Salario minimo, Confindustria Fvg apre: Bonafoni rilancia il confronto nazionale

Alla conferenza programmatica del Pd Fvg, Zamò si dice favorevole. La dirigente dem: “Serve dialogo fuori dalle stanze del partito”.

18 aprile 2026 23:58
Salario minimo, Confindustria Fvg apre: Bonafoni rilancia il confronto nazionale -
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UDINE — Un segnale di apertura sul salario minimo arriva dal mondo delle imprese del Friuli Venezia Giulia e viene accolto dal Partito democratico come occasione per allargare il confronto a livello nazionale. A margine della conferenza programmatica del Pd Fvg, la coordinatrice della segreteria nazionale dem Marta Bonafoni ha commentato le parole del presidente di Confindustria Fvg, Pierluigi Zamò, che poco prima aveva dichiarato di essere d’accordo sull’introduzione del salario minimo.

L’apertura di Confindustria e la lettura del Pd

Per Bonafoni, la disponibilità manifestata da Confindustria non è soltanto un fatto politico, ma un passaggio che richiama un nodo economico e sociale: l’aumento del potere d’acquisto e il miglioramento della qualità del lavoro — attraverso investimenti in formazione, tutele e diritti — possono tradursi in crescita per l’intero territorio. Secondo l’esponente dem, un clima di dialogo come quello visto a Udine potrebbe “contaminare positivamente” il resto del Paese.

Il dato dei “lavoratori poveri”

Al centro dell’intervento di Bonafoni anche il tema del lavoro che non basta a vivere. La dirigente del Pd ha richiamato un dato che considera emblematico: in Italia circa quattro milioni di persone, pur avendo un contratto regolare, non riescono comunque a sostenersi con lo stipendio. Una condizione che, a suo avviso, rende urgente una risposta strutturale sul fronte delle retribuzioni minime.

“Porte e finestre aperte”

Bonafoni ha poi indicato la strada per trasformare l’apertura registrata in Friuli Venezia Giulia in un percorso più ampio: mettere “a fattor comune” il lavoro svolto sul territorio e portarlo nel dibattito del partito nazionale. Per ottenere un risultato “duraturo”, ha sottolineato, è necessario non chiudersi nelle dinamiche interne, ma mantenere “porte e finestre aperte”, coinvolgendo soggetti sociali e produttivi. Un metodo che, ha concluso, a Udine “non sta accadendo” solo nelle stanze del partito, ma nel confronto pubblico tra posizioni diverse.

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