Carcere del Coroneo, 255 detenuti su 150 posti: l'allarme del Garante regionale

Dopo la visita nella casa circondariale Ernesto Mari, Enrico Sbriglia chiede più percorsi terapeutici, lavoro e reinserimento.

10 agosto 2026 13:56
Carcere del Coroneo, 255 detenuti su 150 posti: l'allarme del Garante regionale -
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TRIESTE - Nel carcere del Coroneo ci sono 255 detenuti a fronte di una capienza prevista di 150 posti. È da questo dato che parte l'allarme del Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia, che torna a chiedere soluzioni alternative alla detenzione per le persone più fragili e un rafforzamento dei percorsi di cura e reinserimento.

La riflessione è arrivata a margine delle funzioni religiose celebrate nella casa circondariale Ernesto Mari dal vescovo di Trieste Enrico Trevisi, insieme al direttore della Caritas diocesana padre Giovanni La Manna e al cappellano del carcere padre Silvio Alaimo.

Per descrivere la situazione del Coroneo, Sbriglia usa un'immagine netta: come tentare di versare due litri e mezzo d'acqua in una bottiglia da un litro e mezzo senza sprechi. Un paragone che rende l'idea del sovraffollamento nella struttura triestina, dove uomini e donne presenti superano di molto la capienza regolamentare.

Il nodo del sovraffollamento

Secondo il Garante, ogni visita all'interno del carcere lascia un senso di inquietudine, non solo per le condizioni materiali ma anche per il tipo di risposta che viene data a situazioni molto diverse tra loro. Sbriglia invita infatti a distinguere tra chi ha commesso reati gravi e i detenuti segnati soprattutto da disagio sociale, dipendenze, fragilità personali e marginalità.

Il punto, nella sua analisi, è che il carcere continua a essere la prima risposta alla delinquenza anche quando non rappresenta lo strumento più efficace. Sbriglia mette in discussione un modello che, a suo giudizio, comprime le persone in strutture spesso prive di personale sufficiente: educatori, psicologi, assistenti sociali, insegnanti, formatori, medici e infermieri.

Le richieste: cure, comunità e percorsi alternativi

Tra le priorità indicate dal Garante c'è il rafforzamento dei percorsi terapeutici per chi ha problemi di tossicodipendenza. Sbriglia osserva che il Governo sembra avere colto questa necessità, ma segnala anche un problema concreto: le comunità presenti sul territorio, da sole, non sono in grado di reggere il numero di persone che potrebbero aver bisogno di questi percorsi.

Da qui la proposta di un ruolo più attivo della Regione, chiamata a fare da regia pubblica attraverso finanziamenti e controlli su progetti strutturati, sostegno alla formazione, accesso al lavoro, reinserimento sociale e collaborazione con la magistratura di sorveglianza.

Per il Garante, investire su lavoro e su spazi di responsabilità controllata per le persone detenute non è soltanto una misura sociale, ma anche una scelta che incide sulla sicurezza della comunità.

L'appello a istituzioni e volontariato

Sbriglia insiste sulla necessità di favorire percorsi alternativi al carcere per detenuti ritenuti innocui, malati o profondamente fragili. In questo quadro, sostiene che un intervento della Regione finirebbe per aiutare anche il sistema pubblico nel suo complesso.

Accanto alle istituzioni, il Garante richiama anche il ruolo del volontariato, sia laico sia religioso, purché organizzato e radicato sul territorio. Nel suo intervento parla della possibilità per il Friuli Venezia Giulia di dare un esempio anche sul fronte dei "terremoti sociali", facendo leva sulla capacità già dimostrata dalla comunità regionale di reagire alle emergenze e di costruire risposte condivise.

L'ultimo dato da cui parte il suo appello resta però quello più immediato: al Coroneo, oggi, ci sono 105 persone in più rispetto alla capienza prevista.

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