Trieste guida “Diamoci la mano”, rete nazionale per 15mila bambini in cura
Il progetto durerà 18 mesi e sosterrà bambini con patologie complesse, famiglie e caregiver dentro e fuori dall’ospedale.
TRIESTE - Sarà l’associazione triestina ABC Bambini Chirurgici a coordinare “Diamoci la mano”, progetto nazionale che mette in rete realtà del volontariato pediatrico in tutte le regioni italiane per accompagnare i bambini con patologie complesse e le loro famiglie nei percorsi di cura. L’iniziativa, finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’annualità 2025, punta su un modello di presa in carico che affianca alle cure cliniche il sostegno emotivo, psicologico, relazionale e scolastico.
Il progetto ha una durata di 18 mesi e coinvolge, oltre ad ABC Bambini Chirurgici, Il Porto dei piccoli, Parent Project APS, Lega Italiana Fibrosi Cistica, MOIGE APS e la rete VIP Italia (Vivere in Positivo). La rete prevede di raggiungere oltre 15.000 bambini e più di 30.000 genitori e caregiver, con attività in 31 poli ospedalieri, 7 case famiglia, 6 case di accoglienza e almeno 200 classi della scuola primaria e secondaria.
Cosa prevede il progetto
L’obiettivo è seguire le famiglie non solo durante il ricovero, ma anche nei passaggi successivi tra ospedale, casa e scuola. Negli ospedali sono previste attività di ludoterapia e clownterapia, supporto psicologico per bambini e genitori anche attraverso canali di ascolto online, e la presenza di volontari formati in raccordo con il personale sanitario.
Fuori dall’ospedale, le strutture di accoglienza della rete offriranno ospitalità gratuita alle famiglie costrette a spostarsi per le cure dei figli, con l’intento di alleggerire almeno in parte i costi della mobilità sanitaria. Sono previsti anche percorsi di orientamento e supporto dedicati a genitori e caregiver.
Nelle scuole, le associazioni lavoreranno sull’inclusione dei bambini dopo lunghi ricoveri e su attività di sensibilizzazione rivolte alle classi sui temi della malattia, dell’empatia e del volontariato. Il programma condiviso raggiungerà almeno 200 classi in tutta Italia.
Il modello nato a Trieste
A fare da riferimento comune per le attività della rete sarà il “Modello ABC”, sviluppato dall’associazione triestina per leggere insieme i bisogni del bambino e quelli della famiglia. Il modello nasce da una ricerca promossa da ABC in collaborazione con l’Università di Trieste e sarà utilizzato anche per monitorare le attività e valutarne l’impatto.
Secondo Giusy Battain, direttrice di ABC Bambini Chirurgici, il coordinamento della rete nazionale rappresenta una responsabilità oltre che un riconoscimento per il lavoro svolto finora. Battain spiega che l’obiettivo è costruire un ponte stabile tra ospedale, casa e scuola, prendendosi cura non solo della patologia ma anche dell’intero nucleo familiare, soprattutto nei casi segnati da degenze lunghe e mobilità sanitaria.
Tavoli nazionali e pratiche da condividere
Il progetto non si limiterà alle attività locali. È prevista infatti l’attivazione di tavoli di lavoro nazionali sulle best practice, coordinati da ABC Bambini Chirurgici, per confrontare le esperienze dei partner e individuare le pratiche più efficaci sul piano psicologico, logistico e scolastico.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a modelli più uniformi e favorirne l’adozione anche su scala istituzionale. Il lavoro comune, secondo quanto indicato dai promotori, dovrà inoltre creare le basi per futuri scambi con strutture ospedaliere, università e altri soggetti del territorio che non parteciperanno direttamente ai tavoli.
Il progetto è realizzato con il finanziamento concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a valere sul Fondo per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale previsto dall’articolo 72 del Decreto legislativo 117/2017.