Spray gate, Irene Giurovich a Nordest24: «Comprato legalmente, ora voglio chiarezza» | VIDEO
Irene Giurovich ospite su Nordest24 il 30 aprile 2026: intervista di Patrick Ganzini sul caso spray gate.
Il 30 aprile 2026, negli studi di Nordest24, abbiamo ospitato Irene Giurovich, giornalista e attivista, protagonista di una vicenda che nelle ultime settimane è stata ribattezzata da molti come “spray gate”. L’intervista, curata da Patrick Ganzini, ha permesso di ricostruire dall’inizio un caso che ha acceso il dibattito pubblico, politico e sociale in Friuli Venezia Giulia e non solo.
Al centro della vicenda c’è l’acquisto di uno spray al peperoncino che, secondo l’impostazione investigativa illustrata nel procedimento, conterrebbe caratteristiche tali da far scattare contestazioni penali. Giurovich, nel corso dell’intervista, ha respinto questa ricostruzione, sostenendo di aver comprato un prodotto regolarmente in vendita, reperibile in negozi fisici e online, e presentato come conforme alla normativa sugli strumenti di autodifesa.
La puntata ha affrontato i passaggi principali della storia: la perquisizione avvenuta mesi prima, la chiusura delle indagini, la protesta davanti alla Procura di Udine, la memoria difensiva, la perizia contestata, il confronto con il procuratore, l’interrogatorio in Questura e gli sviluppi ancora attesi.
Durante l’intervista, Patrick Ganzini ha ripercorso il momento che ha portato il caso al centro dell’attenzione pubblica: il 13 marzo 2026, quando Irene Giurovich si è incatenata davanti alla Procura di Udine.
Secondo quanto raccontato dalla diretta interessata, la scelta della protesta è arrivata dopo la contestazione del reato previsto dall’articolo 2 della legge 895 del 1967, legato al possesso di un’arma pronta all’uso. Una contestazione che, nella lettura di Giurovich, sarebbe sproporzionata rispetto all’oggetto sequestrato: uno spray acquistato, a suo dire, in modo del tutto regolare.
La giornalista ha spiegato di aver voluto portare la vicenda davanti all’opinione pubblica perché ritiene di trovarsi coinvolta in un procedimento nato da un prodotto che continua a essere venduto in Italia. Da qui la definizione mediatica di spray gate, espressione diventata rapidamente simbolo di una vicenda complessa, nella quale si intrecciano diritto dei consumatori, sicurezza personale, autodifesa, perizie tecniche e rapporto tra cittadino e giustizia.
Giurovich ha ribadito più volte di aver acquistato lo spray in buona fede, come qualunque consumatore che si rivolga a un canale commerciale apparentemente regolare.
Secondo la sua ricostruzione, il prodotto sarebbe disponibile in diversi punti vendita, compresi negozi, farmacie, parafarmacie e piattaforme online. Per questo, sostiene, un cittadino non può essere chiamato a rispondere penalmente per l’acquisto di un articolo venduto al pubblico, salvo eventuali responsabilità a monte di produttori, importatori o rivenditori.
Nel corso dell’intervista, l’attivista ha insistito su un principio: se un prodotto è esposto in vendita e presentato come conforme, il consumatore lo acquista confidando nella regolarità della filiera. Una posizione che ha collegato anche alle tutele previste nell’ambito dei rapporti di consumo.
Uno dei passaggi più delicati raccontati negli studi di Nordest24 riguarda la perquisizione avvenuta nel maggio precedente. Giurovich ha riferito che due agenti si sarebbero presentati nella sua abitazione per cercare lo spray, creando forte agitazione anche alla madre, non più giovane.
Secondo quanto dichiarato dalla giornalista, l’intervento sarebbe avvenuto senza mandato, nell’ambito di una procedura che le sarebbe stata descritta come speciale. Un aspetto sul quale Giurovich ha espresso perplessità, raccontando di aver contattato il proprio avvocato, Andrea Castiglione del Foro di Udine, per verificare la correttezza dell’operazione.
La diretta interessata ha sostenuto che sul prodotto fossero presenti indicazioni di conformità al decreto ministeriale relativo agli spray di autodifesa. A suo dire, quelle informazioni avrebbero potuto essere riportate subito nel verbale, evitando ulteriori sviluppi.
Nel corso della trasmissione, Irene Giurovich ha spiegato che la difesa ha presentato una memoria per ribadire la presunta conformità dello spray. Secondo quanto riferito, l’avvocato Castiglione avrebbe evidenziato che il prodotto rientrerebbe tra quelli venduti legalmente e non dovrebbe essere considerato un’arma.
La giornalista ha sostenuto inoltre che l’azienda importatrice del prodotto avrebbe interesse a chiarire la vicenda, anche per i possibili danni d’immagine derivanti da dubbi pubblici sulla regolarità degli spray commercializzati.
