Scivolone al TG5: le Portatrici Carniche diventano “del Carso”. Rivolta social in Friuli
Una definizione che, per chi conosce la storia della Grande Guerra e della memoria alpina friulana, suona come un errore pesante.
GENOVA / FRIULI VENEZIA GIULIA. Una frase ascoltata in televisione, pochi secondi dentro un servizio dedicato alla sfilata degli Alpini a Genova, e in Friuli si è accesa subito la reazione. Secondo numerose segnalazioni rimbalzate sui social nella serata di domenica 10 maggio 2026, dopo le 20, in un servizio andato in onda su Canale 5 sulla grande sfilata dell'Adunata nazionale degli Alpini sarebbe stata pronunciata l'espressione: "le portatrici del Carso". Una definizione che, per chi conosce la storia della Grande Guerra e della memoria alpina friulana, suona come un errore pesante. Le donne ricordate nella sfilata non sono infatti le "portatrici del Carso", ma le Portatrici Carniche: figure simbolo della Carnia, del fronte alpino e del sacrificio civile femminile durante la Prima guerra mondiale.
Al momento risulta già facilmente consultabile online una clip ufficiale del servizio televisivo con la frase contestata. La 97esima Adunata nazionale degli Alpini si è chiusa oggi a Genova con la grande sfilata conclusiva, accompagnata anche dalla pioggia. Il Comune di Genova ha salutato l'evento parlando di una manifestazione capace di portare in città centinaia di migliaia di presenze, con la tradizionale cerimonia dell'ammainabandiera a chiusura della giornata. Le informazioni istituzionali sull'evento sono disponibili sul sito del Comune di Genova e sul portale ufficiale dell'Adunata nazionale Alpini 2026.
Proprio durante il racconto televisivo al TG5 della sfilata, stando alle segnalazioni e al video circolati in serata, sarebbe arrivata la frase contestata: le Portatrici sarebbero state indicate come "del Carso". Una svista geografica e storica che molti utenti friulani hanno subito corretto, ricordando che la denominazione corretta è Portatrici Carniche.
Non si tratta di una sottigliezza locale. In Friuli Venezia Giulia il nome delle Portatrici Carniche è legato a una pagina precisa della storia nazionale: donne della Carnia che, durante la Grande Guerra, salirono verso le linee del fronte per portare viveri, munizioni, medicinali e materiali ai soldati italiani impegnati sulle montagne. Il punto è semplice: Carnia e Carso non sono la stessa cosa. Il Carso è un'area geografica e storica fondamentale per la memoria della Prima guerra mondiale, ma le Portatrici ricordate dalla tradizione alpina friulana appartengono alla Carnia, territorio montano del Friuli, al confine con l'Austria.
Le Portatrici Carniche operarono sul fronte carnico, in condizioni durissime. Salivano lungo sentieri ripidi e pericolosi, spesso sotto il tiro nemico, con gerle pesanti sulle spalle. Erano madri, mogli, sorelle, figlie: donne di paesi come Timau, Paluzza e delle vallate carniche, chiamate a un compito essenziale per il sostegno delle truppe alpine.
La loro figura è ricordata anche da fonti istituzionali e turistiche regionali che ricostruiscono il ruolo delle portatrici e il legame con la Carnia. La stessa Associazione Nazionale Alpini ha dedicato nel tempo pagine e iniziative alla memoria delle Portatrici Carniche e di Maria Plozner Mentil, la più nota tra loro.
Quando si parla di Portatrici Carniche, il pensiero va inevitabilmente a Maria Plozner Mentil, originaria di Timau. Durante la Prima guerra mondiale portò rifornimenti ai soldati sulle linee del fronte carnico. Fu colpita da un tiratore nemico nel febbraio 1916 e morì poco dopo, diventando il simbolo del sacrificio delle donne carniche.
La sua figura è oggi parte della memoria civile e militare italiana. A Maria Plozner Mentil è stata conferita la Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria, riconoscimento che ha contribuito a riportare al centro dell'attenzione nazionale il ruolo delle donne che sostennero gli Alpini e l'esercito in una guerra combattuta anche attraverso fatica, freddo, fame e silenzio.
Per questo, in Friuli, confondere le Portatrici Carniche con un generico riferimento al Carso non viene percepito come un errore minore. Significa spostare altrove una storia che ha radici precise, paesi precisi, nomi precisi e una memoria ancora viva nelle comunità carniche.
Un elemento importante arriva dal programma ufficiale dell'Adunata. Nell'ordine di sfilamento pubblicato dagli organizzatori, la denominazione corretta è indicata come Portatrici Carniche. Il riferimento non lascia spazio a interpretazioni: le rappresentanti presenti nella sfilata richiamavano quella specifica tradizione storica.
La presenza delle Portatrici Carniche in un'Adunata nazionale degli Alpini ha un valore simbolico forte. Non è soltanto una memoria regionale, ma una parte della storia nazionale: il contributo femminile alla Grande Guerra, spesso rimasto ai margini del racconto pubblico, torna visibile nel corteo alpino proprio attraverso quelle figure.
Il Friuli reagisce: "non è una questione di campanile, ma di rispetto storico"
Le reazioni social segnalate nella serata vanno lette in questo contesto. Molti utenti friulani non hanno contestato il servizio in sé, né il racconto della sfilata sotto la pioggia. Il punto è la denominazione. Dire "Portatrici del Carso" significa, per chi vive quei luoghi e quella memoria, cancellare la parola "Carniche", cioè l'identità stessa di quelle donne.
La richiesta implicita che emerge dalle segnalazioni è semplice: una correzione pubblica, o almeno un riconoscimento dell'errore. Anche perché l'Adunata degli Alpini è una manifestazione costruita proprio sul rispetto dei nomi, dei reparti, delle sezioni, delle comunità e delle memorie locali.
Il tema è particolarmente sensibile in Friuli Venezia Giulia, dove la memoria alpina è intrecciata con quella della montagna, dei paesi di confine, delle famiglie e delle donne che sostennero la guerra senza indossare una divisa. Le Portatrici Carniche non furono comparse della storia: furono protagoniste di una resistenza quotidiana fatta di passi, gerle e coraggio.