San Marco accessibile solo in parte: tre episodi in poche ore a Venezia

Il racconto di Massimo Lorusso: sul vaporetto una frase offensiva, poi la richiesta di documenti e un percorso non continuo.

01 ottobre 2026 19:20
San Marco accessibile solo in parte: tre episodi in poche ore a Venezia -
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VENEZIA - Una frase sul vaporetto, la richiesta di documentare la disabilità all’ingresso della Basilica di San Marco e un percorso che non prosegue con la stessa accessibilità verso museo, loggia e terrazza. È la giornata raccontata da Massimo Lorusso, arrivato da Milano il 1 ottobre 2026 con la moglie e con la sua carrozzina elettronica per visitare Venezia.

Il nodo, nel suo racconto, non è un singolo episodio isolato ma la somma di tre passaggi ravvicinati che, messi insieme, riportano al centro un tema pratico per residenti e visitatori: quanto l’accessibilità dichiarata di una città coincida con l’esperienza reale di chi la attraversa.

San Marco accessibile solo in parte: tre episodi in poche ore a Venezia

I tre episodi raccontati nella stessa giornata

Il primo episodio è avvenuto sul vaporetto. Mentre stava salendo a bordo con la carrozzina elettronica, una persona avrebbe detto ad alta voce: «Attenzione, è un invalido». Lorusso non attribuisce intenzioni offensive certe a quella frase e non la presenta come un’accusa personale, ma la indica come un segnale di un linguaggio che continua a identificare la persona attraverso la sua condizione fisica.

Il secondo passaggio riguarda l’ingresso alla Basilica di San Marco, dove gli è stata chiesta documentazione attestante la disabilità. Lorusso precisa di essere riuscito a entrare in carrozzina e riconosce quindi l’accessibilità dell’ingresso principale.

La richiesta di documentazione, secondo il suo racconto, si è però ripetuta anche quando ha cercato di proseguire verso il Museo di San Marco, la Loggia dei Cavalli e la terrazza. È in questa fase che avrebbe riscontrato anche i limiti pratici del percorso, con un’accessibilità non più garantita nello stesso modo nei diversi ambienti.

Il punto sollevato: accessibilità continua e informazioni chiare

Nel testo inviato alla redazione, Lorusso distingue i tre fatti e precisa di non considerarli equivalenti né di presentarli come illeciti. Il punto, spiega, è il filo che li unisce: l’accessibilità non riguarda solo rampe o ingressi senza gradini, ma anche procedure, informazioni preventive e parole usate negli spazi pubblici.

Nel suo racconto la questione diventa concreta soprattutto per chi arriva da fuori città e deve capire in anticipo che cosa sarà realmente visitabile e con quali modalità. La domanda che pone è se il percorso sia davvero continuo, comprensibile e rispettoso lungo tutta l’esperienza, e non soltanto in un singolo accesso.

Dal vaporetto a San Marco, il tema oltre il singolo caso

Lorusso collega questa riflessione anche alla sua autobiografia, «La Voce del Silenzio – Quello che le parole non dicono», spiegando che la carrozzina fa parte della sua quotidianità ma non esaurisce la sua identità. Nel suo racconto insiste sul fatto di non chiedere privilegi e di non voler aprire una polemica personale, ma di voler descrivere una giornata vissuta a Venezia.

Il passaggio che segnala come più significativo è proprio la successione ravvicinata dei fatti: essere indicato pubblicamente sul vaporetto con il termine “invalido”, dover documentare più volte una condizione visibile e poter entrare nella Basilica senza riuscire poi a proseguire con la stessa facilità negli altri spazi del complesso.

San Marco accessibile solo in parte: tre episodi in poche ore a Venezia

Secondo quanto riferito, la giornata è stata documentata anche con tre fotografie scattate il 1 ottobre 2026: una davanti alla Basilica con la moglie, una sul vaporetto e una all’interno della Basilica.

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