Roncade, in agricoltura il 95% del Tfr resta in azienda: focus su welfare e nuove regole

Al Castello di Roncade il convegno di Confagricoltura Treviso e Agrimpresa Veneto su Tfr, Agrifondo, buoni pasto e fringe benefit.

20 maggio 2026 19:17
Roncade, in agricoltura il 95% del Tfr resta in azienda: focus su welfare e nuove regole -
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RONCADE - Nel lavoro agricolo veneto il trattamento di fine rapporto continua in gran parte a rimanere nelle casse delle aziende, mentre strumenti come previdenza complementare e welfare aziendale restano ancora poco utilizzati. Da questo quadro ha preso le mosse il convegno “Il lavoro in agricoltura — Dalla Legge di Bilancio al campo: previdenza complementare e welfare come opportunità per l'impresa agricola”, organizzato oggi al Castello di Roncade da Confagricoltura Treviso e Agrimpresa Veneto.

Secondo i dati presentati da Agrimpresa Veneto, struttura che gestisce complessivamente 700 aziende, oltre 50.000 cedolini all’anno e 5.200 rapporti di lavoro nelle province di Treviso, Belluno e Venezia, il 95% del TFR dei lavoratori agricoli resta in azienda invece di essere destinato a fondi pensione. Nello stesso comparto, solo il 3% delle imprese ha introdotto i buoni pasto e appena il 3% dei dipendenti utilizza fringe benefit.

I numeri tra Treviso e Venezia

Il peso economico di queste scelte, secondo le stime di Confagricoltura, è rilevante: circa 6 milioni di euro l’anno nella sola provincia di Treviso e altri 2 milioni in quella di Venezia potrebbero essere destinati ai fondi di previdenza complementare. Risorse che oggi restano immobilizzate in azienda e che, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, possono trasformarsi in un problema di liquidità per le imprese.

Il convegno, progetto candidato al contributo della CCIAA di Treviso-Belluno, è stato costruito proprio attorno a questi temi. Dopo i saluti istituzionali del direttore di Confagricoltura Treviso e amministratore delegato di Agrimpresa Veneto Silvio Barbon, del presidente di Confagricoltura Venezia Stefano Tromboni e del presidente di Confagricoltura Veneto Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, i lavori si sono aperti con un approfondimento sulle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 e dal recente Decreto Lavoro.

Le novità normative dal 1° luglio 2026

L’attenzione si è concentrata in particolare sulle misure che entreranno in vigore dal 1° luglio 2026. A illustrare gli aspetti operativi per le aziende agricole sono state Tania Boatto, responsabile dell’ufficio paghe di Agrimpresa Veneto, e Marta Carrer, responsabile dell’ufficio paghe di Confagricoltura Treviso, con un’analisi delle ricadute concrete sulla gestione del lavoro.

Il tema si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l’organizzazione del personale e gli strumenti a disposizione delle imprese, anche sul versante della sanità e della gestione aziendale, come nel caso del primo corso OSS gestito dall’azienda dopo 16 anni.

TFR e previdenza complementare di settore

La prima parte dell’incontro è stata dedicata al nuovo assetto del TFR e alla previdenza complementare di settore. Sono intervenute Ilaria Daddi, responsabile dell’ufficio contributi di Fondazione Enpaia, e Giusy Scarpella, responsabile della previdenza complementare dello stesso ente, per fare il punto sull’obbligo di conferimento del TFR per il comparto impiegatizio agricolo e sulle modalità di adesione ad Agrifondo, il fondo pensione negoziale del settore.

Durante il confronto è stato evidenziato che l’adesione a un fondo di settore consente al lavoratore di beneficiare di una tassazione agevolata sul TFR maturato, della deducibilità fiscale sui versamenti e di contribuzioni aggiuntive a carico del datore di lavoro che altrimenti non sarebbero dovute. Per le aziende, invece, il conferimento rappresenta una modalità di gestione più trasparente e sostenibile di un obbligo che, con il TFR quasi interamente trattenuto internamente, può esporre a rischi di liquidità.

Welfare aziendale e strumenti ancora poco diffusi

La seconda parte del convegno ha riguardato il welfare aziendale. Flavio Polonio, Sales Account di Edenred Italia, ha illustrato il ruolo di buoni pasto e fringe benefit come strumenti utilizzabili anche dall’impresa agricola, grazie alle agevolazioni contributive e fiscali che li rendono vantaggiosi sia per il datore di lavoro sia per il dipendente.

A seguire, Andrea Manega, Sales Account di Edenred Italia, ha approfondito il tema del welfare aziendale come leva di benessere organizzativo e fidelizzazione, soffermandosi su soluzioni che oggi nel comparto risultano quasi assenti ma che possono incidere sulla gestione delle risorse umane e sulla competitività delle aziende.

Le dichiarazioni di Barbon

Nel corso dell’incontro, Silvio Barbon ha sottolineato come negli ultimi anni il lavoro agricolo sia cambiato profondamente e come le imprese si trovino a gestire una complessità normativa crescente insieme a una trasformazione culturale nel rapporto con i lavoratori e nella sostenibilità dell’organizzazione aziendale.

«Negli ultimi anni il lavoro agricolo è cambiato profondamente: le imprese si trovano oggi a gestire una crescente complessità normativa, ma anche una trasformazione culturale che riguarda il rapporto con i lavoratori e la sostenibilità stessa dell’organizzazione aziendale», ha dichiarato Barbon. «Strumenti come la previdenza complementare e il welfare aziendale non possono più essere considerati elementi accessori: rappresentano invece leve strategiche per rendere le imprese più solide, attrattive e capaci di programmare nel lungo periodo. I numeri che emergono dalla nostra attività dimostrano che nel settore agricolo esiste ancora un ampio margine di crescita su questi temi. Troppo spesso il TFR resta interamente all’interno dell’azienda, con il rischio di generare tensioni finanziarie future, mentre strumenti fiscalmente vantaggiosi come buoni pasto e fringe benefit rimangono sottoutilizzati. Con questo convegno abbiamo voluto offrire alle aziende non solo un aggiornamento normativo, ma soprattutto una maggiore consapevolezza delle opportunità oggi disponibili per migliorare la gestione del lavoro, rafforzare il rapporto con i dipendenti e aumentare la competitività del comparto».

Tra i dati richiamati durante la mattinata, Agrimpresa Veneto ha indicato che nelle province di Treviso, Belluno e Venezia gestisce 700 aziende, oltre 50.000 cedolini l’anno e 5.200 rapporti di lavoro.

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