Sanità, le Regioni chiedono 18 miliardi in più: Nursing Up denuncia divari nelle cure

La richiesta economica presentata al Governo prevede 6,8 miliardi nel 2027, 5,4 miliardi nel 2028 e 5,7 miliardi nel 2029.

01 ottobre 2026 13:14
Sanità, le Regioni chiedono 18 miliardi in più: Nursing Up denuncia divari nelle cure -
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ROMA - Oltre 18 miliardi di euro in più alla sanità nel triennio 2027-2029: è la richiesta che le Regioni mettono sul tavolo in vista della prossima legge di Bilancio. Per il sindacato Nursing Up il nodo, però, non è solo l’entità delle risorse, ma il modo in cui verranno usate in un sistema che continua a mostrare forti differenze territoriali tra servizi, tempi di risposta e accesso alle cure.

La richiesta economica presentata al Governo prevede 6,8 miliardi nel 2027, 5,4 miliardi nel 2028 e 5,7 miliardi nel 2029. Tra le priorità indicate figurano personale sanitario, retribuzioni di medici e infermieri, medicina d’urgenza, farmaci e terapie innovative. La quantificazione definitiva, secondo quanto emerso dal confronto tra le Regioni e riportato da Quotidiano Sanità, dovrà comunque essere completata prima del passaggio con l’esecutivo.

Per Nursing Up, l’aumento dei fondi è necessario, ma non basta se non si accompagna a un riequilibrio reale tra territori. Il presidente nazionale Antonio De Palma osserva che i livelli essenziali di assistenza dovrebbero garantire a tutti i cittadini le stesse prestazioni fondamentali, mentre nella pratica prevenzione, assistenza territoriale e ospedaliera continuano a cambiare in modo sensibile da una regione all’altra.

I divari nei Lea tra Nord, Centro e Sud

Nel monitoraggio 2024 del Ministero della Salute, 18 Regioni e Province autonome su 21 raggiungono la sufficienza nelle tre aree dell’assistenza. Il dato, però, non restituisce da solo la profondità delle differenze. Analizzando gli stessi numeri ministeriali, la Fondazione GIMBE rileva che tra le prime dieci realtà per punteggio complessivo sette sono del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, esclusa Bolzano, compaiono esclusivamente regioni meridionali.

Secondo De Palma, le specificità locali vanno rispettate, ma non possono tradursi in opportunità di cura diverse a seconda del territorio di residenza. Da qui il richiamo a una regia più coerente tra Governo e autonomie regionali, con obiettivi nazionali chiari su personale, organizzazione dei servizi, liste d’attesa e assistenza territoriale.

Mobilità sanitaria e pazienti costretti a spostarsi

Un altro indicatore delle differenze tra sistemi regionali è la mobilità sanitaria interregionale. Il report della Fondazione GIMBE segnala che nel 2023 i flussi economici legati alle cure ricevute fuori dalla propria regione hanno raggiunto 5,15 miliardi di euro.

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano il 95,1% del saldo attivo, mentre Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna raccolgono il 78,2% del saldo passivo. Per Nursing Up non tutta la mobilità va letta come fuga sanitaria, perché pesano anche l’alta specializzazione, la libera scelta del paziente e la vicinanza geografica. Quando però pazienti e risorse si spostano in modo così sbilanciato, il fenomeno evidenzia anche una diversa capacità dei territori di rispondere ai bisogni di salute.

Sanità, le Regioni chiedono 18 miliardi in più: Nursing Up denuncia divari nelle cure

Nel dibattito sul personale rientrano anche le difficoltà di copertura degli organici nelle aree più fragili, un tema affrontato di recente anche sugli incentivi per il personale sanitario nelle aree meno attrattive dell’Isontino.

Aree interne, rinunce alle visite e spesa sotto la media Ue

Il quadro delle disuguaglianze non riguarda soltanto il divario Nord-Sud. Secondo il Rapporto annuale 2026 dell’Istat, nelle aree interne vivono 13,3 milioni di persone, pari al 22,6% della popolazione. Tra gli under 75 che abitano in questi territori si registra un minore utilizzo dell’assistenza ambulatoriale, più ricoveri, maggiore mobilità ospedaliera fuori regione e una mortalità evitabile più elevata rispetto a chi vive nelle aree centrali.

Alla distanza fisica dai servizi si aggiunge poi la rinuncia alle prestazioni. I dati Istat dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana” mostrano che nel 2024 circa 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. Nel 2023 erano 4,5 milioni.

Sul fronte della spesa, il Country Health Profile 2025 di Ocse e Commissione europea indica che nel 2023 l’Italia ha destinato alla sanità l’8,4% del Pil, contro una media Ue del 10%. In termini pro capite e a parità di potere d’acquisto, significa 3.086 euro per abitante contro 3.832 euro nell’Unione europea, circa il 19% in meno.

Per De Palma, lo sforzo economico chiesto dalle Regioni deve tradursi in più personale, servizi più forti e minori distanze nell’accesso alle cure. La richiesta del sindacato è quella di evitare una contrapposizione tra Governo e Regioni e di costruire un confronto stabile su organizzazione, liste d’attesa, assistenza territoriale e accesso alle prestazioni, perché, sostiene, 21 Regioni non possono diventare 21 diritti alla salute differenti.

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