Tasse: inizio settimana da “incubo”. Le imprese del Fvg verseranno al fisco 600 milioni

Lunedì e martedì prossimi saranno due giorni da “incubo”anche per gli imprenditori del FVG che saranno chiamati a onorare la scadenzafiscale più onerosa dell’anno. Tra il pagamento degli acconti Ires,...

27 novembre 2021 08:11
Tasse: inizio settimana da “incubo”. Le imprese del Fvg verseranno al fisco 600 milioni -
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Lunedì e martedì prossimi saranno due giorni da “incubo”
anche per gli imprenditori del FVG che saranno chiamati a onorare la scadenza
fiscale più onerosa dell’anno. Tra il pagamento degli acconti Ires, Irap, Irpef
e dell’imposta sostitutiva in capo alle attività in regime forfettario,
l’Ufficio studi della CGIA stima che le imprese della regione più a est del
Paese saranno chiamate a pagare all’Erario almeno 600 milioni di euro.

Gli artigiani, i commercianti e i lavoratori
autonomi, inoltre, pagheranno all’Inps anche 
i propri contributi previdenziali. A fronte di questa situazione non
mancheranno casi in cui sarà difficile onorare questa scadenza; purtroppo, la
mancanza di liquidità sta tornando ad essere un problema assillante,
soprattutto per tantissime piccole e micro imprese.

  • Riforma fiscale: la CGIA in linea con il Governo

L’accordo politico raggiunto nei giorni scorsi sul
taglio delle imposte, così come previsto dalla prossima legge di Bilancio, è
stato salutato positivamente dalla CGIA. Con 7 miliardi di Irpef in meno e la
riduzione di un miliardo di Irap, gli artigiani mestrini ricevono una risposta
in linea con la posizione assunta  in
questi mesi: gli 8 miliardi di riduzione messi in manovra dal Governo dovevano
interessare quasi esclusivamente l’Irpef. E così è stato. Certo, tutto questo
non è ancora sufficiente e la CGIA confida nella legge delega affinché
l’esecutivo riduca ulteriormente le imposte, contribuendo a portare la nostra
pressione fiscale in linea con la media europea. Da tempo immemorabile,
infatti, anche gli imprenditori del FVG, da sempre fortemente vocati
all’export, chiedono un fisco meno invasivo che gli permetta di misurarsi  ad armi pari con i propri concorrenti
stranieri.

  • Anche dicembre sarà un mese molto impegnativo

Anche dicembre sarà un mese particolarmente
impegnativo sul fronte fiscale. Entro il 16 dicembre, infatti, anche le aziende
del FVG dovranno versare  i contributi
previdenziali e assistenziali e le ritenute Irpef dei propri dipendenti e
collaboratori. Dovranno, inoltre, pagare l’acconto dell’imposta sostitutiva sui
redditi da rivalutazione del Tfr, il saldo dell’Imu su capannoni, uffici,
negozi e l’Iva del mese di novembre, sempreché si tratti di contribuenti
mensili.  Infine, entro Natale dovranno liquidare
anche le tredicesime ai propri dipendenti. Insomma, non è da escludere che
molti piccoli imprenditori a corto di credito si troveranno in seria difficoltà
a rispettare tutte queste scadenze così ravvicinate.

  • A chi non paga entro martedì, cosa gli accade ?

Se qualcuno non rispetta la scadenza di pagamento
prevista per martedì 30 novembre, cosa gli accade ? L’ordinamento tributario,
ricorda l’Ufficio studi della CGIA, impone al contribuente una sanzione dell’1
per cento  dell’importo da versare al
fisco per ogni giorno di ritardo entro il 15° dalla scadenza. La percentuale
sale al 15 per cento se il pagamento viene effettuato entro il 90° giorno dalla
scadenza. Per omesso pagamento o per versamento effettuato dopo 90 giorni dal
termine previsto per legge, la sanzione sale al 30 per cento dell’importo da
versare all’erario. Indipendentemente dal ritardo, sono altresì dovuti gli
interessi legali pari al 4 per cento dell’importo da
pagare. Va ricordato che le sanzioni possono essere fortemente ridimensionate
usufruendo dell’istituto del “ravvedimento operoso”, a condizione che si versi
sia l’importo omesso che la sanzione 
(opportunamente ridotta) e gli interessi. Le riduzioni, ovviamente,
diminuiscono con il passare del tempo di pagamento (vedi Tab. 2).

  • Modalità di
    pagamento contorto che penalizza tutti

In
Italia il principio di base è che l’artigiano o il piccolo commerciante paga le
tasse non solo su ciò che ha dichiarato l’anno precedente, ma anche su quanto
guadagna nell’anno corrente, come “acconto” per il pagamento delle tasse che
andranno versate nell’anno seguente.

In
altre parole, va a credito (o a debito) con il fisco per l’annualità che deve
ancora venire. In linea di massima, questo sistema prevede che il versamento
delle imposte all’erario avvenga in due tranche: la prima tra fine giugno e
inizio luglio, la seconda entro la fine del mese di novembre. L’ammontare degli
acconti è pari al 100 per cento dell’imposta dovuta per l’anno precedente e
viene solitamente versato in due rate a giugno e a novembre. Entrambe sono
uguali per “i soggetti ISA” (cioè coloro i quali svolgono attività economiche
per le quali sono stati elaborati gli Indici Sintetici di Affidabilità), mentre
- per gli altri contribuenti - la prima rata corrisponde al 40 per cento del
dovuto e la seconda al 60 per cento. Questo meccanismo genera una situazione di
scarsa trasparenza e sovente crea problemi finanziari, perché è difficile per
l’imprenditore prevedere quanto dovrà pagare. La situazione, infatti, è
equilibrata solo quando non vi sono evidenti differenze di reddito tra un anno
e l’altro, ma quando non è così, come è successo tra il 2019 e il 2020, le cose
si complicano. Nel caso in cui il reddito risulti essere più basso di quello
registrato l’anno prima, l’imprenditore va a credito, in quanto gli acconti di
imposta vengono calcolati su un reddito più elevato. Se, invece, si verifica un
forte incremento di reddito, la situazione si capovolge. Il contribuente va a
debito e nella scadenza di giugno è chiamato a pagare un saldo di imposta molto
impegnativo, perché gli acconti calcolati l’anno prima erano sottostimati.   Questo spiega la ragione per cui il fisco
non premia la crescita di reddito, ma, semmai, la penalizza.

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