Nel racconto di Giurovich, il nodo tecnico resta la valutazione delle caratteristiche dello spray e, in particolare, il tema dell’infiammabilità. L’attivista ha contestato il metodo utilizzato nella perizia, sostenendo che non sarebbe conforme agli standard tecnici richiamati dalla difesa e che non terrebbe conto della distinzione tra contenuto del prodotto e gas propellente.
Durante l’intervista, Giurovich ha raccontato di essersi confrontata con un esperto del settore, indicato come consulente dell’azienda importatrice. Secondo quanto da lei riferito, la perizia prodotta nell’ambito dell’indagine presenterebbe lacune metodologiche.
In particolare, la giornalista ha parlato di un test relativo all’infiammabilità, sostenendo che la presenza di una fiammata non dimostrerebbe automaticamente la natura illecita del prodotto, poiché molti articoli di uso comune possono produrre reazioni simili se avvicinati a una fonte di calore.
Per spiegare il suo punto di vista, Giurovich ha richiamato esempi come alcool, deodoranti spray e altri prodotti domestici. La sua tesi è che non si possa trasformare ogni elemento potenzialmente infiammabile in un oggetto penalmente rilevante, senza una valutazione tecnica precisa e rispettosa delle norme.
Proprio per rendere visibile questa tesi, il giorno della protesta davanti alla Procura di Udine Giurovich aveva portato con sé alcool e accendino, in forma provocatoria. L’obiettivo, ha spiegato durante l’intervista, era mostrare come moltissimi prodotti comuni possano generare una fiammata se esposti a determinate condizioni.
Una provocazione, ha precisato, pensata per mettere in discussione il ragionamento alla base della contestazione. Non un invito a usare impropriamente prodotti infiammabili, ma un modo per dire che la valutazione tecnica non può essere semplificata.
La vicenda ha aperto anche un confronto più ampio sul tema degli strumenti di autodifesa personale. Giurovich ha spiegato di aver acquistato lo spray per sentirsi più sicura, anche alla luce delle minacce che afferma di ricevere per la sua attività pubblica e animalista.
Nel corso dell’intervista ha espresso una posizione netta: secondo lei, gli spray di difesa dovrebbero essere più facilmente accessibili ai cittadini, nel rispetto della legge. Ha inoltre sostenuto la necessità di una riflessione politica sull’età minima per l’acquisto e sull’eventuale distribuzione di strumenti di protezione personale.
Si tratta di opinioni espresse dall’intervistata, che si inseriscono in un dibattito più ampio e divisivo sulla sicurezza urbana, sui limiti dell’autodifesa e sul ruolo dello Stato nella protezione dei cittadini.
Nel dialogo con Patrick Ganzini, Giurovich ha parlato anche della sua percezione della città di Udine, sostenendo che negli ultimi anni il livello di insicurezza sia aumentato. La giornalista ha collegato questa sensazione alla sua esperienza personale e alla convinzione che molti cittadini avvertano oggi un bisogno maggiore di protezione.
Il tema è stato affrontato in trasmissione come parte del contesto che l’ha portata all’acquisto dello spray. Resta però un argomento sensibile, perché la percezione della sicurezza urbana può variare molto da persona a persona e richiede sempre dati, analisi e confronto istituzionale.
Un altro passaggio rilevante emerso nell’intervista riguarda l’incontro richiesto da Giurovich con il procuratore capo della Procura di Udine. La giornalista ha raccontato di aver chiesto chiarimenti sul procedimento e di aver espresso dubbi sull’opportunità che l’indagine fosse affidata a un magistrato che, in passato, aveva seguito anche suoi esposti legati all’attività animalista.
Giurovich ha sostenuto di aver sollevato una questione di opportunità e di imparzialità percepita. Sono dichiarazioni che restano riferite alla posizione dell’intervistata e che rientrano nel suo racconto difensivo.
Durante la puntata, l’attivista ha affermato di non credere alla casualità nell’assegnazione di alcuni fascicoli e ha spiegato di aver chiesto un diverso approccio nella gestione del caso. La trasmissione ha dato spazio a queste dichiarazioni come parte del racconto della protagonista, senza trasformarle in conclusioni accertate.
Giurovich ha poi raccontato l’interrogatorio avvenuto in Questura alcune settimane prima dell’intervista. In quella sede, secondo quanto riferito, avrebbe ribadito la propria posizione: prodotto acquistato legalmente, confezione conforme, buona fede del consumatore e necessità di acquisire ulteriore documentazione tecnica.
Dopo l’interrogatorio, la difesa avrebbe depositato una memoria integrativa, allegando schede tecniche e schede di sicurezza del prodotto. Giurovich ha spiegato che nella memoria sarebbe stata chiesta anche l’acquisizione di documenti dall’azienda importatrice, compresa una relazione che, secondo l’intervistata, riguarderebbe valutazioni svolte in ambito aeronautico-militare sul prodotto.
