Punto nascita di Castelfranco, Nursing Up chiede chiarezza su servizi e personale

Il sindacato segnala 16 ostetriche da ricollocare e giudica tardiva l’informazione alle famiglie sulla riconversione.

A cura di Web Team Web Team
16 ottobre 2026 10:36
Punto nascita di Castelfranco, Nursing Up chiede chiarezza su servizi e personale -
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Castelfranco 16 ottobre - La chiusura con riconversione del punto nascita dell’ospedale San Giacomo di Castelfranco prevista il 31 ottobre apre una fase di cambiamento importante per il territorio, le future mamme e i professionisti che per anni hanno accompagnato le famiglie nel percorso della nascita. Nursing Up Treviso richiama l’attenzione su due aspetti fondamentali: garantire un’informazione tempestiva e comprensibile ai cittadini, sul fatto che a Castelfranco non si partorirà più (mentre verranno mantenuti i servizi pre e post nascita) e affrontare con attenzione la ricollocazione delle ostetriche coinvolte nella riorganizzazione.

Servizi dopo la riconversione a Castelfranco

«In una fase come questa è essenziale che le famiglie sappiano con chiarezza a chi rivolgersi durante la gravidanza, dove partorire e quali servizi resteranno disponibili a Castelfranco prima e dopo la nascita» sottolinea Annarita Secchi, referente provinciale Nursing Up Treviso «non basta annunciare una riconversione: occorre accompagnare concretamente le persone, evitando incertezze e disorientamento in un momento delicato come quello della gravidanza e della nascita di un figlio». La direzione dell’Ulss 2 ha illustrato un piano di riconversione post-chiusura che prevede una fase di pianificazione e preparazione, una transizione di sei mesi e un successivo consolidamento. Secondo quanto dichiarato dal direttore generale Giancarlo Bizzarri, l’assistenza alla genitorialità continuerà a Castelfranco per la parte precedente e successiva al parto, attraverso una maggiore integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali.

Nella fase iniziale, a Castelfranco è prevista la presenza di un’ostetrica di guardia h24 per sei mesi: con la chiusura del punto nascita non sarà più possibile partorire all’ospedale San Giacomo. Gli screening finora effettuati in ospedale saranno trasferiti sul territorio. Per Nursing Up, sarà quindi fondamentale tradurre questa organizzazione in indicazioni pratiche, accessibili e facilmente reperibili per l’utenza, chiarendo quali servizi resteranno disponibili e dove dovranno rivolgersi le future mamme.

Ricollocazione delle ostetriche e criticità a Treviso

Altro nodo centrale riguarda le professioniste che oggi lavorano nel punto nascita: sono 16 le ostetriche interessate dalla redistribuzione del personale. Nursing Up Treviso chiede all’Ulss di Marca che la riorganizzazione sia accompagnata da un confronto puntuale con le ostetriche per individuare le soluzioni più adeguate in relazione alle competenze, all’esperienza maturata e alle esigenze dei servizi. Aggiunge Secchi: «Chiediamo che siano ascoltate le professioniste e tenuti in considerazione i loro desiderata. Per la redistribuzione delle 16 ostetriche, sappiamo che sei professioniste sono state individuate per garantire le guardie al San Giacomo e una decina verrà ricollocata ai servizi territoriali e alle sedi in cui ce ne sia maggiore necessità. È importante considerare anche la sofferenza dell’ostetricia di Treviso, dove la carenza di ostetriche è particolarmente rilevante: una parte delle professioniste potrebbe essere assegnata al Ca’ Foncello per dare respiro alle colleghe che lavorano in condizioni di difficoltà».

Personale e assistenza dopo la chiusura

La riorganizzazione riguarda anche il personale infermieristico e gli operatori sociosanitari. I posti di ginecologia del San Giacomo resteranno ma verranno posizionati in area chirurgica. Nursing Up chiede che, per chi da anni lavora in ginecologia, siano previsti affiancamento e formazione in vista dell’eventuale ricollocazione in servizi come l’area vascolare o maxillofacciale dell’Ulss 2. Il sindacato solleva inoltre il tema dell’assistenza alle vittime di violenza sessuale, attualmente indirizzate dal pronto soccorso alle ostetriche per prelievi, accertamenti e tamponi previsti dai protocolli: occorre chiarire come sarà garantito il servizio dopo la riconversione e prevedere una formazione specifica per il personale coinvolto. Queste istanze saranno portate la prossima settimana al tavolo di trattativa con la direzione generale.

Informazione alle famiglie e richieste del sindacato

Nursing Up considera inoltre tardivo l’avvio dell’informazione all’utenza, partito a metà ottobre, a sole due settimane dalla chiusura/riconversione prevista per il 31 ottobre. Il tempo a disposizione è limitato per far arrivare in modo chiaro il messaggio a cittadine e cittadini e consentire alle famiglie di orientarsi nei nuovi percorsi assistenziali. Conclude Guerrino Silvestrini, referente regionale Nursing Up Veneto: «Le ostetriche sono professioniste con competenze specifiche, esperienza e un ruolo fondamentale nell’assistenza alla donna e al neonato. È necessario ascoltare le loro preferenze, valutare i desiderata individuali e cercare collocazioni che consentano di valorizzarne la professionalità, tenendo conto anche delle esigenze organizzative e della continuità assistenziale. La chiusura di un punto nascita non deve tradursi in una dispersione delle competenze, ma può essere gestita tutelando il personale e garantendo un impiego coerente con la formazione e le capacità delle professioniste».

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