Sanità in Friuli Venezia Giulia, Liguori: «Ogni addio al pubblico mette a rischio i servizi»

La consigliera regionale richiama l’appello dei chirurghi ospedalieri: priorità a condizioni di lavoro e tenuta dei servizi.

12 ottobre 2026 17:35
Sanità in Friuli Venezia Giulia, Liguori: «Ogni addio al pubblico mette a rischio i servizi» -
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TRIESTE - In Friuli Venezia Giulia la tenuta della sanità pubblica passa prima di tutto dalla capacità di trattenere medici e operatori. È la posizione della consigliera regionale Simona Liguori, esponente di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, che interviene sul tema partendo dall'appello dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani e lancia un messaggio netto alla politica: non si può continuare a parlare di riforme senza ascoltare chi lavora ogni giorno negli ospedali e nei servizi.

Secondo Liguori, la crisi di attrattività del servizio sanitario pubblico non si affronta con nuovi annunci o con l'ennesima riorganizzazione. Il punto, osserva, è intervenire sulle condizioni di lavoro di chi è in prima linea. Un tema che, nella sua lettura, riguarda direttamente anche il Friuli Venezia Giulia e che va oltre il dibattito politico, perché tocca la qualità concreta dell'assistenza e la capacità del sistema di reggere nel tempo.

Il nodo: trattenere i professionisti nel servizio pubblico

La consigliera richiama una difficoltà che, a suo giudizio, si trascina da anni: mentre si susseguono cambiamenti organizzativi e annunci, cresce la fatica nel trattenere i professionisti nel servizio sanitario pubblico. Quando personale con esperienza e competenze decide di andarsene, sostiene, il problema non può essere ridotto a una scelta individuale.

Per Liguori, la domanda da porsi è un'altra: quali condizioni hanno portato a quella decisione e che cosa si stia facendo davvero per cambiarle. È su questo terreno che, secondo l'esponente dei Civici, si misura la credibilità di ogni intervento sulla sanità.

Nella sua presa di posizione, Liguori lega quindi il tema dell'attrattività del pubblico non solo al reclutamento, ma anche alla permanenza di chi già lavora nel sistema. La perdita di personale, nella sua analisi, finisce infatti per indebolire l'organizzazione dei servizi e aumentare le difficoltà quotidiane nelle strutture.

La critica alle riforme senza ascolto

Il riferimento politico è esplicito: non basta annunciare nuove riforme se manca il confronto con chi opera ogni giorno sul campo. Liguori riprende in questo senso l'appello dell'Acoi e lo trasforma in una richiesta alla politica regionale, invitata a rimettere al centro il punto di vista dei professionisti della sanità.

Da anni, osserva, il sistema è attraversato da riorganizzazioni e cambiamenti, ma questo non ha fermato il problema della scarsa attrattività del servizio pubblico. Per la consigliera, il rischio è continuare a intervenire sulle strutture o sugli assetti senza affrontare fino in fondo le condizioni reali di lavoro di medici, infermieri e operatori.

Il passaggio, nella sua lettura, è decisivo: la difesa della sanità pubblica non si misura soltanto con le risorse stanziate o con l'apertura di nuove strutture, ma con la capacità di garantire servizi funzionanti e tempi di accesso adeguati, mettendo i professionisti nelle condizioni di lavorare.

L’impatto sui servizi in Friuli Venezia Giulia

Per Liguori, il tema dovrebbe diventare una priorità anche in regione proprio perché ogni uscita dal pubblico produce effetti concreti sull'organizzazione. Ogni professionista che lascia il servizio sanitario pubblico, sostiene, rappresenta un problema organizzativo in più e allo stesso tempo un possibile rischio per la tenuta dei servizi.

Il ragionamento della consigliera lega quindi la questione del personale a quella dell'assistenza ai cittadini. Se il pubblico perde competenze ed esperienza, diventa più difficile mantenere standard di funzionamento adeguati, sia sul fronte dell'accesso sia su quello della continuità dei servizi.

Da qui la richiesta finale: prima di nuove riforme, serve ascoltare chi lavora nella sanità e intervenire sulle condizioni che rendono il settore meno attrattivo. È su questo, secondo Liguori, che si gioca una parte della capacità del sistema sanitario regionale di restare solido e realmente pubblico.

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