Parità di genere, la critica delle consigliere sul linguaggio

Pellegrino e Celotti contestano la definizione di «sloganismo» e richiamano tutele economiche e riconoscimento formale.

26 ottobre 2026 17:19
Parità di genere, la critica delle consigliere sul linguaggio -
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Trieste, 26 ottobre - "Durante l'incontro che si è svolto questa mattina a Udine sui temi dell'equità salariale e delle pari opportunità attraverso la certificazione di genere, è stata rappresentata una realtà industriale che opera nel settore della meccatronica, da sempre fonte di occupazione maschile, ma oggi in una positiva controtendenza". Così, in una nota congiunta, le consigliere regionali Serena Pellegrino (Avs) e Manuela Celotti (Pd), intervenute oggi a Udine, nella Torre di Santa Maria, sede di Confindustria Udine, all'incontro "Tre anni di impegno, tante storie da raccontare", organizzato da Officine Fvg in occasione della ricertificazione della parità di genere.

La critica alla maggioranza regionale

"Nonostante il contesto fosse molto favorevole per fare un passo avanti condiviso - affermano Pellegrino e Celotti -, la Maggioranza regionale ha perso l'occasione di dimostrare che l'ottenimento delle pari opportunità non può tradursi solo nel raggiungimento di obiettivi quantitativi".

Il confronto sul linguaggio di genere

"Mentre il dibattito si concentrava su soluzioni concrete per colmare il divario di genere nel mondo del lavoro, l'unica nota stonata e profondamente sgradevole della giornata è arrivata proprio dalla rappresentante della Giunta. L'assessora regionale a Lavoro e Formazione, Alessia Rosolen, ha infatti liquidato il dibattito sul linguaggio di genere definendolo come mero 'sloganismo'. Rispettiamo - sottolineano le due consigliere di Opposizione - la sua volontà personale di qualificarsi con l'accezione maschile, ma non accettiamo che si liquidi l'evoluzione del linguaggio e il riconoscimento istituzionale delle donne come semplice superficiale dibattito semantico".

"Riteniamo che sia un atto retrogrado che svilisce anni di battaglie culturali. Le parole che usiamo definiscono la realtà in cui viviamo. Rifiutarsi di adeguare il linguaggio - rimarcano le due esponenti di Centrosinistra - significa voler rendere invisibili le donne proprio nei luoghi del potere e del lavoro. Un segnale pessimo se lanciato all'interno di un contesto che avrebbe dovuto unire e non dividere su posizioni ideologiche superate".

Tutele economiche e riconoscimento formale

Secondo le consigliere regionali di Avs e Pd "la parità di genere non può essere frammentata. Le tutele economiche e contrattuali devono camminare di pari passo con il rispetto e il riconoscimento formale. Ridurre i diritti linguistici a una distrazione burocratica, oppure a uno slogan, non fa che rallentare quel cambio di paradigma di cui il tessuto produttivo e sociale del Friuli Venezia Giulia ha urgente bisogno".

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