La giornalista ha affermato che, al momento dell’intervista, la ditta di Modena non sarebbe ancora stata contattata dalla Procura. Un punto che, secondo lei, meriterebbe attenzione, perché la documentazione aziendale potrebbe contribuire a chiarire la natura dello spray.
Nel corso della puntata, Giurovich ha spiegato che l’azienda importatrice del prodotto avrebbe seguito con attenzione il caso, anche per le ricadute reputazionali che una vicenda simile può generare.
Secondo l’intervistata, la messa in discussione della regolarità dello spray inciderebbe non solo sulla sua posizione personale, ma anche sull’immagine commerciale del prodotto e sulla serenità dei consumatori che lo hanno acquistato o intendono acquistarlo.
Giurovich ha riferito che, dopo l’esplosione mediatica del caso, molte persone le avrebbero scritto per chiedere se potessero ancora detenere o acquistare spray simili. Questo, a suo dire, dimostrerebbe il clima di confusione creatosi attorno alla vicenda.
Durante l’intervista del 30 aprile 2026, Irene Giurovich ha riferito anche un elemento tratto, secondo la sua ricostruzione, dagli atti del fascicolo. La giornalista ha sostenuto che nei verbali della perquisizione il prodotto sequestrato sarebbe stato indicato come diverso da quello inizialmente cercato.
Una circostanza che, se confermata nella lettura degli atti, aprirebbe ulteriori interrogativi sulla dinamica del sequestro. Giurovich l’ha presentata come un punto molto significativo della sua difesa, chiedendo che venga fatta piena chiarezza anche su questo aspetto.
La speranza dell’intervistata è arrivare rapidamente all’archiviazione del procedimento. Giurovich ha detto di sentirsi tranquilla sul piano personale, perché convinta della legalità dell’acquisto e della regolarità del prodotto.
Allo stesso tempo, ha sottolineato il peso economico, psicologico e reputazionale di un’indagine di questo tipo. La giornalista ha annunciato che, insieme al proprio legale, valuterà eventuali richieste di danni nei confronti dei soggetti che riterrà responsabili, in particolare in relazione alla perizia contestata.
La sua posizione è chiara: chi sbaglia, anche nell’ambito degli accertamenti tecnici o giudiziari, dovrebbe risponderne. Una dichiarazione forte, che conferma il tono battagliero con cui Giurovich sta affrontando la vicenda.
Al momento dell’intervista, non risultavano sviluppi conclusivi. Giurovich ha riferito di essere in attesa delle decisioni successive alla memoria integrativa e all’interrogatorio.
Il procedimento, dunque, resta aperto e sarà l’autorità giudiziaria a stabilire gli sviluppi. La posizione dell’intervistata è stata esposta in modo ampio durante la trasmissione, ma l’esito finale dipenderà dagli atti, dalle valutazioni tecniche e dalle determinazioni della Procura.
Proprio per questo, il caso richiede cautela: da un lato c’è il diritto di cronaca e il dovere di raccontare una vicenda che ha suscitato interesse pubblico; dall’altro c’è la necessità di distinguere sempre tra dichiarazioni della parte interessata, elementi difensivi e decisioni giudiziarie.
La vicenda non riguarda soltanto Irene Giurovich. Il cosiddetto spray gate ha sollevato domande più ampie: cosa può acquistare un cittadino in buona fede? Quali responsabilità ricadono sul consumatore? Come si valuta tecnicamente la conformità di uno strumento di autodifesa? Qual è il confine tra sicurezza personale e rischio di abuso? E come si comunica un’indagine senza generare panico tra chi possiede prodotti simili?
Sono interrogativi che spiegano perché il caso abbia avuto una risonanza superiore alla singola contestazione penale. Dietro uno spray al peperoncino si è aperta una discussione sulla fiducia nei canali di vendita, sul rapporto tra cittadino e istituzioni, sulla qualità delle perizie e sulle garanzie difensive.
L’intervista realizzata da Patrick Ganzini negli studi di Nordest24 ha avuto il merito di mettere in fila i passaggi della vicenda, dando alla protagonista la possibilità di raccontare la propria versione in modo esteso.
Dalla perquisizione alla protesta davanti alla Procura, dalla memoria difensiva alla perizia contestata, dall’incontro con il procuratore all’attesa per gli sviluppi: la puntata ha offerto al pubblico una ricostruzione ampia di un caso che continua a far discutere.
Giurovich, in chiusura, ha annunciato anche l’intenzione di promuovere prossimamente una iniziativa pubblica a sostegno dell’uso legittimo degli strumenti di autodifesa, ribadendo la propria convinzione sulla necessità di garantire ai cittadini strumenti regolari per proteggersi.
Il caso, intanto, resta sotto osservazione. E Nordest24 continuerà a seguirne gli sviluppi, nel rispetto degli atti, delle decisioni dell’autorità giudiziaria e del diritto dei cittadini a essere informati.