Osservatorio sulla Comunicazione Musicale Italiana, al via il tavolo operativo con i media
L’iniziativa coinvolge giornalisti, caporedattori, speaker, direttori artistici, blogger, uffici stampa, label e management per capire
L’Osservatorio sulla Comunicazione Musicale Italiana apre una nuova fase di lavoro con una prima rilevazione operativa e con l’attivazione di un tavolo di confronto periodico con i media. Il passaggio nasce per capire dove si inceppi il rapporto tra comunicazione e informazione e per raccogliere il punto di vista di chi ogni giorno riceve comunicati, pitch, materiali stampa e richieste di pubblicazione.
La rilevazione punta a individuare che cosa renda una proposta davvero leggibile, pertinente e lavorabile per una redazione, una radio o uno spazio editoriale e che cosa, al contrario, contribuisca alla saturazione delle inbox, alla perdita di tempo e alla crescente difficoltà di distinguere ciò che può diventare notizia da ciò che arriva ai media senza una reale messa a fuoco. Per questo è stato predisposto un form dedicato, pensato per raccogliere riscontri concreti su materiali, pertinenza, notiziabilità, preparazione degli artisti e passaggi che precedono l’invio. Il questionario richiede pochi minuti ed è rivolto a giornalisti, caporedattori, speaker, direttori artistici, blogger e operatori del comparto, oltre che a uffici stampa, label e management.
Dopo quattro mesi di analisi, l’Osservatorio ritiene che fermarsi alla sola diagnosi rappresenterebbe il rischio maggiore. In questo periodo sono stati osservati la saturazione delle inbox, la perdita progressiva della gerarchia della notizia, l’improvvisazione diffusa, l’indebolimento della soglia critica e la difficoltà sempre più evidente nel distinguere tra ciò che è pronto per essere comunicato e ciò che non dispone ancora degli elementi necessari per sostenere una comunicazione credibile.
Le criticità individuate attraversano l’intera filiera: comunicati inviati senza pertinenza, pitch generici, materiali incompleti, narrazioni sovradimensionate, artisti esposti prima di avere strumenti adeguati e redazioni chiamate a orientarsi dentro una quantità crescente di proposte lontane dal proprio perimetro editoriale. Secondo l’Osservatorio, un’ulteriore ricognizione sulle sole criticità del comparto rischierebbe di diventare ridondante e priva di reale risvolto operativo. Da qui la scelta di spostarsi alla radice del problema, intercettando i flussi dove la catena si interrompe: prima del comunicato standardizzato, prima del click che intasa la posta, prima che una proposta arrivi sulla scrivania di chi dovrà valutarla.
In questi mesi, lo spazio dell’Osservatorio è diventato anche un tavolo permanente di raccolta, dove opinioni, riscontri, sfoghi e prospettive diverse hanno iniziato a comporre una fotografia più nitida del processo comunicativo. Da una parte è emerso il sovraccarico delle redazioni, costrette a verificare e spesso scartare materiali indistinti; dall’altra l’affanno e la responsabilità di uffici stampa e professionisti della comunicazione, schiacciati tra la pressione delle uscite, le aspettative di artisti impreparati al settore e la fragilità strutturale di molte proposte accettate a scatola chiusa. Una stratificazione di riscontri che, nell’impostazione dell’Osservatorio, deve diventare la base per proporre soluzioni pratiche.
Da qui l’avvio del tavolo di confronto periodico con i media, definito non come un panel da programma festivaliero, né come un incontro di rappresentanza o un salotto di circostanza, ma come un tavolo di lavoro con giornalisti, caporedattori, speaker, direttori artistici, blogger e operatori del comparto chiamati a indicare cosa renda una proposta leggibile e cosa, invece, porti una segnalazione a essere archiviata dopo pochi secondi.
