Porto di Trieste, la Regione punta sulla rete con Slovenia e Alto Adriatico

Al convegno sui tre porti dell’Alto Adriatico l’assessore Amirante indica nella cooperazione transfrontaliera una leva per garantire

A cura di Web Team Web Team
25 giugno 2026 21:07
Porto di Trieste, la Regione punta sulla rete con Slovenia e Alto Adriatico -
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TRIESTE - L’interruzione ferroviaria tra Udine e Tarvisio riporta al centro un nodo concreto per il porto di Trieste: avere collegamenti alternativi in grado di mantenere continui i flussi merci anche durante cantieri o stop sulla rete. Per la Regione, in questo passaggio il supporto della Slovenia può diventare determinante e rappresenta un esempio pratico di come la cooperazione transfrontaliera possa incidere sul sistema logistico del Friuli Venezia Giulia.

Il tema è stato affrontato oggi, 25 giugno 2026, a Trieste dall’assessore regionale alle Infrastrutture Cristina Amirante, intervenuta al convegno “Tre porti, tre normative: Trieste, Capodistria e Fiume tra concorrenza, cooperazione e sviluppo comune”, organizzato da Adriaports e dall’Università di Trieste.

Secondo Amirante, la gestione dell’attuale stop ferroviario sulla tratta Udine-Tarvisio dimostra la validità di un approccio condiviso con i territori confinanti. In questo quadro, la possibilità di utilizzare tracce alternative con il sostegno sloveno viene indicata come un elemento utile a tutelare l’operatività dello scalo triestino, senza tradurre la cooperazione in un vantaggio per un solo soggetto ma in un’opportunità per l’intero territorio.

Il nodo delle reti alternative per il porto

Il ragionamento della Regione parte da un’esigenza operativa: le reti che servono i porti devono poter reggere picchi di traffico, interruzioni e cantieri, garantendo comunque la continuità dei collegamenti necessari all’attività degli scali.

Per l’assessore, l’efficienza del sistema non dipende soltanto dalla volontà politica, ma anche dalla capacità di costruire una ridondanza infrastrutturale. In altre parole, servono reti capaci di assorbire criticità temporanee senza bloccare la catena logistica. Da qui l’idea che, in attesa di nuove opere che richiedono tempi lunghi e finanziamenti elevati, la strada più immediata sia mettere a sistema le infrastrutture già esistenti tra regioni e Paesi diversi.

Trieste, Capodistria e Fiume nella strategia dell’Alto Adriatico

L’incontro triestino si inserisce, ha spiegato Amirante, in un passaggio ritenuto cruciale in questa legislatura e in continuità con i temi emersi a dicembre durante gli Stati Generali della logistica del Nord Est.

In quel confronto era emerso il ruolo dell’India-Middle East-Europe Economic Corridor, indicato dall’assessore come la “strategia delle strategie” per il futuro del sistema portuale e logistico dell’area. In questa visione, il porto di Trieste viene letto non come realtà isolata, ma come parte di un sistema più ampio che comprende anche gli scali di Capodistria e Fiume.

Porto di Trieste, la Regione punta sulla rete con Slovenia e Alto Adriatico
Porto di Trieste, la Regione punta sulla rete con Slovenia e Alto Adriatico

L’obiettivo indicato dalla Regione è quindi una lettura integrata dell’Alto Adriatico, nella quale i porti italiani possano dialogare con quelli sloveni e croati all’interno di una prospettiva comune di sviluppo e di tenuta dei traffici.

Le regole diverse che rallentano i collegamenti

Accanto al tema infrastrutturale, Amirante ha richiamato il problema delle asimmetrie normative che ancora pesano sui collegamenti internazionali, pur all’interno della cornice europea.

L’esempio citato è quello del Brennero, dove il passaggio dei convogli ferroviari tra Italia e Austria richiede ancora l’applicazione di regole differenti. Tra i casi richiamati c’è quello del numero di macchinisti a bordo, indicato come segnale di quanto l’armonizzazione normativa resti un passaggio essenziale per trasformare la cooperazione in uno strumento realmente efficace.

Per la Regione, quindi, la competitività del sistema logistico non dipende solo da binari, porti e collegamenti, ma anche dalla capacità di ridurre differenze regolatorie che oggi complicano il traffico ferroviario tra Paesi confinanti.

Il nuovo Piano di governo del territorio

L’assessore ha infine collegato questa impostazione al nuovo Piano di governo del territorio su cui la Regione sta lavorando. Secondo quanto riferito, il documento dovrà fissare le “regole del gioco” attraverso uno strumento di pianificazione urbanistica di lungo periodo.

In quel quadro, il ruolo del porto di Trieste e dell’intero sistema logistico regionale viene confermato come centrale nelle priorità politiche del Friuli Venezia Giulia. La formalizzazione di questa linea strategica, ha spiegato Amirante, passerà proprio dal nuovo piano, nel quale la funzione dello scalo triestino resterà al vertice delle scelte regionali per il futuro.

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