Pensione a 64 anni per tutti: cosa prevede la proposta e perché l'assegno potrebbe ridursi
L'ipotesi allargherebbe l'uscita anticipata ai lavoratori del sistema misto, ma con ricalcolo contributivo. Non è una norma approvata.
Consentire la pensione anticipata a 64 anni anche ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996. È l'ipotesi tornata al centro del confronto politico in vista della prossima legge di Bilancio. La precisazione fondamentale è una: si tratta di una proposta, non di una misura approvata, e oggi non è possibile presentare una domanda sulla base di questa ipotesi.
Il progetto punterebbe ad ampliare la pensione anticipata contributiva, attualmente riservata in via ordinaria a chi si trova interamente nel sistema contributivo. L'allargamento ai lavoratori con una carriera nel sistema misto avverrebbe in cambio del ricalcolo dell'intero assegno con il metodo contributivo.
Cosa vale oggi
La disciplina vigente prevede la pensione anticipata contributiva a 64 anni per chi ha il primo accredito dal 1996, con almeno 20 anni di contribuzione effettiva e il raggiungimento di una soglia minima dell'assegno. La Camera dei deputati riepiloga che il requisito dei 64 anni e dei 20 anni di contributi riguarda questa specifica categoria e resta soggetto alle condizioni previste dalla legge.
Per chi ha contributi precedenti al 1996 valgono regole diverse. Nel 2026 restano inoltre l'anticipata ordinaria, con 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, e l'Ape Sociale per le categorie ammesse. L'INPS ha illustrato le misure effettivamente vigenti per l'anno.
Come funzionerebbe l'allargamento
La proposta attribuita alla Lega e illustrata dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon estenderebbe l'accesso a 64 anni anche a chi ha contributi nel sistema misto. Il lavoratore dovrebbe però accettare che tutta la pensione venga calcolata con il metodo contributivo.
Il passaggio non è neutro. Il sistema contributivo lega l'importo ai versamenti accumulati e al coefficiente di trasformazione applicato all'età di uscita. Anticipare il pensionamento significa usare un coefficiente meno favorevole e rinunciare ad altri anni di contribuzione. Per chi conserva oggi una quota calcolata con il metodo retributivo, il ricalcolo integrale può ridurre ulteriormente l'assegno.
Il possibile ruolo del Tfr
Un altro punto discusso riguarda il trattamento di fine rapporto. L'ipotesi prevede che una parte del Tfr o della previdenza complementare possa contribuire a raggiungere l'importo minimo richiesto per l'uscita anticipata. È un meccanismo che andrebbe definito con attenzione: usare il Tfr per sostenere la pensione mensile significa destinare a quel fine risorse che altrimenti sarebbero disponibili alla fine del rapporto di lavoro.
Dal luglio 2026 sono entrate in vigore novità separate sulla previdenza complementare e sul conferimento del Tfr. Il Ministero del Lavoro le ha descritte, ma non vanno confuse con la proposta di pensione a 64 anni per tutti.
Quanto potrebbe diminuire l'assegno
Non esiste una percentuale valida per tutti. La riduzione dipende dalla storia contributiva, dagli anni lavorati prima e dopo il 1996, dalla retribuzione e dall'età effettiva di uscita. Simulazioni sindacali rilanciate nel dibattito pubblico indicano, per alcuni profili, una perdita nell'ordine del 10 per cento, ma non sono un preventivo individuale e non possono essere applicate automaticamente a ogni lavoratore.
Chi volesse valutare una futura misura dovrebbe confrontare almeno tre scenari: uscita a 64 anni con ricalcolo contributivo, permanenza fino alla pensione di vecchiaia e accesso all'anticipata ordinaria. Solo una simulazione sulla posizione assicurativa personale può mostrare la differenza reale.
Chi potrebbe essere interessato
La platea potenziale comprende lavoratori con contributi anteriori al 1996 che non possono usare l'attuale pensione anticipata contributiva. Potrebbe essere più interessante per chi ha una carriera lunga e continua e un montante sufficiente a superare la soglia minima. Potrebbe invece risultare meno favorevole per chi ha periodi scoperti, retribuzioni basse o una quota retributiva significativa da perdere con il ricalcolo.
Anche il requisito contributivo definitivo deve essere confermato: finché non esiste un testo approvato, numeri, soglie e modalità possono cambiare.
Cosa deve fare oggi chi ha 64 anni
Non serve presentare domande basate sulla proposta. È utile invece controllare l'estratto conto contributivo, segnalare eventuali periodi mancanti e usare i servizi ufficiali INPS per una simulazione. Patronati e consulenti possono aiutare a leggere la posizione individuale, ma devono distinguere le regole vigenti dalle ipotesi politiche.
La discussione entrerà nel vivo con la costruzione della legge di Bilancio. Solo un testo normativo approvato potrà stabilire platea, decorrenza, calcolo e ruolo del Tfr. Fino ad allora, il titolo corretto resta “proposta”: parlare di pensione a 64 anni già disponibile sarebbe fuorviante.