Maxi sequestro da 4,7 milioni: indagati 12 soggetti per bancarotta e autoriciclaggio

Sequestro da 4,7 milioni a Treviso per bancarotta, autoriciclaggio e sottrazione fiscale: 12 indagati.

20 maggio 2026 08:37
Maxi sequestro da 4,7 milioni: indagati 12 soggetti per bancarotta e autoriciclaggio -
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TREVISO – Un sequestro preventivo fino a circa 4,7 milioni di euro è stato eseguito dai Finanzieri del Comando Provinciale di Treviso al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Treviso. Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Treviso, riguarda dodici soggetti indagati a vario titolo per bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, oltre a una società ritenuta responsabile ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

Nuovo filone d’indagine su un imprenditore padovano

L’attività è stata condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e rappresenta un ulteriore sviluppo delle investigazioni già avviate nei confronti di un imprenditore padovano, che si sarebbe definito “business angel” di aziende in difficoltà.

Lo stesso imprenditore era già stato sottoposto agli arresti domiciliari nel luglio 2025 nell’ambito di un procedimento per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Il nuovo filone investigativo prende avvio dalla dichiarazione di liquidazione giudiziale di due società di capitali.

Il gruppo direttivo e le società in crisi

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le due società trevigiane finite al centro degli accertamenti sarebbero state inserite in un più ampio sistema di imprese riconducibili a un presunto “gruppo direttivo” composto da quattro persone.

Gli indagati, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero associati con l’obiettivo di commettere reati di natura penal-tributaria, condotte di bancarotta fraudolenta e operazioni di autoriciclaggio. Il gruppo avrebbe operato attraverso un articolato sistema societario, formalmente amministrato da soggetti ritenuti prestanome.

Oltre trenta aziende svuotate in più province

Il materiale probatorio raccolto dalle Fiamme Gialle avrebbe consentito di delineare un presunto disegno criminoso applicato su larga scala. La Guardia di Finanza ritiene che il gruppo abbia adottato un metodo finalizzato a svuotare aziende in crisi, replicando lo stesso schema operativo in più territori.

Le imprese coinvolte sarebbero state oltre trenta, con sedi nelle province di Treviso, Venezia, Padova, Udine, Milano e Lucca. Il medesimo meccanismo sarebbe stato utilizzato anche all’interno delle due società trevigiane oggetto dell’attuale indagine.

Bonifici e contratti fittizi per distrarre liquidità

In uno dei casi ricostruiti, gli indagati, dopo aver rilevato una S.p.A., avrebbero distratto liquidità per circa 817.000 euro. Il denaro sarebbe stato trasferito tramite bonifici bancari verso società riconducibili allo stesso gruppo.

Secondo l’accusa, tali movimentazioni sarebbero state giustificate formalmente da contratti di finanziamento fittizi, ritenuti funzionali a ostacolare la ricostruzione dell’origine delittuosa delle somme. Una parte del denaro incamerato dalle società beneficiarie, pari a circa 551.000 euro, sarebbe poi stata reinvestita per acquisire ulteriori partecipazioni societarie.

Il ramo d’azienda da 2,8 milioni trasferito alla new company

Un ulteriore passaggio dell’indagine riguarda una società gravemente indebitata verso l’Erario. Dopo averne acquisito il controllo di fatto, il gruppo avrebbe distratto un ramo d’azienda del valore di circa 2,8 milioni di euro, trasferendolo a una new company.

Il pagamento del ramo d’azienda sarebbe avvenuto attraverso compensazioni fittizie di crediti erariali e commerciali. Secondo la ricostruzione investigativa, tali operazioni sarebbero state meramente strumentali a trasferire la proprietà del compendio aziendale e a sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi e Iva per complessivi 757.000 euro.

Fatturato aumentato e profitto illecito per 592 mila euro

Il ramo d’azienda, ritenuto provento del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, sarebbe stato successivamente reimpiegato nell’attività economica della new-co. Questo avrebbe permesso alla società di incrementare in modo consistente il proprio fatturato.

Secondo gli investigatori, l’operazione avrebbe generato un indebito profitto pari a 592.000 euro, rafforzando la posizione della nuova società grazie all’utilizzo di beni ritenuti provenienti da condotte illecite.

Operazioni sospette, accertamenti bancari e perquisizioni

Le ricostruzioni della Guardia di Finanza sono state sviluppate attraverso l’approfondimento di numerose segnalazioni di operazioni sospette, riferite sia a persone fisiche sia a soggetti giuridici. Gli investigatori hanno inoltre eseguito accertamenti bancari delegati e mirate attività info-investigative.

Nel corso delle indagini sono state svolte anche perquisizioni informatiche e sequestri disposti dalla Procura della Repubblica di Treviso, che hanno consentito di acquisire una quantità significativa di materiale probatorio utile a ricostruire i rapporti tra le società coinvolte, i flussi finanziari e le operazioni patrimoniali contestate.

Cosa è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza

L’esecuzione del decreto emesso dal G.I.P. del Tribunale di Treviso ha consentito di sottoporre a sequestro beni e disponibilità fino alla concorrenza dell’importo complessivo di circa 4,7 milioni di euro.

Tra i beni sequestrati figurano liquidità su conti correnti per 551.000 euro, il ramo d’azienda distratto del valore di 2,8 milioni di euro e due immobili riconducibili alla new-co, fino alla concorrenza di 1,3 milioni di euro.

Il ramo d’azienda sequestrato risulta composto in larga parte da macchinari industriali destinati alla fabbricazione di cisterne e stampi metallici ad alta tecnologia.

Contrasto agli illeciti economico-finanziari

L’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Guardia di Finanza nel contrasto agli illeciti economico-finanziari. Le attività investigative sono orientate alla tutela del corretto funzionamento del mercato, alla protezione dei consumatori e al contrasto di condotte che possono alterare la concorrenza e danneggiare creditori, Erario e sistema produttivo.

La diffusione delle informazioni è stata autorizzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso per l’esercizio del diritto di cronaca. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, per tutti gli indagati, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

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