Portogruaro, è ufficiale: "stop ai parti dal 1° novembre". Cittadini in piazza il 9 ottobre

Stop ai parti a Portogruaro dal 1° novembre. Ricorso al TAR in valutazione e sit-in il 9 ottobre: cosa cambia per le famiglie.

04 ottobre 2026 15:03
Portogruaro, è ufficiale: "stop ai parti dal 1° novembre". Cittadini in piazza il 9 ottobre -
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PORTOGRUARO – Per le famiglie del Portogruarese la scadenza ora ha una data precisa: dal 1° novembre 2026 non si effettueranno più parti nell’ospedale cittadino. La Regione Veneto procede con la riconversione del Punto nascita, mentre gli amministratori del territorio continuano a chiedere una nuova valutazione. Il sindaco Luigi Toffolo annuncia che è in esame un ricorso al TAR e conferma la partecipazione alla manifestazione del 9 ottobre, alle 10, davanti all’ospedale.

La decisione porta nella fase operativa una riorganizzazione contestata da mesi. Per le donne in gravidanza significa dover conoscere con chiarezza dove partorire e come verranno gestiti gli eventuali trasferimenti; per chi lavora nel reparto, capire quali attività resteranno a Portogruaro e quali saranno le nuove destinazioni professionali.

È su questi aspetti che Toffolo si era soffermato nel collegamento con Nordest24, intervistato da Patrick Ganzini, prima del nuovo decreto: «È una questione di sicurezza, ma anche di prossimità».

Il decreto fissa lo stop: entro il 31 ottobre va preparata la riconversione

Il decreto del 28 settembre, firmato dal direttore generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto, Giancarlo Ruscitti, e riportato da Il Gazzettino, dispone che «a decorrere dal 1 novembre 2026, sia sospeso l’espletamento dei parti presso il Punto Nascita di Portogruaro».

Il 31 ottobre diventa quindi il termine entro il quale l’Ulss 4 Veneto Orientale deve completare e verificare le condizioni organizzative, professionali, clinico-assistenziali, logistiche e comunicative necessarie alla riconversione. All’azienda sanitaria viene inoltre affidato il compito di informare professionisti, donne, famiglie e istituzioni coinvolte.

Il provvedimento attua la deliberazione regionale n. 453 del 28 maggio 2026, che ha disposto la riorganizzazione della rete dopo il parere negativo alla deroga del Comitato Percorso Nascita nazionale per Portogruaro, Adria, Valdagno e Castelfranco Veneto. La delibera collega l’intervento anche agli adempimenti richiesti al Veneto nell’ambito della verifica dei Livelli essenziali di assistenza.

Toffolo: «Stiamo valutando di fare ricorso al TAR»

Il sindaco ribadisce la contrarietà dell’amministrazione e degli altri Comuni del Mandamento alla cessazione dell’attività.

«Siamo contrari alla chiusura del Punto Nascite dell’ospedale di Portogruaro e, come sta accadendo da mesi, continueremo a mettere in atto ogni misura, e a ogni livello, affinché il reparto non cessi la propria attività», ha dichiarato Toffolo.

Sul possibile contenzioso, il primo cittadino precisa: «In relazione al Decreto Regionale del 28 settembre scorso, stiamo valutando di fare ricorso al Tar».

Si tratta dunque di un’iniziativa ancora in valutazione, secondo la formulazione utilizzata dal sindaco. Parallelamente, Toffolo ha annunciato la richiesta di un’audizione in Commissione regionale, mantenendo aperto il confronto istituzionale.

Nell’intervista a Nordest24 la richiesta di conoscere le motivazioni

Nel collegamento con Nordest24 sul futuro del Punto nascita, pubblicato il 23 settembre, Toffolo aveva spiegato che la battaglia degli amministratori non intende mettere in discussione la tutela di madri e neonati.

«Non vogliamo mettere a rischio le nostre mamme, ci mancherebbe altro», aveva affermato.

La richiesta era conoscere nel dettaglio gli elementi che avevano portato al giudizio negativo e verificare se eventuali carenze potessero essere superate attraverso interventi strutturali, organizzativi o tecnologici.

«Vogliamo sapere quali sono le ragioni», aveva detto il sindaco, annunciando anche l’intenzione di procedere con un accesso agli atti.

Il punto posto dal territorio riguarda quindi la possibilità di valutare gli interventi necessari a mantenere la funzione parto in sicurezza, prima della sua cessazione.

I 500 parti annui e il sistema delle deroghe

La soglia dei 500 parti all’anno è uno dei riferimenti centrali del confronto. Il quadro nazionale considera però anche requisiti organizzativi e assistenziali: disponibilità delle professionalità necessarie, dotazioni e capacità di gestire le emergenze.

Il Ministero della Salute ricorda che il decreto dell’11 novembre 2015 ha attribuito al Comitato Percorso Nascita nazionale il compito di esprimere un parere sulle richieste regionali di deroga per strutture con meno di 500 parti annui, sulla base di un protocollo che considera anche le condizioni orogeografiche difficili. La deroga richiede quindi una valutazione specifica, non deriva automaticamente dalla richiesta del territorio.

È all’interno di questo sistema che i sindaci chiedono un riesame: vogliono che il dato numerico venga valutato insieme all’accessibilità del servizio e alle caratteristiche dell’area servita.

Il reparto resta sotto soglia, ma i nati sono aumentati

Uno degli argomenti sostenuti dagli amministratori è l’andamento dell’attività a Portogruaro. Il dato richiamato sia dalla Regione sia dal Comune è un incremento di 87 nati tra il 2021 e il 2025, pur restando la struttura sotto la soglia dei 500 parti annui.

