Ricercata in tutta Italia, 29enne arrestata nel Pordenonese: tradita delle impronte
Ricercata su scala nazionale, 29enne arrestata a Prata grazie alle impronte digitali. Deve scontare oltre due anni di carcere.
PRATA DI PORDENONE – Era ricercata su tutto il territorio nazionale e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, in passato avrebbe utilizzato diverse generalità nel tentativo di sottrarsi ai controlli. La fuga di una cittadina nigeriana di 29 anni si è conclusa nella mattinata di lunedì 3 agosto 2026, quando i Carabinieri della Stazione di Prata di Pordenone l’hanno individuata e arrestata nell’abitazione di un conoscente.
La donna, indicata con le iniziali E.F.N., risultava formalmente residente a Roma, ma era di fatto irreperibile sul territorio nazionale. A permettere ai militari di accertarne senza dubbi l’identità sono state le impronte digitali, confrontate con quelle già presenti nelle banche dati delle forze dell’ordine.
L’arresto nell’abitazione di un conoscente
L’intervento dei Carabinieri è avvenuto in esecuzione di un provvedimento emesso nel giugno 2026 dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica di Roma. L’ordine di carcerazione riuniva due condanne definitive pronunciate nei confronti della 29enne per fatti commessi nella Capitale.
La donna si trovava nella casa di un conoscente quando è stata raggiunta dai militari. Le verifiche anagrafiche non sono state sufficienti, anche a causa dei diversi nomi che avrebbe utilizzato in passato. Il riscontro definitivo è arrivato attraverso i rilievi dattiloscopici, che hanno consentito di collegarla con certezza ai precedenti giudiziari.
Un episodio che si inserisce nella più ampia attività di controllo condotta dalle forze dell’ordine nel territorio, raccontata quotidianamente nella sezione dedicata alla cronaca del Friuli Venezia Giulia.
La prima condanna per resistenza e lesioni
Il primo procedimento risale al 2 luglio 2020, quando la 29enne era stata arrestata in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. In quella circostanza era stata sottoposta ai rilievi fotosegnaletici, successivamente utilizzati per confermare la sua identità.
Gli adempimenti successivi erano stati curati dalla Stazione dei Carabinieri di Roma Tor Vergata. Per quei fatti, il Tribunale ordinario di Roma aveva disposto una condanna a quattro mesi di reclusione, concedendo inizialmente il beneficio della sospensione condizionale della pena.
La situazione giudiziaria della donna, tuttavia, si sarebbe aggravata l’anno successivo, con una nuova vicenda legata al traffico di sostanze stupefacenti.
La condanna per droga e la detenzione a Rebibbia
Il secondo episodio contestato risale al 31 marzo 2021 e riguarda la detenzione illecita di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio. Al termine delle indagini, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Roma aveva condannato la donna a due anni e dieci mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 14mila euro.
Per questa vicenda la 29enne aveva già trascorso un periodo di custodia cautelare in carcere, dal 31 marzo al 15 dicembre 2021, nella sezione femminile della Casa circondariale di Rebibbia.
La successiva condanna per spaccio aveva comportato anche la revoca del beneficio concesso per il precedente episodio di resistenza e lesioni. Le due pene sono state quindi riunite e ricalcolate, tenendo conto del periodo di detenzione preventiva già scontato.
Oltre due anni di pena ancora da espiare
Dopo la rideterminazione complessiva, la pena residua è stata fissata in due anni, cinque mesi e quattordici giorni di reclusione, ai quali si aggiunge la sanzione economica da 14mila euro.
La difesa aveva presentato richiesta per ottenere misure alternative alla detenzione, ma il Tribunale di Sorveglianza di Roma, con ordinanza dell’11 marzo 2026, aveva respinto le istanze, disponendo che la condanna fosse eseguita in carcere.
Nel frattempo, però, la donna aveva lasciato Roma e aveva fatto perdere le proprie tracce. Il provvedimento era quindi rimasto pendente fino al rintraccio avvenuto nel Pordenonese.
Trasferita nel carcere femminile di Trieste
Conclusi gli accertamenti e le formalità previste, la 29enne è stata accompagnata nella Casa circondariale di Trieste, dove sconterà la pena nella sezione femminile.
L’identificazione attraverso le impronte ha chiuso un periodo di irreperibilità durato diversi mesi e ha permesso di dare esecuzione definitiva all’ordine emesso dalla Procura romana. Il caso richiama l’attenzione anche sull’importanza degli strumenti tecnici utilizzati dalle forze dell’ordine per riconoscere persone che tentano di sottrarsi ai controlli attraverso identità differenti.
Fact Check
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Fonte:
Verificato il: 04 agosto 2026