Superbonus, lavori mai fatti: nei guai 2 imprenditori edili, frode da 550mila euro
Bonus edilizi, presunta frode da 550mila euro tra Padova e Abano Terme: denunciati due imprenditori e quattro professionisti.
PADOVA – A far partire gli accertamenti sono stati i proprietari degli appartamenti, che si sono rivolti alla Procura dopo aver affidato i lavori di efficientamento energetico del loro condominio a un’impresa edile. Da quella denuncia è nata un’indagine della Guardia di Finanza di Padova su una presunta frode da 550mila euro di agevolazioni fiscali, legata a interventi mai realizzati oppure eseguiti soltanto in parte.
Le Fiamme Gialle hanno denunciato due imprenditori edili e quattro professionisti, tre dei quali padovani. Le verifiche riguardano lavori presso tre condomini tra Padova e Abano Terme, per i quali erano stati utilizzati il Superbonus 110%, il bonus facciate 90% e il bonus ristrutturazioni 50%.
Nei giorni scorsi agli indagati è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, disposto dalla Procura della Repubblica di Padova.
La denuncia dei condomini e i lavori con lo sconto in fattura
L’inchiesta ha preso avvio dalla segnalazione presentata dai condòmini di uno dei tre complessi immobiliari interessati. Per gli interventi di efficientamento energetico si erano affidati a una società edile trevigiana, ricorrendo alle agevolazioni fiscali richiamate dal Decreto Rilancio attraverso il meccanismo dello sconto in fattura.
La denuncia ha portato l’autorità giudiziaria a delegare gli approfondimenti ai finanzieri della Sezione Operativa del Gruppo Padova. Il loro compito è stato ricostruire i rapporti tra la società appaltatrice, proveniente dal territorio di Treviso, e i tre condomini coinvolti.
Gli accertamenti hanno quindi confrontato quanto documentato ai fini fiscali con gli interventi effettivamente svolti negli edifici.
Documenti all’Agenzia delle Entrate per opere mai eseguite o parziali
Secondo la ricostruzione investigativa, l’impresa avrebbe presentato all’Agenzia delle Entrate documentazione contenente informazioni non veritiere sulla tipologia e sulle modalità di esecuzione dei lavori.
Le attestazioni avrebbero riguardato sia opere mai realizzate sia interventi completati soltanto parzialmente, consentendo di ottenere benefici fiscali ritenuti non spettanti per un valore complessivo di 550mila euro.
Nella predisposizione della documentazione, secondo gli investigatori, la società avrebbe ricevuto il contributo di quattro figure professionali: il proprio commercialista, un architetto, un ingegnere e un ragioniere che svolgeva l’attività di amministratore di condomini.
Ai sei indagati vengono contestati, a vario titolo e in concorso, i reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsa asseverazione. Le singole responsabilità dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento.
Ai due imprenditori contestato anche l’autoriciclaggio
Un ulteriore capitolo dell’indagine riguarda la destinazione di una parte dei crediti d’imposta ritenuti falsi.
Ai due imprenditori edili viene contestato anche il reato di autoriciclaggio: secondo l’accusa, avrebbero trasferito in altre attività economiche crediti per 120mila euro, con modalità dirette a ostacolare l’identificazione della loro presunta provenienza illecita.
Questa somma riguarda dunque una parte dei crediti oggetto degli accertamenti e il loro successivo impiego.
Notificata la conclusione delle indagini preliminari
Al termine dell’attività svolta dalla Guardia di Finanza, la Procura di Padova ha esaminato il quadro indiziario raccolto e disposto la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, eseguita nei giorni scorsi.
Il procedimento si trova pertanto nella fase successiva alla chiusura degli accertamenti preliminari. Gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Le informazioni sull’operazione sono state diffuse per la rilevanza pubblica dei fatti, nel rispetto del diritto di cronaca e dei diritti delle persone indagate e dei terzi coinvolti.
La tutela dei fondi pubblici e delle imprese regolari
L’attività si inserisce nel contrasto alle frodi sulle agevolazioni fiscali. Nel comunicato, magistratura e Guardia di Finanza richiamano le conseguenze dell’indebito ottenimento dei crediti: danni alle casse dello Stato, alterazione della concorrenza e sottrazione di risorse destinate a sostenere famiglie e imprese.
Il tema è stato al centro anche di altre vicende, distinte dall’inchiesta padovana, raccontate da Nordest24: dall’indagine sui bonus edilizi con sequestri per oltre 1,8 milioni di euro in Friuli agli accertamenti sul bonus facciate con sequestri per 4,65 milioni in Veneto.
La finalità dei controlli è verificare che i benefici corrispondano a interventi realmente eseguiti e spettino a chi ne possiede i requisiti, tutelando anche gli operatori economici che lavorano nel rispetto delle regole.