La crescita, da sola, non equivale al soddisfacimento degli standard richiesti. Per il territorio rappresenta però un elemento da considerare nella valutazione del futuro del servizio, soprattutto in una fase di generale riduzione della natalità.

Durante l’intervista Toffolo aveva espresso così l’obiettivo degli amministratori: «Noi non vogliamo fare la guerra a nessuno: vogliamo che i cittadini del Portogruarese e soprattutto le mamme possano far nascere qui i propri figli in sicurezza».

Gli undici sindaci chiedono un altro anno

La posizione di Portogruaro è condivisa dagli undici sindaci del Mandamento, che hanno scritto al presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e al ministro della Salute Orazio Schillaci.

La richiesta congiunta dei sindaci per mantenere operativo il Punto nascita prevede una proroga di ulteriori dodici mesi, il completamento del monitoraggio e una nuova valutazione sulla base di dati aggiornati.

Nell’intervista a Nordest24, Toffolo aveva ragionato anche su una finestra più ampia, fino a 12-24 mesi, per approfondire le criticità. La richiesta formale contenuta nella lettera resta quella di un anno.

I primi cittadini sottolineano inoltre le caratteristiche di un territorio esteso, a bassa densità abitativa e con località turistiche come Bibione e Caorle, alle quali si aggiunge la vicinanza al Friuli Venezia Giulia.

Le distanze e la possibile scelta degli ospedali del Friuli

Il confine regionale attraversa anche il dibattito sanitario. Secondo Toffolo, lo stop ai parti non porterebbe necessariamente tutte le future mamme a scegliere altri ospedali veneti: una parte potrebbe orientarsi verso le strutture del Pordenonese.

Il sindaco lega questa possibilità alla posizione geografica e ai rapporti di fiducia costruiti nel tempo con ginecologi e ostetriche. Si tratta di uno scenario prospettato dagli amministratori, non di una destinazione già assegnata alle pazienti.

Nell’intervista, Toffolo aveva richiamato soprattutto il tema dei trasferimenti, ipotizzando il caso di una donna che arrivasse a Portogruaro in travaglio e dovesse poi raggiungere un’altra struttura.

«Assicurare il trasporto non significa automaticamente assicurare la sicurezza del trasporto», aveva osservato.

Il riferimento a 30-45 minuti era una stima del sindaco, legata anche alle condizioni della viabilità. «Si può anche nascere in ambulanza – aveva aggiunto – ma è meglio nascere in un reparto piuttosto che in un’ambulanza».

Quali servizi sono previsti dopo lo stop ai parti

La riconversione riguarda la funzione parto. Il modello regionale prevede il mantenimento e lo sviluppo dell’assistenza nelle fasi di pre-gravidanza, gravidanza e post-partum, con presenza ostetrica territoriale, orientamento telefonico, counselling, sostegno all’allattamento, prevenzione ginecologica, riabilitazione del pavimento pelvico e accompagnamento alla genitorialità. Sono previsti anche collegamenti in telemedicina e sistemi di trasporto assistito materno e neonatale.

Lo stesso Toffolo aveva precisato a Nordest24: «Il percorso nascita rimane aperto».

Per le famiglie, il passaggio operativo dovrà rendere chiari servizi disponibili, strutture di riferimento e modalità di assistenza. Anche la comunicazione è infatti una delle condizioni che l’Ulss deve predisporre entro la scadenza.

Nel frattempo, altri settori dell’ospedale sono stati potenziati, con l’arrivo di un nuovo ecografo per la Pediatria e di una sala d’attesa protetta per i bambini al Pronto soccorso. Interventi che riguardano attività diverse dalla funzione parto oggetto della riconversione.

Il futuro di ostetriche, infermieri e personale di supporto

La transizione coinvolge anche i professionisti che hanno garantito il servizio. Già ad agosto Uil Fp, Fials e Nursing Up avevano chiesto chiarezza sulle destinazioni del personale, sulle attività da mantenere a Portogruaro e sull’organizzazione successiva alla chiusura.

Le organizzazioni avevano sollecitato un coinvolgimento tempestivo dei lavoratori e la presentazione del piano aziendale di ricollocazione.

Nordest24 aveva raccontato queste richieste nell’approfondimento sul futuro del personale del Punto nascita dopo il 31 ottobre. È un aspetto concreto della riorganizzazione: le funzioni previste dovranno essere accompagnate dalla definizione di équipe, attività e responsabilità.

Le critiche della minoranza e la manifestazione del 9 ottobre

Sul piano politico, i consiglieri di minoranza Sara Moretto, Cristian Camillo e Luigi Geronazzo contestano a Toffolo di non aver fatto riferimento al decreto durante l’incontro con i capigruppo del 30 settembre.

I consiglieri chiedono quali iniziative intendano assumere la Giunta e la maggioranza per ottenere la revoca del provvedimento. La critica riguarda quindi anche tempi e modalità con cui l’amministrazione ha gestito la comunicazione della decisione.

Il prossimo appuntamento pubblico è fissato per venerdì 9 ottobre alle 10, davanti all’ospedale di Portogruaro, con il sit-in promosso dal comitato “I fiocchi sopra le gru”, già attivo durante la precedente sospensione del servizio per carenza di medici.

Toffolo ha confermato che gli amministratori saranno presenti insieme alla cittadinanza. La mobilitazione arriva a poche settimane dal termine operativo fissato dalla Regione, mentre resta sul tavolo la richiesta degli undici sindaci: ottenere tempo e una nuova valutazione prima che a Portogruaro si smetta di partorire.

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