Sicurezza, Pellegrino: le città tornino a essere laboratori di integrazione
La consigliera regionale Avs critica le sole risposte securitarie e chiede inclusione, servizi e investimenti nei quartieri.
Trieste, 21 ottobre - "Gli atti di violenza che si sono verificati nelle manifestazioni in tutto il Paese non si risolvono né sventolando il codice penale né improvvisando leggi 'spot' che sono efficaci solo nella repressione, ma che ignorano le reali motivazioni del disagio sociale che si traduce in atti di violenza". Così, in una nota, la consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra, intervenendo nel dibattito sollevato dagli scontri e dai disordini che hanno interessato il capoluogo lombardo.
Critiche alle risposte securitarie
"Sotto il profilo politico, esprimo profonda preoccupazione per la gestione dell'ordine pubblico e per la retorica divisiva alimentata dalle forze di Maggioranza. Risposte incentrate esclusivamente su logiche securitarie e su risibili norme 'anti-maranza' svelano una totale incapacità di comprendere la realtà. La Destra di Governo anziché intervenire sul modello economico ormai al collasso - sottolinea l'esponente RossoVerde - continua a strumentalizzare per fini elettorali il disagio sociale pensando di militarizzare le città, come ad esempio aumentando di 500 unità il contingente dell'Esercito italiano nella sola città di Milano". "Deliberatamente - continua la consigliera - si decide di ignorare che la vera sicurezza si costruisce attraverso l'inclusione, i servizi di prossimità, l'istruzione e il lavoro. Criminalizzare intere generazioni che vedono il loro futuro completamente annebbiato serve solo a nascondere la totale assenza di politiche sociali da parte di questo Governo".
Politiche sociali e disuguaglianze
"Non si può pensare di surrogare - incalza Pellegrino - il presidio sociale ed educativo, demandato a figure quali mediatori culturali, psicologi di strada ed educatori professionali, con la militarizzazione delle strade. È invece necessaria l'adozione di concrete politiche abitative e di contrasto all'esclusione, declinate in un piano straordinario per la casa volto a sottrarre i quartieri popolari al degrado e all'abbandono istituzionale". Secondo Pellegrino "l'enfasi istituzionale sulla meritocrazia, formalizzata anche nelle nuove denominazioni ministeriali (Ministero dell'Istruzione e del Merito e quello delle Imprese e del Made in Italy), solleva il rischio di una sistematica esclusione dal dibattito dei soggetti più vulnerabili. Tale retorica tende infatti a ignorare le disuguaglianze di partenza, penalizzando chi vive una situazione di disagio, soprattutto socio-economico".
Il disagio giovanile e il modello urbano
"In un'ottica sociologica - prosegue l'esponente di Avs - appare prioritario accogliere l'avvertimento di coloro che hanno fatto della ricerca sociale la propria professione e che evidenziano la gravità di un fenomeno sistemico. Senza fare valutazioni di merito, l'attuale coorte giovanile sconta anche gli effetti del distanziamento sociale introdotto durante l'emergenza pandemica da Covid-19 che ha alimentato in modo profondo la polarizzazione collettiva. All'interno di tale quadro, i social media hanno esercitato un'influenza egemonica, favorendo la deresponsabilizzazione di ampi segmenti della popolazione con un impatto particolarmente acuto sulle fasce più giovani". "Siamo infatti di fronte a soggetti sociali inediti e a forme di ribellione nichilista - precisa Pellegrino - che pongono interrogativi profondi sui modelli di sviluppo delle nostre metropoli e non solo. I giovani che oggi scendono in piazza interpretano la violenza come una risorsa, essendo il prodotto di un modello culturale basato sulla marginalità e sull'esclusione sociale. Milano è la prima città a pagare caro il prezzo di un modello urbano che espelle le fasce più vulnerabili dal centro, relegando il disagio in periferie prive di presidi educativi, culturali e aggregativi, ma non sono esenti da effetti negativi anche città più piccole come Trieste e Udine".
Investimenti nei quartieri e integrazione
"Non siamo di fronte a una semplice emergenza di sicurezza - aggiunge la consigliera regionale -, ma davanti a un malessere profondo e identitario alimentato dalle contraddizioni dettate dalla modernità globale che si possono risolvere, invece, attivando investimenti strutturali nei quartieri periferici potenziando i centri di aggregazione giovanile e le biblioteche di prossimità, ma anche considerando di attivare le scuole aperte oltre l'orario scolastico." "La violenza va sempre condannata, ma la politica ha il dovere di comprenderne le radici per disinnescarla. Come Avs - conclude Pellegrino - continueremo a impegnarci in ogni sede istituzionale, affinché le città tornino a essere laboratori di integrazione e non teatri di scontro sociale".