Pellegrino contro la riconversione bellica: no alle armi nelle fabbriche del Fvg

La consigliera Avs interviene dopo il presidio di Pordenone: dalla crisi e dagli esuberi non può nascere una filiera armiera.

30 luglio 2026 12:09
Pellegrino contro la riconversione bellica: no alle armi nelle fabbriche del Fvg -
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TRIESTE - La crisi industriale che attraversa il Friuli Venezia Giulia, tra annunci di esuberi e timori per il futuro di diversi siti produttivi, non deve aprire la strada alla riconversione delle fabbriche civili in produzioni belliche. È la posizione espressa dalla consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, intervenuta dopo il sit-in promosso a Pordenone contro l’ipotesi di trasformare parte dell’industria civile in industria delle armi.

Secondo Pellegrino, la situazione che interessa il sistema manifatturiero regionale, da Trieste a Pordenone, è già abbastanza grave da richiedere risposte industriali e occupazionali, senza usare la crisi come giustificazione per una “militarizzazione” del tessuto produttivo.

Il nodo della riconversione industriale

Nel mirino della consigliera c’è l’ipotesi, definita “inaccettabile”, di convertire produzioni oggi legate al comparto civile ed elettrodomestico in attività collegate all’industria bellica. Pellegrino cita in particolare il caso del gruppo Electrolux, indicando come allarmante la prospettiva di far diventare stabilimenti nati per il manifatturiero civile parte di una filiera armiera.

Per la rappresentante di Avs, la crisi del settore non può essere liquidata come un semplice effetto collaterale. Al contrario, servono scelte industriali che difendano occupazione e produzioni senza cambiare la natura delle fabbriche.

Il riferimento a Pordenone e al ruolo del territorio

Nella presa di posizione entra anche il tema dell’identità del territorio. Pellegrino contesta infatti l’idea che Pordenone possa ambire a essere Capitale italiana della Cultura 2027 e, nello stesso tempo, candidarsi a diventare un polo di riconversione bellica.

La consigliera richiama inoltre l’articolo 11 della Costituzione, sostenendo che un cambio di rotta verso la produzione di armi sarebbe incompatibile con quella cornice di principi.

La presenza militare già esistente in regione

Nel suo intervento, Pellegrino allarga poi il ragionamento alla presenza militare già attiva in Friuli Venezia Giulia. La consigliera cita Leonardo e la base di Aviano, osservando che il territorio regionale convive già con realtà strategiche legate alla difesa e con le preoccupazioni connesse alla possibile presenza di testate nucleari.

Da qui la richiesta politica di fermare qualsiasi ulteriore spinta verso una riconversione produttiva in chiave militare. Secondo Pellegrino, anche le controversie internazionali più profonde non possono trovare soluzione nell’uso delle armi, che hanno sempre un bersaglio finale rappresentato da vite umane.

La dichiarazione arriva all’indomani del presidio organizzato a Pordenone proprio per contestare l’ipotesi di trasformare la crisi industriale in un’occasione per spostare produzioni civili verso il comparto bellico.

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