Scuola, Serena Pellegrino contro i tetti agli alunni stranieri: «No a ghetti nelle classi»
La consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra richiama le parole di Sergio Mattarella e critica le quote rigide senza risorse.
TRIESTE - La proposta di introdurre tetti rigidi per gli alunni stranieri nelle classi torna al centro del confronto politico anche in Friuli Venezia Giulia. A intervenire è la consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra, che contesta la linea del Governo e richiama le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla funzione inclusiva della scuola.
Secondo Pellegrino, il richiamo del Capo dello Stato rappresenta una bocciatura netta dell'impostazione sostenuta dall'esecutivo sui limiti agli studenti non italiani. La consigliera osserva che oggi questa componente rappresenta l'11% degli iscritti e avverte che misure restrittive rischierebbero di chiudere le porte proprio a una parte della popolazione scolastica che la scuola dovrebbe invece accompagnare nell'integrazione.
Il richiamo a Mattarella e all'articolo 34
Nel suo intervento, Pellegrino cita le dichiarazioni pronunciate da Mattarella all'inaugurazione dell'anno scolastico ad Amatrice. Per la consigliera, il presidente della Repubblica ha ribadito un principio costituzionale preciso: la scuola è aperta a tutti ed è uno degli strumenti più efficaci di integrazione, come previsto dall'articolo 34 della Costituzione.
Da qui la critica alla possibilità di introdurre barriere nelle aule. Pellegrino parla del rischio di creare veri e propri ghetti scolastici e sostiene che il monito arrivato dal Quirinale fotografi con chiarezza le conseguenze dei provvedimenti in discussione a livello nazionale.
Le criticità segnalate dalle scuole del Nord-Est
Nel merito, la consigliera regionale giudica inefficace l'idea di affrontare una società sempre più multiculturale e il calo demografico con quote rigidamente vincolanti. A suo avviso, senza un rafforzamento concreto di risorse e personale, l'intervento resterebbe soltanto una misura formale.
Pellegrino richiama in particolare quanto, a suo dire, viene segnalato dai dirigenti scolastici del territorio e del Nord-Est: per gestire davvero l'inserimento degli studenti servono organici adeguati, investimenti strutturali e figure di mediazione linguistica. In assenza di questi strumenti, aggiunge, i vincoli normativi rischiano di trasformarsi in un ostacolo burocratico difficilmente applicabile.
La consigliera cita anche il tema dei Nuovi arrivati in Italia (Nai), indicando la necessità di un supporto stabile per le scuole chiamate ad accogliere studenti che arrivano da percorsi linguistici e scolastici differenti.
La posizione politica in Friuli Venezia Giulia
Nella parte finale dell'intervento, Pellegrino collega il tema scolastico alla tenuta sociale delle comunità locali. La sicurezza e la coesione, afferma, non si costruiscono escludendo ma includendo, mentre alimentare diffidenza verso gli studenti stranieri avrebbe l'effetto di danneggiare il futuro del Paese.
Per questo la consigliera chiede che le istituzioni, a partire dalla Regione di confine, scelgano una linea fondata sull'integrazione reale e non sulla separazione. Un passaggio che, nelle sue parole, riguarda in modo particolare un territorio come il Friuli Venezia Giulia, segnato storicamente da migrazioni e pluralismo linguistico.
La posizione espressa da Pellegrino si chiude con un messaggio netto sulla funzione della scuola pubblica: l'istituzione scolastica, sostiene, deve unire e non lacerare.