Palmanova, la stella che "imprigiona" i suoi abitanti: il segreto scomodo della fortezza viva

A Palmanova, la forma perfetta della fortezza veneziana modella ancora oggi la vita di 5.300 friulani: perché le nove punte isolano dal mondo e dal boom economico?

25 gennaio 2026 06:00
Palmanova, la stella che "imprigiona" i suoi abitanti: il segreto scomodo della fortezza viva - Foto: Mj6s/Wikipedia
Foto: Mj6s/Wikipedia
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La scelta di un vuoto piano: non solo difesa, ma imposizione

Camminando tra i bastioni di Palmanova, quel piano friulano che sembra infinito ti colpisce per la sua nudità. Qui non c'è un colle naturale, né un fiume a dettare il ritmo: Venezia scelse questo nulla nel 1593 proprio per piegare la terra al volere dell'uomo. Gli ingegneri della Serenissima, capitanati da Giulio Savorgnan, posero la prima pietra il 7 ottobre, giorno di Santa Giustina e del ricordo di Lepanto, per inviare un messaggio chiaro agli Ottomani e agli Asburgi: la pianura non è un limite, ma un foglio bianco su cui tracciare la stella a nove punte. Perché qui? Perché al centro esatto tra Aquileia, Udine e Cividale, dove ogni scorribanda turca o austriaca poteva essere intercettata, trasformando un territorio vulnerabile in un avamposto inattaccabile. Senza questa imposizione geometrica, il Friuli basso sarebbe rimasto un crocevia di razzie, ma ancor di più: capirlo spiega perché Palmanova non sia un capriccio rinascimentale, bensì il primo esperimento di urbanistica totale, dove l'uomo non si adatta al paesaggio, lo riscrive.

Tre cerchie che non cingono solo nemici

Le mura non raccontano solo battaglie mai vinte – Palmanova resistette ad assedi napoleonici e al '48 senza cadere militarmente – ma imprigionano un'idea di ordine che sopravvive. La prima cerchia, completata nel 1623, scavò fossati profondi dieci metri, accumulando terra per bastioni che sembravano montagne artificiali; la seconda veneziana e quella napoleonica aggiunsero strati, rendendola un labirinto sotterraneo di gallerie e contromine. Ma per un abitante locale, la domanda vera è: e ora che i cannoni turchi sono polvere, a cosa servono questi giri viziosi? Le strade radiali convergono su Piazza Grande senza scorciatoie: provate a immaginare di andare dal panificio al lavoro senza passare dal centro, è impossibile. Questa rigidezza, pensata per convogliare assalitori in kill-zone, isola ancora oggi: il pendolarismo verso Udine o Trieste è quotidiano, perché dentro le mura non c'è spazio per capannoni o espansioni. Capirlo serve a un friulano che si chiede se vendere casa: la fortezza eleva il valore immobiliare del 20-30% rispetto alla media regionale, ma soffoca crescita demografica ferma da decenni.

L'eco militare che svanisce: caserme vuote, identità in bilico

Fino agli anni '90, Palmanova pulsava di uniformi: caserme come la Piave ospitavano migliaia, famiglie, servizi – un'economia di retrovia che riempiva le osterie. Con la fine della Guerra Fredda, il demanio ha ceduto terreni al Comune: bastioni un tempo segreti ora accolgono festival come "Palma alle Armi" o mercati di stampe antiche nelle polveriere napoleoniche. Però un palmanovese over 50 si chiede: chi riempie i negozi vuoti in via Garibaldi? La popolazione invecchia – media 48 anni, con più vedove che giovani coppie – e i 5.300 residenti dipendono dal turismo UNESCO (dal 2025 candidato serio) e da eventi estivi. Senza la fortezza, sarebbe un paese qualunque sul confine; con essa, lotta per riconvertire: gallerie in percorsi VR, bastioni in parchi per droni. Questo chiarisce perché conti ancora: non è reliquia, ma leva per un Friuli che reinventa la frontiera come attrazione, rispondendo alla domanda pratica: "Come vivo qui senza industria?".

La stella vista dal basso: memoria quotidiana, non cartolina

Dalle porte monumentali – Udine, Aquileia, Cividale – entri e senti il peso: la perfezione stellare, visibile solo dall'alto, nasconde crepe umane al livello del suolo. Un locale sa che il Duomo in Piazza Grande, unico permesso da Venezia, simboleggia tolleranza religiosa selettiva; che il teatro Modena è un refuso neoclassico in un nido barocco. Ma raramente si racconta quanto il paesaggio circostante – i Magredi lunari del Tagliamento – rifletta questa imposizione: Palmanova spezzò il flusso naturale, creando un'isola artificiale che ora, con il clima che asciuga i fossati, richiede manutenzione da 2 milioni annui pubblici. Per chi attraversa il Friuli, capirlo significa vedere oltre la foto satellitare: è lo spazio di memoria di un'identità friulana schiacciata tra Veneto e Slovenia, dove la fortezza non divide solo nemici, ma unisce generazioni contro l'oblio. Se svanisse, perderebbe il Nord-Est la sua ultima città ideale?

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