Staranzano, espulso dalla Serbia il ricercatore Massimo Moratti: Moretti chiede chiarimenti
Il caso riguarda il senior research affiliate di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Moretti: motivazione generica sulla sicurezza.
TRIESTE - L’espulsione dalla Serbia di Massimo Moratti, originario di Staranzano e senior research affiliate di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, arriva nel dibattito politico del Friuli Venezia Giulia. A sollevare il caso il 19 settembre è il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Diego Moretti, che chiede alle autorità serbe di chiarire le ragioni del provvedimento e di rivederlo, dopo una motivazione definita generica e legata alla sicurezza.
La presa di posizione riguarda un profilo che, nelle parole di Moretti, da anni lavora sui temi dei diritti umani e della libertà di informazione nei Balcani. Per questo, osserva l’esponente dem, l’allontanamento di Moratti rappresenta un fatto che “desta forte preoccupazione”, soprattutto perché colpisce una persona impegnata nell’osservazione e nella tutela dei diritti civili.
Chi è Massimo Moratti e perché il caso richiama attenzione
Moratti è indicato nella nota come originario di Staranzano e come senior research affiliate di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, realtà che si occupa di informazione, analisi e monitoraggio sull’area balcanica e caucasica.
Moretti sottolinea di conoscerlo personalmente “da sempre” e definisce serio e prezioso il suo lavoro sui diritti umani e sulla libertà di informazione. Da qui la contestazione politica del provvedimento di espulsione adottato dalla Serbia, ritenuto allarmante proprio per il tipo di attività svolta da Moratti.
Nella nota diffusa a Trieste, il capogruppo del Pd afferma che vedere espulsa una persona che ha dedicato il proprio lavoro “alla conoscenza e alla tutela dei diritti umani nei Balcani” con una motivazione generica collegata alla sicurezza è un elemento che merita spiegazioni puntuali.
La richiesta di Moretti alle autorità serbe
Il punto centrale dell’intervento politico è la richiesta di trasparenza. Moretti domanda infatti che le autorità serbe chiariscano le ragioni del provvedimento e ne valutino una revisione.
Secondo l’esponente dem, in una fase delicata per la Serbia non possono essere considerate una minaccia né la libertà di informazione né l’attività di osservazione e difesa dei diritti umani e civili. Il riferimento è al contesto politico del Paese, richiamato nella nota sia per la possibile adesione all’Unione Europea sia per le prossime scadenze elettorali interne.
Il contesto politico richiamato nella nota
Nel ragionamento di Moretti, proprio questo passaggio rende il caso ancora più sensibile. Se la Serbia attraversa una fase importante sul piano istituzionale e politico, sostiene, la presenza di osservatori indipendenti e di figure capaci di porre domande scomode dovrebbe essere garantita, non ostacolata.
Per il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, la democrazia ha bisogno di voci autonome e di attività di monitoraggio sui diritti, mentre l’espulsione di un ricercatore impegnato da tempo su questi temi apre un problema che va oltre il singolo episodio.
La richiesta finale contenuta nella nota è quindi doppia: da un lato conoscere in modo preciso i motivi dell’allontanamento di Moratti, dall’altro arrivare a una revisione del provvedimento adottato nei suoi confronti.