Blitz della Guardia di finanza tra negozi e ristoranti: scoperti 32 lavoratori non in regola

Controlli della Guardia di finanza nel Pordenonese: scoperti 8 lavoratori in nero e 24 irregolari tra ristorazione e commercio.

06 marzo 2026 08:09
Blitz della Guardia di finanza tra negozi e ristoranti: scoperti 32 lavoratori non in regola -
Condividi

PORDENONE – Prosegue senza sosta l’azione di contrasto al lavoro sommerso nella provincia pordenonese, dove la Guardia di finanza mantiene alta l’attenzione su un fenomeno che incide non solo sulla regolarità del mercato, ma anche sui diritti dei lavoratori e sulla concorrenza tra imprese. Nei primi due mesi dell’anno, le Fiamme Gialle hanno intensificato i controlli soprattutto nei comparti della ristorazione e del commercio al dettaglio, due settori particolarmente esposti al rischio di impiego di manodopera non regolare.

L’obiettivo dell’attività ispettiva è chiaro: difendere il territorio da forme di illegalità economica che alterano il sistema produttivo e finiscono per penalizzare sia i dipendenti sia gli imprenditori che operano nel rispetto delle regole. Un impegno che si inserisce nel più ampio quadro delle verifiche sul tessuto economico locale, dove negli ultimi giorni l’attenzione delle forze dell’ordine e delle istituzioni si è concentrata anche su altre vicende di forte impatto sul territorio, come il caso dell’omicidio di Mario Ruoso e le iniziative pubbliche legate a legalità e sensibilizzazione tra gli studenti.

I numeri emersi dai controlli

Nel corso delle verifiche eseguite dai Reparti dipendenti dal Comando Provinciale di Pordenone, sono stati individuati 8 lavoratori in nero e 24 dipendenti irregolari. Si tratta di persone impiegate in assenza delle corrette garanzie previste dalla normativa, quindi senza le necessarie tutele sul piano retributivo, previdenziale e assistenziale.

Il dato complessivo mette in evidenza una situazione che resta sotto stretta osservazione. Da un lato ci sono lavoratori totalmente sconosciuti agli enti preposti; dall’altro emergono posizioni non pienamente regolarizzate, che espongono comunque i dipendenti a condizioni di fragilità sotto il profilo contrattuale e contributivo. In casi come questi, il danno non riguarda soltanto il singolo lavoratore, ma si riflette anche sull’intero sistema economico, generando concorrenza sleale e distorsioni nei costi di gestione delle attività.

Imprese sanzionate e richieste di sospensione

Gli accertamenti hanno coinvolto otto operatori economici, risultati responsabili di aver impiegato personale senza regolare assunzione. Nei loro confronti i finanzieri hanno contestato la Maxisanzione, il provvedimento previsto per i casi di utilizzo di lavoratori non dichiarati.

Non solo. Per cinque imprese, inoltre, è stata avanzata alla Direzione dell’Ispettorato territoriale del Lavoro la proposta di sospensione dell’attività imprenditoriale. La richiesta è scattata in quanto il personale senza contratto superava la soglia del 10% rispetto ai dipendenti regolarmente assunti, limite oltre il quale la normativa consente di attivare una misura particolarmente severa.

Si tratta di un passaggio rilevante, perché la sospensione rappresenta uno strumento concreto di pressione nei confronti di chi sceglie di operare fuori dalle regole, alterando il mercato e comprimendo i diritti fondamentali di chi lavora. Un tema che si intreccia con il più ampio dibattito sulla sicurezza e sulla qualità del lavoro, particolarmente sentito in Friuli Occidentale anche alla luce di altri episodi recenti, come gli infortuni nei luoghi di lavoro in Friuli.

Stipendi non tracciabili e ritenute non versate

L’attività di polizia economico-finanziaria non si è fermata alla sola posizione dei dipendenti. Le verifiche hanno infatti consentito di far emergere anche ulteriori irregolarità da parte dei responsabili delle aziende controllate.

In alcuni casi, è stato accertato l’omesso versamento delle ritenute fiscali relative alle retribuzioni effettivamente corrisposte ai lavoratori, per un importo superiore a 10 mila euro. In altre situazioni, invece, gli emolumenti sarebbero stati pagati con strumenti non tracciabili, in violazione delle disposizioni previste dalla legge.

Anche questo aspetto assume un peso importante. La tracciabilità dei pagamenti, infatti, non è un semplice adempimento formale, ma uno dei cardini attraverso cui si garantiscono trasparenza, ricostruibilità dei flussi economici e tutela del lavoratore. L’uso di mezzi non consentiti rende più difficile controllare l’effettiva entità delle somme corrisposte e apre spazi a ulteriori anomalie sul piano fiscale e contributivo.

Un fenomeno che danneggia lavoratori e imprese sane

Il quadro emerso dai controlli conferma quanto il lavoro irregolare continui a rappresentare una criticità concreta. Chi lavora senza contratto o in condizioni non pienamente regolari si trova privo di coperture adeguate, più esposto sotto il profilo assicurativo e meno tutelato anche in caso di malattia, infortunio o cessazione del rapporto di lavoro.

Parallelamente, le aziende che rispettano le regole finiscono per subire una competizione distorta da parte di chi riduce artificialmente i costi, aggirando obblighi fiscali, previdenziali e contrattuali. È proprio per questo che il contrasto al sommerso assume una doppia valenza: da una parte tutela i diritti dei lavoratori, dall’altra difende la leale competizione tra imprese.

Nel Pordenonese, del resto, il tema della legalità economica si inserisce in un contesto territoriale particolarmente dinamico, nel quale convivono attività produttive, commercio, iniziative culturali e grandi progetti di rilancio urbano, come quello che guarda a Pordenone Capitale italiana della Cultura.

Il presidio della Guardia di finanza sul territorio

L’operazione condotta nelle prime settimane dell’anno conferma il costante impegno della Guardia di finanza nel presidio del territorio provinciale. L’azione del Corpo punta a contrastare non solo l’evasione fiscale collegata al lavoro sommerso, ma anche tutte quelle pratiche che compromettono la correttezza del mercato e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

L’attività ispettiva, infatti, ha una funzione che va oltre la mera sanzione: serve a far emergere situazioni nascoste, a ripristinare condizioni di legalità e a lanciare un messaggio chiaro a chi pensa di poter ridurre i costi aziendali scaricando il peso dell’irregolarità sui dipendenti.

Il bilancio dei controlli nei settori della ristorazione e del commercio al dettaglio evidenzia dunque una presenza operativa costante e mirata. Una linea che punta a salvaguardare il tessuto economico locale, a garantire il rispetto dei diritti giuslavoristici e previdenziali e a rafforzare la sicurezza complessiva del mondo del lavoro nella provincia di Pordenone.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail