Trieste, la risposta alla violenza di genere è collettiva: presentato il Manifesto Positivo

Trieste presenta il Manifesto positivo contro la violenza di genere, frutto di un percorso partecipato.

26 marzo 2026 16:38
Trieste, la risposta alla violenza di genere è collettiva: presentato il Manifesto Positivo -
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TRIESTE - È stato presentato questa mattina nella Sala Tessitori della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Trieste il documento “Verso un manifesto positivo” a cura della Consulta Femminile di Trieste con l’obiettivo di evidenziare un percorso per prevenire la violenza contro le donne e di genere e costruire una società più consapevole e inclusiva attraverso un impegno condiviso e partecipato da parte di istituzioni e cittadinanza.


Il documento è il risultato di una serie di attività avviate dalla Consulta attraverso il progetto Direzione Rispetto, un percorso iniziato a novembre 2024 con l’intento di affrontare la violenza contro le donne e la percezione di questa problematica da parte della popolazione. Una sensibilizzazione partita attraverso le esposizioni della mostra “Com’eri vestita? L’abito non è un alibi”, in occasione delle quali un quaderno rosso messo a disposizione dei visitatori ha permesso di raccogliere pensieri e testimonianze sul tema. Successivamente tramite una call to action dal basso rivolta sia alle donne che agli uomini: fino a inizio febbraio 2026 sono state raccolte considerazioni, riflessioni, esperienze personali e proposte utili alla redazione del testo grazie a un form anonimo online che ha visto la partecipazione di oltre 400 persone, dal titolo "Com'eri vestita? Verso un manifesto positivo".


Un’iniziativa possibile grazie al contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (Assessorato alla Cultura e allo Sport) e che rappresenta un esempio concreto di cittadinanza attiva, come sottolinea la Presidente della Consulta Femminile di Trieste, Debora Desio:


“Il testo che presentiamo oggi si configura come un documento di indirizzo aperto, che la Consulta Femminile di Trieste mette a disposizione della comunità, delle istituzioni e di tutte le realtà interessate, con l’obiettivo di costruire insieme una società più consapevole, responsabile e che abbia come obiettivo le pari opportunità. La violenza contro le donne non è un problema esclusivamente delle donne, ma un problema di tutta la società. Solo un impegno condiviso può generare un cambiamento reale: per questo motivo il documento non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso che punta a trasformare le riflessioni emerse in azioni concrete e partecipate, valorizzando il contributo di ogni cittadina e cittadino”.


Gli indirizzi di intervento del documento - Il form online è stato analizzato da Francesco Sulli, studente dell’Università degli Studi di Trieste e riepilogato da SWG, società specializzata in ricerche di mercato, sondaggi d'opinione e studi sociali, mettendo in relazione l’indagine promossa dalla Consulta con i dati dell’Osservatorio SWG sulla violenza di genere provenienti da precedenti indagini.


L'indagine della Consulta restituisce un quadro del sentire comune rispetto al tema della violenza di genere (percezioni, timori e speranze della comunità) e mira a far luce sui fattori ritenuti all’origine della violenza contro le donne e sulle iniziative necessarie per contrastare il fenomeno. Dalle risposte pervenute al form emergono delle linee di intervento che mirano a:


  • rafforzare l’educazione affettiva tra la popolazione adulta e al rispetto nelle scuole;

  • promuovere una nuova narrazione mediatica, libera da stereotipi e colpevolizzazione della vittima;

  • coinvolgere attivamente gli uomini nel contrasto alla violenza;

  • potenziare i servizi di supporto alle vittime e la sicurezza degli spazi pubblici.


Il documento propone quindi un cambio di prospettiva rispetto alla problematica sociale e alla sua narrazione odierna, spostando il focus dalla sola denuncia della violenza alla costruzione di una narrazione propositiva e condivisa, capace di generare consapevolezza, responsabilità collettiva e interventi concreti. Una prospettiva che nasce dall’intento di promuovere un’azione culturale contro gli stereotipi e i pregiudizi per costruire insieme una comunità solidale e attiva in materia di diritti.


