Pay transparency, a Padova aziende ancora in rodaggio e senior più forti sulla RAL
Tappa padovana del tour di inJob: a tre mesi dalla norma resta il divario tra imprese strutturate e piccole aziende.
PADOVA - A tre mesi dall’entrata in vigore della normativa sulla trasparenza retributiva, nel Padovano le aziende si muovono ancora a velocità diverse: le realtà più strutturate hanno iniziato ad adeguare soprattutto gli annunci di lavoro, mentre le PMI faticano ancora a orientarsi tra obblighi, procedure e possibili sanzioni. Sul fronte dei candidati, invece, il cambiamento si vede già, in particolare tra i profili senior, che arrivano ai colloqui con richieste più precise sulla RAL desiderata.
È il quadro emerso oggi al Career Center inJob di Padova, in via Giacinto Longhin 107/109, durante la terza tappa del Pay Transparency in Tour, il roadshow con cui la recruitment company inJob sta portando nelle sedi italiane un confronto diretto tra aziende, professionisti HR e lavoratori sui nuovi obblighi introdotti dal decreto che recepisce la direttiva Ue.
Secondo i consulenti inJob e Mynameis che seguono il territorio, nelle prime settimane dopo l’entrata in vigore della norma molte imprese clienti hanno mostrato una conoscenza ancora limitata della materia. In diversi casi sono stati gli stessi consulenti a introdurre il tema nei colloqui con le aziende, che pongono spesso una domanda pratica: quali sanzioni rischia chi non si adegua.
Cosa stanno facendo le aziende padovane
Nel quadro locale, l’aggiornamento degli annunci con l’indicazione della fascia retributiva è il passaggio su cui le imprese più organizzate si sono mosse più rapidamente. Più complessa, invece, la risposta delle realtà piccole, che devono ancora familiarizzare con gli adempimenti e con la gestione del colloquio secondo le nuove regole.
A livello nazionale, il sondaggio realizzato da inJob tra le aziende clienti mostra una consapevolezza ancora parziale. Se il 75% degli intervistati sa che la fascia salariale deve comparire negli annunci, solo il 10% conosce l’obbligo di giustificare un divario retributivo superiore al 5%. Resta marcato anche il divario di genere nella conoscenza delle regole: il divieto di chiedere lo stipendio attuale durante un colloquio è noto all’83% degli uomini, ma solo al 45% delle donne.
Secondo l’indagine, anche le aspettative sugli effetti nei luoghi di lavoro restano prudenti: il 45% ritiene che il clima aziendale migliorerà un po’, ma con tempi lunghi. Tra le donne prevalgono però timori maggiori su possibili peggioramenti del clima, netti o parziali, indicati dal 63% contro il 17% degli uomini, e su tensioni o rivalità tra colleghi, segnalate dal 64% contro il 17%.
I candidati senior arrivano più preparati
Se tra le aziende la transizione procede in modo disomogeneo, tra i candidati della provincia il cambiamento è già più evidente. Nei primi tre mesi di applicazione della norma la consapevolezza resta contenuta nella generalità delle persone, ma cresce tra gli impiegati e nei profili medio-alti.
È soprattutto sui candidati senior che i consulenti registrano una preparazione più solida. Questo si traduce in domande più esplicite sulla retribuzione attesa e, secondo inJob, in un primo aumento del potere negoziale nelle trattative di ricerca e selezione.
Giovanna Palmerini, Operation Manager Mynameis, segnala che proprio sui profili più esperti la conoscenza dei nuovi diritti è già concreta e incide direttamente sulla negoziazione economica con le aziende. Un effetto che, secondo i consulenti, non è più teorico ma misurabile nei colloqui.
Gender pay gap e nodi ancora aperti
Un focus specifico dell’osservatorio ha riguardato il gender pay gap. Per il 42% degli intervistati la causa principale del divario è la scarsa trasparenza salariale, ma il 63% ritiene che la sola normativa non basti ad azzerarlo e che serva un cambiamento culturale più ampio.
Tra i punti più delicati per le imprese non c’è solo l’adeguamento formale degli annunci. Dal confronto con i consulenti emerge infatti che una parte importante della fase di assestamento riguarda il modo in cui approcciare i candidati durante il colloquio, aspetto sul quale le aziende chiedono un supporto sempre più diretto.
La presenza di inJob a Padova
Nel territorio padovano il gruppo è presente con 2 filiali, inJob e Mynameis, per un totale di 18 dipendenti. Nel corso del 2025 la filiale inJob di Padova ha registrato in media 150 somministrati attivi ogni settimana, in rapporto con oltre 50 aziende clienti attive tra somministrazione e permanent.