Friuli Venezia Giulia sul futuro della centrale di Krško. Giulia Massolino e Massimo Moretuzzo, consiglieri del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, chiedono alla maggioranza di centrodestra di chiarire se intenda confermare o meno la contrarietà al raddoppio dell’impianto, già espressa dal Consiglio regionale nella scorsa legislatura con una mozione approvata all’unanimità.

Per i due esponenti dell’opposizione, le recenti prese di posizione emerse nel confronto pubblico sul nucleare pongono due questioni precise: il rispetto delle scelte democratiche dei cittadini e la correttezza delle informazioni scientifiche diffuse sul tema, in particolare sul profilo della sicurezza dell’area di Krško.

La richiesta politica alla Regione

Massolino e Moretuzzo sostengono che, se la maggioranza ha cambiato orientamento rispetto alla linea votata in passato dal Consiglio regionale, debba dirlo apertamente e aprire un confronto pubblico. Il riferimento è alla mozione che impegnava la Giunta Fedriga a formalizzare la contrarietà all’espansione della centrale slovena e a chiedere l’avvio di una procedura di VIA transfrontaliera.

Sul tema della centrale di Krško il gruppo consiliare contesta anche alcune dichiarazioni comparse nei giorni scorsi nel dibattito politico ed economico. In particolare giudica grave l’idea che i cittadini non debbano potersi esprimere sul nucleare e respinge l’affermazione secondo cui i referendum sul tema sarebbero stati una “disgrazia”.

I rilievi su costi, tempi e sicurezza

Nel merito energetico, i consiglieri ritengono che il nucleare venga presentato come una soluzione rapida ed economica, mentre i principali progetti europei mostrerebbero il contrario. Tra gli esempi citati ci sono il terzo reattore di Flamville, in Francia, avviato nel 2007 e concluso nel 2024 con un costo indicato in oltre 23 miliardi di euro rispetto ai 3,3 inizialmente stimati, e Hinkley Point nel Regno Unito, previsto inizialmente per il 2025 con un costo di 18 miliardi e ora indicato non operativo prima del 2030, con costi superiori a 35 miliardi.

A questi elementi si aggiunge, secondo Massolino e Moretuzzo, il tema dell’approvvigionamento idrico necessario al funzionamento degli impianti. Viene richiamato il caso di una centrale francese fermata per almeno una settimana a causa delle temperature troppo elevate dell’acqua del fiume, una criticità che, nella loro lettura, potrebbe diventare più frequente con le ondate di calore legate ai cambiamenti climatici.

Il nodo del rischio sismico

Uno dei punti più contestati riguarda il rischio sismico nell’area slovena. I due consiglieri definiscono «scientificamente inaccettabile» sostenere che quel rischio non esista. Ricordano infatti che l’area di Krško è classificata come sismicamente attiva e che proprio questo aspetto è stato al centro di valutazioni tecniche e discussioni per decenni.

Secondo il Patto per l’Autonomia, la tecnologia può ridurre i rischi ma non cancellare i fenomeni naturali. Per questo, negare il dato geologico significherebbe, nella loro posizione, disconoscere gli studi disponibili e indebolire una corretta comunicazione del rischio verso i cittadini.

Il tema resta al centro anche del confronto politico regionale sulla linea della Regione sul raddoppio, che gli stessi consiglieri chiedono ora di chiarire senza ambiguità.

Le alternative indicate dal Patto per l’Autonomia

Massolino sostiene che la questione centrale sia un’altra: mentre il nucleare viene proposto come promessa per il futuro, verrebbero trascurate soluzioni considerate già disponibili e attivabili in tempi più brevi. Tra queste cita efficienza energetica, sistemi di accumulo, reti intelligenti, comunità energetiche e fonti rinnovabili.

Per i due consiglieri, la Regione dovrebbe concentrarsi su misure capaci di ridurre le bollette e aumentare l’autonomia energetica del territorio nel presente, invece di puntare su tecnologie che, a loro avviso, richiederebbero tempi lunghi, forti investimenti pubblici e lascerebbero aperte questioni come la gestione delle scorie radioattive e i costi finali per famiglie e imprese.

Nel ragionamento rientrano anche gli SMR, i piccoli reattori modulari spesso citati nel confronto sul nuovo nucleare. Secondo Massolino e Moretuzzo, allo stato attuale si tratta di prototipi e non di soluzioni immediate; inoltre osservano che, pur essendo più piccoli di un reattore tradizionale, restano impianti di dimensioni rilevanti e con problematiche legate alla produzione di materiale radioattivo.

Moretuzzo richiama infine l’impegno assunto dal Consiglio regionale nella passata legislatura e chiede che venga rispettato: la mozione approvata all’unanimità impegnava infatti la Giunta a esprimere contrarietà all’espansione dell’impianto per le criticità tecniche e di sicurezza e a richiedere una VIA transfrontaliera.

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