In conclusione, sottolinea SWG, il quadro delineato dall’indagine intreccia responsabilità individuali e collettive, evidenziando come il problema non riguardi soltanto i singoli individui ma l’intera società. Di conseguenza, non è possibile agire solamente puntando al caso isolato attraverso l’inasprimento della pena, ma occorre un intervento d’insieme che colpisca il problema alla radice. L’educazione, la ridefinizione delle norme sociali e una nuova narrazione delle relazioni di genere emergono come aspetti fondamentali per contrastare il fenomeno.


I dati emersi - Le linee di intervento nascono dall’analisi di risposte che restituiscono un quadro chiaro e allo stesso tempo complesso, evidenziando come la violenza di genere non sia un fenomeno marginale, ma un’esperienza diffusa che incide profondamente sulla libertà e sulla percezione di sicurezza. Il campione analizzato (399 compilazioni valide su 409 partecipanti) è composto principalmente da donne (circa 82%), con età compresa tra 19 e 84 anni e un'età media di circa 53 anni. Le analisi quantitative mostrano che la maggior parte del campione non ritiene che la violenza sia giustificabile (83.7%), ma circa il 15% degli intervistati ha indicato che in alcune circostanze potrebbe essere considerata giustificabile. Tra le rispondenti donne, circa il 29% si sente sempre a proprio agio ad uscire da sola, mentre il 34% si sente sicura di giorno ma non di notte e il 13.5% indica che dipende dal contesto. L’84% delle donne dichiara di aver subito violenza. Tra gli uomini, oltre il 64% dichiara di aver assistito ad episodi di violenza verso le donne e il 56% percepisce che vi sia un pregiudizio diffuso nella propria cerchia sociale. Nelle risposte aperte emergono temi legati a cultura patriarcale, mancanza di educazione all’affettività e ruolo dei media. Le raccomandazioni finali si concentrano su interventi educativi, sensibilizzazione e supporto alle vittime.


La composizione del documento - Non solo i dati e le linee emerse dalle risposte del campione partecipante. “Verso un manifesto positivo” è un documento che propone anche il contributo di donne che grazie alla loro professionalità ed esperienza forniscono una lettura dell’evoluzione legislativa in materia di diritto di famiglia, una fotografia della società moderna e un excursus normativo di nuove leggi e reati che negli ultimi anni hanno accolto le denunce delle donne. Hanno contribuito all’analisi e alla riflessione sul tema:


  • Cristina Benussi (studiosa senior già Professoressa ordinaria di Letteratura italiana e Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trieste) con una premessa storica dal titolo “Per una storia delle donne”;

  • Carla Marina Lendaro (magistrata e studiosa di Storia Contemporanea - Università degli Studi di Trieste, già giudice e presidente ADMI – Associazione Donne Magistrato Italiane) con la riflessione dal titolo “La Costituzione e le donne ‘Non solo parole’. Le donne nel diritto delle relazioni familiari: art. 29 e segg. della Costituzione”;

  • Cristiana Scoppetta (sociologa), con la riflessione dal titolo “Istantanee di una Società in fuga: tra accelerazione, fragilità e nuove consapevolezze”;

  • Avv. Angela Filippi, con la riflessione dal titolo “Tutela normativa: lo stato dell’arte”.


Debora Desio ha curato l’introduzione al documento e le conclusioni con le riflessioni intitolate “Racconto di una cittadinanza attiva da sostenere e incoraggiare” e “Nessun esonerato”. L’introduzione al report di analisi al questionario "Com'eri vestita? Verso un manifesto positivo" è a cura di Shermy Del Giudice e Nicla Schwander di SWG, illustrato durante l’evento insieme al Vicepresidente di SWG Maurizio Pessato. L’analisi quantitativa e qualitativa delle risposte del campione di partecipanti al questionario è a cura di Francesco Sulli, Studente di Fisica dell’Università degli Studi di Trieste.


"Escluse fin dall’antichità da qualsiasi attività relativa alla gestione della polis e dell’attività imprenditoriale, le donne erano di solito considerate ‘signore’ della casa, ma sottoposte all’autorità genitoriale e/o maritale maschile. La svolta si ebbe con la Grande Guerra, quando furono chiamate a occupare i posti di lavoro degli uomini, andati al fronte. Ebbe inizio così un processo irreversibile per raggiungere una parità giuridica che però non è ancora riuscita a infrangere il potere simbolico del dominio maschile, che poggia sulla dissimetria di ruoli validati da millenni", il commento di Cristina Benussi, studiosa senior già Professoressa ordinaria di Letteratura italiana e Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trieste.


“I tempi cambiano e non ci si può opporre a questo processo fisiologico di una società in movimento che si adegua e risponde al corso della storia. Dall’evoluzione del concetto di “famiglia fondata sul matrimonio, al divorzio prima e divorzio breve poi, dall’equiparare i figli naturali ai figli legittimi con pari diritti, l’eliminazione del diritto d’onore, riservato agli uomini, tutto mostra come la Costituzione, il diritto e le donne rappresentano un processo di cambiamento che segue l’evolversi della società”, il commento di Carla Marina Lendaro, magistrata e studiosa di Storia Contemporanea - Università degli Studi di Trieste, già giudice e presidente ADMI.


“La società contemporanea è caratterizzata da un cambiamento rapido che supera la capacità di adattamento dell’uomo. È definita ‘liquida’ per la fragilità dei rapporti e la ricerca di risultati immediati favorita dai social network. Il tempo è dominato dagli impegni, a scapito del benessere personale e del riposo. Il lavoro è competitivo, precario e segnato da disuguaglianze salariali. Le famiglie sono sempre più frammentate, con poche nascite e un forte invecchiamento della popolazione. Persistono il patriarcato, la disparità di genere e l’aumento di violenze e fenomeni sociali come bullismo e stalking”, il commento della sociologa Cristiana Scoppetta.


“Il sistema di tutela nazionale, vincolato dalla Convenzione di Istanbul, si è evoluto in un modello di prevenzione avanzata che culmina nella Legge 181/2025. Tra i principali snodi figurano la tipizzazione del femminicidio come reato autonomo punito con l’ergastolo, l’estensione delle misure antimafia (sorveglianza speciale) ai reati di genere e l’introduzione dell’arresto in flagranza differita entro 48 ore. Il potenziamento del braccialetto elettronico (con limite di 1000 metri) e la procedibilità d’ufficio per i "reati spia" commessi da soggetti già ammoniti garantiscono una protezione tempestiva, riducendo i margini di rischio e contrastando la vittimizzazione secondaria”, il commento dell’avv. Angela Filippi.


“I risultati dell’indagine realizzata dalla Consulta Femminile di Trieste, supportati dai dati d’archivio SWG, mostrano che la violenza di genere non è mai giustificabile per la maggior parte dell’opinione pubblica, seppure persistano forme di giustificazione e colpevolizzazione della vittima. Per combattere questo fenomeno è ritenuto necessario coinvolgere anche gli uomini e intervenire su una scala più ampia, di tipo sociale. Tra gli strumenti di contrasto più citati, infatti, troviamo l’educazione e la ridefinizione delle norme sociali, dei modelli di mascolinità, nonché della narrazione delle relazioni di genere”, commentano Shermy Del Giudice e Nicla Schwander di SWG.


“Nel report mi sono occupato dell’analisi dei dati raccolti attraverso il questionario, con l’obiettivo di restituire in modo chiaro le percezioni emerse sul tema della violenza di genere. Il lavoro ha preso in esame 399 risposte, mettendo in evidenza alcuni aspetti centrali: la percezione della violenza come fenomeno non giustificabile, il senso di sicurezza negli spazi pubblici, l’esperienza diretta o indiretta della violenza e le proposte emerse dalle risposte aperte. L’analisi ha cercato di tradurre questi dati in una lettura accessibile, utile a sostenere una riflessione pubblica più consapevole e fondata”, commenta Francesco Sulli, Studente di Fisica all’Università degli Studi di Trieste.


