Polemica a Palermo per spari a salve davanti ai bambini a scuola

La preside si assume la responsabilità Lucia Sorce, dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo statale 'Rita Borsellino' di Palermo, è al centro di polemiche dopo la simulazione dell'arresto di...

15 novembre 2024 20:48
Polemica a Palermo per spari a salve davanti ai bambini a scuola -
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La preside si assume la responsabilità

Lucia Sorce, dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo statale 'Rita Borsellino' di Palermo, è al centro di polemiche dopo la simulazione dell'arresto di un malvivente da parte della Polizia municipale con tanto di spari a salve. Sorce si dichiara pienamente responsabile dell'accaduto e si scusa con docenti e genitori. Ammette un "errore umano" e una "leggerezza inaccettabile", sottolineando che l'iniziativa non è stata proposta in cattiva fede, ma è stata scorretta e incoerente.

La simulazione contestata

La simulazione dell'arresto con unità cinofila è avvenuta durante una lezione di educazione stradale per bambini dai 3 ai 7 anni. Dopo aver parlato di sicurezza stradale e difesa dai cani randagi, è stata proposta la simulazione dell'arresto di un ladro. La preside ritiene che l'idea sia stata accolta con superficialità sia dalle insegnanti che dagli agenti, e che non abbia nulla a che fare con l'educazione stradale. L'episodio ha sollevato polemiche e domande sulla pertinenza dell'iniziativa.

La reazione della preside

La preside non era presente durante la simulazione e ha scoperto gli eventi solo successivamente. Ammette di aver sottovalutato la situazione e critica la mancanza di senso critico da parte di tutti i presenti. Ha inviato un comunicato interno per riflettere sull'accaduto e chiedere umilmente scusa a genitori e personale scolastico. Sottolinea l'importanza di interrogarsi e coltivare il senso critico, soprattutto quando si tratta di educare bambini.

La critica alla Polizia municipale

La preside ha anche criticato la Polizia municipale per aver proposto la simulazione in modo non concordato e per l'uso di un linguaggio militare in un contesto educativo. Sottolinea che gli educatori non possono permettersi errori e devono avere l'umiltà di chiedere scusa quando sbagliano. La comunità educante sta riflettendo sull'accaduto per evitare che episodi simili possano danneggiare la fiducia tra scuola e famiglie.

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