Pordenone, a Casa Zanussi si inaugura “Un Atlante di Mnemosyne”
Mercoledì 28 ottobre alle 14.30 l’opera collettiva di circa 40 studenti del Galvani, con ingresso libero.
PORDENONE - Una stanza completamente foderata di carta bianca, pronta a farsi pelle, diario e labirinto della memoria. Un collettivo di giovani menti che unisce le forze per avventurarsi in una emozionante “tracciatura” dell’esperienza umana, nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. È l’impresa artistica di circa 40 giovani delle classi seconde e quinte del Liceo Artistico Galvani di Cordenons: sono loro i veri protagonisti di "Un Atlante di Mnemosyne", l'opera corale e partecipata che verrà svelata ufficialmente al pubblico mercoledì 28 ottobre, ore 14.30, nella Sala Pizzinato di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone. L’ingresso è liberamente aperto alla città. Nato da un'idea condivisa fra l’artista visiva, muralista e illustratrice Rosmunda - al secolo, Maria Bressan - ex allieva dello stesso istituto, e il Presidente del Centro Iniziative Culturali Pordenone Fulvio Dell'Agnese, il progetto si configura come un vero e proprio " flusso di coscienza" visivo.
In un'epoca dominata dagli algoritmi e dalla generazione artificiale delle immagini, l'iniziativa lancia una sfida culturale e antropologica: rivendicare la prerogativa insostituibile dell'essere umano di osservare, vibrare e trasmettere emozioni. E raccontare per immagini questo flusso di coscienza. Il motore concettuale dell'intera operazione affonda le sue radici nella straordinaria eredità intellettuale di Aby Warburg (1 866–1929), uno dei più rivoluzionari storici dell'arte e critici della cultura del Novecento. Warburg è celebre per aver scardinato le letture tradizionali e cronologiche della storia dell'arte, dedicando la sua intera vita allo studio del Nachleben – la "sopravvivenza delle immagini" e dell'antico nel contemporaneo. Secondo Warburg, i simboli, le posture del corpo e le espressioni visive dell'antichità non muoiono mai, ma restano latenti nella memoria collettiva dell'umanità - simboleggiata da Mnemosyne, la dea greca della memoria - pronti a riemergere nei secoli successivi carichi di una nuova e travolgente energia emotiva.
Nel suo capolavoro incompiuto, l' Atlante di Mnemosyne, Warburg accostava su grandi pannelli neri fotografie di opere d'arte di epoche e culture diversissime, cercando i fili invisibili e le "formule del pathos" ( Pathosformeln ) capaci di esprimere le tensioni universali dell'esperienza umana, dalla paura al trionfo, dalla malinconia all'estasi.
Il progetto ispirato ad Aby Warburg
Il progetto guidato da Rosmunda traduce questa colossale ricerca teorica in un'esperienza ludica, libera e laboratoriale. Gli studenti del Liceo Galvani hanno letteralmente "foderato" le pareti della Sala Pizzinato con fogli di carta, trasformando lo spazio espositivo in una tabula rasa emotiva. Divisi per aree tematiche basate sulle posture e sulle forme di pathos individuate da Warburg, i giovani hanno dapprima cercato e affisso le riproduzioni di opere d'arte del passato capaci di dialogare con quelle specifiche emozioni. Successivamente, hanno interagito con lo spazio attraverso linguaggi informali e istintivi, come il disegno automatico e il collage. Il risultato è un'opera ambientale potente, dove la storia dell'arte si connette al presente senza filtri accademici. A sottolineare che l'energia visiva e l'esplorazione di sé attraverso i simboli analogici restano risposte umane fondamentali, impossibili da replicare da qualsiasi Intelligenza Artificiale.