La consegna del documento alle forze dell’ordine - Il documento di indirizzo “Verso un manifesto positivo” è stato consegnato alle forze dell’ordine presenti: la Dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Trieste Valeria Dulbecco; il Tenente Colonnello Piermarco Borettaz, Comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Trieste; il Maresciallo Maggiore Cataldo Gianfrate, Comandante della Stazione Carabinieri di via dell’Istria; la Vice Brigadiere Aurora Dorigo, Addetta alla Stazione Carabinieri di via dell’Istria.


I saluti istituzionali  - Sono intervenuti all’incontro portando i propri saluti: Giulia Massolino, Consigliera Regionale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia; Francesco Slocovich, Presidente delle Fondazioni Casali ETS.


Ha infine portato il proprio contributo Terre di Moto Srl, realtà organizzatrice della Biker Fest e della Italian Bike Week. Il fondatore Moreno Persello e la Responsabile Comunicazione Angelika Bianchi hanno evidenziato il rapporto paritario basato sulla passione per le due ruote fra uomini e donne. Un case study positivo e un esempio di come, dove gli intenti sono comuni, le differenze vengono abbattute e la parità diventa normalità.


Oltre un anno di attività per sensibilizzare sul tema - La redazione del documento di indirizzo verso un manifesto positivo rappresenta il tassello finale di una serie di attività avviate dalla Consulta Femminile di Trieste attraverso il progetto Direzione Rispetto, un percorso iniziato a novembre 2024 con l’intento di affrontare la violenza contro le donne e la percezione di questa problematica da parte della popolazione. Varie le attività svolte, con input diversi per intercettare un pubblico trasversale per genere ed età e parlare del rispetto tra uomo e donna, dell’assenza totale di giustificazioni da parte di chi agisce violenza, della pericolosità della vittimizzazione secondaria da parte delle istituzioni, della lettura della società che evolve, dell’importanza di essere parte attiva e del valore della partecipazione ai processi decisionali. Ma soprattutto che la violenza contro le donne non è solo un problema femminile ma un problema sociale della collettività.


Un documento a disposizione della collettività - Il documento di indirizzo vuole quindi essere proprio un incentivo a continuare a confrontarsi sul tema raccogliendo proposte, contributi e riflessioni da parte di istituzioni, associazioni e cittadini per dar vita ad azioni collettive. Per questo motivo la Consulta mette a disposizione il documento: chiunque voglia riceverlo in formato PDF potrà scrivere all’indirizzo mail [email protected].


Un percorso radicato nel territorio - Varie le iniziative svoltesi a Trieste, a partire dal reading al Teatro Miela in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2024. Ma anche la XXI edizione del Concorso Internazionale di scrittura femminile “Città di Trieste” promosso dalla Consulta con il tema “Confine” quale limite della persona e della libertà individuale e la premiazione al Museo LETS. E poi la mostra “Com’eri vestita? L’abito non è un alibi” al Palazzo di Giustizia di Trieste che, in collaborazione con la Corte d’Appello, il Comune di Trieste, le Fondazioni Casali ETS e la Polizia di Stato, ha voluto sottolineare nuovamente come non esista giustificazione alcuna alla violenza contro le donne.


Mostra che ha visto la ripresa del cartellone nella fase finale del progetto con la call to action "Com'eri vestita? Verso un manifesto positivo”, con tre allestimenti dell’esposizione all’Hilton Double Tree in collaborazione con Le Vie delle Foto, nella sala esposizioni di Galleria Rossoni in collaborazione con Espansioni e infine nell’edificio centrale dell’Università di Trieste. Con quest’ultima è stato inoltre organizzato un incontro con gli studenti durante la Focus Week "Conoscere, formare e informare per eliminare la violenza contro le donne” organizzata dal CUG dell’Università. In ognuna delle tre esposizioni è stato messo a disposizione un quaderno rosso in cui i visitatori hanno potuto condividere un proprio pensiero.

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