Trieste celebra Fabio Mauri: una mostra per i 100 anni dalla nascita dell’artista
Gli anni della guerra segnano profondamente la sua biografia.
TRIESTE - Il centenario di Fabio Mauri arriva anche a Trieste con una mostra che riporta al centro uno degli artisti italiani più radicali del Novecento, capace di interrogare guerra, ideologie, mass media e memoria collettiva. Nato a Roma il 1° aprile 1926 e scomparso il 19 maggio 2009, Mauri ha costruito un percorso artistico che ha attraversato pittura, installazione, performance, teatro, editoria e riflessione politica.
La ricorrenza dei 100 anni dalla nascita offre così l’occasione per rileggere un’opera che ha segnato la ricerca contemporanea italiana, partendo da un nodo che resta attuale: il rapporto tra immagini, potere e costruzione delle ideologie nel XX secolo.
Dalla formazione tra Roma, Bologna e Milano all’esordio nell’arte
Fabio Mauri nasce a Roma in una famiglia legata al mondo teatrale ed editoriale: è il terzo di cinque figli di Umberto Mauri e Maria Luisa Bompiani, sorella di Valentino Bompiani. Alla fine degli anni Trenta la famiglia si trasferisce a Bologna, dove frequenta il Liceo Galvani e nel 1942 fonda con Pier Paolo Pasolini e altri amici la rivista letteraria “Il Setaccio”, pubblicando i suoi primi articoli e disegni.
Gli anni della guerra segnano profondamente la sua biografia. Dopo i bombardamenti su Bologna, la famiglia si sposta prima a Rimini e poi a Milano. In quel periodo Mauri attraversa una lunga crisi mistica e personale che lo porta a un ricovero all’ospedale manicomiale Ville Turro di Milano, in un reparto destinato militarmente all’elettroshock, e poi in una clinica svizzera a Prangins, vicino a Ginevra. Tra un ricovero e l’altro cerca rifugio in chiese e monasteri e trascorre lunghi periodi alla Repubblica dei ragazzi di Civitavecchia, insegnando nei laboratori di editoria e ceramica.
Dopo il dopoguerra sceglie definitivamente la carriera artistica. L’esordio arriva nel 1954 alla Galleria del Cavallino di Venezia, seguito da una personale all’Aureliana di Roma introdotta da Pier Paolo Pasolini, con disegni su carta e dipinti a olio segnati da un colorismo di matrice espressionista.
Lo Schermo e la svolta sulla riflessione dei media
Nel 1955 si trasferisce da Milano a Roma, dove conosce l’attrice Adriana Asti, che sposa per poco più di un anno. Due anni dopo, nel 1957, realizza il primo Schermo, opera destinata a diventare il nucleo generativo della sua ricerca. Attraverso una cornice nera intorno a un foglio bianco oppure una carta o stoffa tesa su un telaio che richiama la forma del televisore, Mauri individua una superficie di proiezione che supera la semplice rappresentazione e introduce un nuovo medium.
Da qui prende forma una riflessione che accompagnerà tutto il suo lavoro: il ruolo dei mass media nella formazione delle ideologie e nella percezione della realtà. A Roma, intanto, affianca alle arti visive l’attività di regista teatrale e lavora nella casa editrice di Valentino Bompiani occupandosi della direzione artistica del nuovo Almanacco Letterario, della rivista “Sipario” e della consulenza per libri e copertine.
In quell’ambiente lavora anche con Umberto Eco, frequenta artisti e intellettuali dell’area di Piazza del Popolo, collabora a programmi televisivi, scrive canzoni per Laura Betti ed è vicino ai poeti del Gruppo 63, con alcuni dei quali fonda la rivista “Quindici” tra il 1967 e il 1969.
Le opere contro l’ideologia e il rimosso del Novecento
Negli anni Sessanta Mauri espone in gallerie come La Salita di Gian Tomaso Liverani, La Tartaruga di Plinio De Martiis, l’Arco D’Alibert di Mara Coccia e il Mana Art Market di Nancy Marotta. Su di lui scrivono, tra gli altri, Emilio Villa, Pierre Restany, Lea Vergine, Gillo Dorfles, Tommaso Trini, Cesare Vivaldi, Maurizio Calvesi e Achille Bonito Oliva.
Nel 1960 fonda il gruppo Crack con Pietro Cascella, Piero Dorazio, Gino Marotta, Gastone Novelli, Achille Perilli, Mimmo Rotella, Giulio Turcato e Cesare Vivaldi. Nel 1964 mette in scena “L’Isola”, indicata come prima commedia di teatro Pop, costruita come collage di letteratura, teatro e fumetti.
Pur venendo spesso avvicinato alla Scuola di Piazza del Popolo, Mauri prende le distanze dalla Pop Art proprio mentre viene consacrata alla Biennale di Venezia del 1964. Da quel momento il suo lavoro si sposta sempre più verso una ricerca ideologica. Una delle prime opere su questo terreno è la performance “Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst Von Hussel di passaggio per Roma” del 1971, seguita a pochi mesi dall’installazione con performance “Ebrea”, dove riporta in superficie il rimosso del boom economico italiano e gli orrori prodotti dall’ideologia nazifascista.
Negli anni Settanta nascono alcune delle sue opere più note, tra cui “Ideologia e Natura” del 1973, la mostra-installazione “Warum eine Gedanke einen Raum verpestet?” del 1972 e i libri d’artista “Linguaggio è Guerra” del 1975 e “Manipolazione di Cultura” del 1976.
Le grandi mostre internazionali e l’eredità lasciata agli studenti
Nel corso dei decenni Mauri consolida una presenza internazionale con opere esposte al MoMA PS1 di New York, al Walker Art Center di Minneapolis, al MOCA di Los Angeles, al Philadelphia Civic Center Museum, al Centre Pompidou, a Jeu de Paume e Le Bal di Parigi, a “La Caixa” di Barcellona, alle Staatliche Kunstsammlngen di Dresda, al MAMAC di Nizza e alla Fundación PROA di Buenos Aires.
Dal 1994 gli vengono dedicate importanti retrospettive alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, alla Kunsthalle di Klagenfurt, al Museo Le Fresnoy di Lille, al Palazzo Reale di Milano, al Museo Madre di Napoli, all’HEART Museum di Herning, al Museo del Novecento di Firenze, oltre a sale monografiche alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, al Museo Punta della Dogana di Venezia, a Palazzo Vecchio di Firenze, al MAMCO di Ginevra e al Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea.
Ha partecipato anche a sei Biennali di Venezia, nel 1974, 1978, 1993, 2003, 2013 e 2015, oltre alla 14ma Biennale di Istanbul e alla dOCUMENTA(13) di Kassel. Poco prima della morte era stato invitato da Carolyn Christov-Bakargiev proprio a Kassel, dove le sue opere sarebbero poi state presentate postume nel 2012.
Nel 2000 fonda lo Studio Fabio Mauri – Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo, pensato per la produzione e la conservazione delle opere e dell’archivio. Alla fine del 2008 gli viene diagnosticato un tumore, ma continua a lavorare con i suoi assistenti, sostenuto dalla compagna Piera Leonetti e dal fratello Achille, fino agli ultimi giorni. Muore il 19 maggio 2009, pochi giorni prima dell’inaugurazione della mostra “Etc.” alla Galleria Michela Rizzo di Venezia.