Il nodo, secondo l’Osservatorio, è ormai chiaro: una parte consistente della saturazione non dipende soltanto dalla quantità di brani immessi sul mercato, ma dalla distanza tra ciò che viene proposto e ciò che una redazione può realmente prendere in considerazione. Il tavolo dovrà servire a portare fuori dalle conversazioni private la realtà quotidiana di pitch senza destinatario, cartelle stampa disordinate e richieste di attenzione prive di un motivo editoriale effettivo.
Il form predisposto non nasce per raccogliere opinioni generiche, ma per mappare concretamente quattro passaggi decisivi che precedono la promozione: la catena decisionale dell’invio, la completezza reale dei materiali, i criteri con cui si valuta la pertinenza di un destinatario e la preparazione dell’artista davanti ai media. L’obiettivo non è chiedere al settore un parere astratto, ma capire dove una valutazione preliminare esista già e dove, invece, si passi direttamente dalla data di pubblicazione all’invio automatico, massivo e indistinto, scaricando sui giornalisti il compito di trovare un senso che a monte non è stato chiarito.
Nei numeri precedenti l’Osservatorio aveva ipotizzato anche strumenti come una scheda preliminare di comunicabilità in stile SWOT, ma viene precisato che una griglia non risolve nulla se compilata in modo meccanico. Se uno strumento nascerà, dovrà essere l’esito diretto dei riscontri raccolti in questa mappatura, con una funzione precisa: non distribuire giudizi o patenti di merito, ma evitare automatismi e decodificare che cosa abbia senso comunicare, quando, a chi e perché.
In questo passaggio il lavoro dell’Osservatorio incontra InformArtisti™, progetto che fa parte di ACCA®, Agenzia di Crescita e Collocamento Artistico. Se l’Osservatorio serve a leggere le complessità strutturali del comparto, InformArtisti™ interviene prima che quelle mancanze diventino prassi e raggiungano le redazioni, con un lavoro orientato a informazione e formazione e con l’obiettivo di ridurre il più possibile la zona grigia in cui l’impreparazione dell’artista si traduce, secondo il testo, in due danni speculari per il mercato.
Da una parte viene indicata la dispersione di tempo per uffici stampa, management e discografiche, che scelgono di non ignorare il problema e si ritrovano a sostenere un lavoro di alfabetizzazione definito estenuante e non di loro competenza, per spiegare i passaggi elementari della filiera. Dall’altra viene richiamata l’urgenza etica di togliere terreno fertile a figure opache e truffaldine, pronte a fare leva su quel vuoto di conoscenza per vendere promesse irrealistiche, servizi ambigui e percorsi privi di reale consistenza.
Il testo insiste anche sul ruolo della preparazione dell’artista all’interno del sistema. Un artista impreparato, viene osservato, non rallenta solo sé stesso ma blocca l’efficienza di tutti: chiede spazio nel momento sbagliato, interpreta male i riscontri, confonde la visibilità con il percorso e pretende che gli operatori colmino lacune formative che esulano dal loro ruolo professionale. Al contrario, un artista consapevole viene indicato come la condizione necessaria perché tutti possano lavorare meglio.
I dati che emergeranno dal tavolo con i media e dalla rilevazione dovranno tradursi in strumenti pratici: griglie di pertinenza, tracce per materiali stampa più solidi, percorsi di orientamento e protocolli di preparazione. I contributi raccolti, con una rilevazione aperta a uffici stampa, giornalisti, label, management e a tutti gli operatori del settore, confluiranno in una sintesi pubblica dell’Osservatorio per individuare ricorrenze e possibili direttrici di lavoro.
La linea indicata è quella di spostare il discorso dalle opinioni alle pratiche, considerato l’unico modo per smettere di trattare la saturazione come un destino inevitabile. Per contribuire alla prima rilevazione operativa dell’Osservatorio e orientare i prossimi passaggi del tavolo con i media è possibile compilare il form dedicato, pensato per tracciare una linea di demarcazione tra improvvisazione e professionismo.