Stroncato da un malore, morto Vittorio Foramitti: lutto all’Università di Udine
Lutto all’Università di Udine per la scomparsa di Vittorio Foramitti, professore di restauro dell’architettura.
UDINE – Profondo cordoglio all’Università di Udine per l’improvvisa scomparsa di Vittorio Foramitti, professore di restauro dell’architettura e figura di riferimento per generazioni di studenti, colleghi e professionisti impegnati nella tutela del patrimonio storico e architettonico del Friuli Venezia Giulia.
Docente del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale, Foramitti aveva operato in precedenza anche nel Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura, lasciando un’impronta significativa nella didattica, nella ricerca e nell’attività professionale legata al restauro degli edifici storici.
Addio a Vittorio Foramitti, docente simbolo del restauro
La notizia della scomparsa ha suscitato grande tristezza nell’Ateneo friulano e nel rettore Angelo Montanari. Foramitti era conosciuto non solo per la competenza scientifica, ma anche per la sua forte umanità, la disponibilità verso studenti e colleghi e il legame profondo con il territorio.
Udinese, studioso appassionato e professionista attento, aveva dedicato gran parte della propria attività al restauro architettonico, settore nel quale aveva scelto di lavorare con particolare intensità proprio in Friuli.
Il legame con il Friuli e il Castello di Monte Albano
Tra gli ultimi impegni professionali di Vittorio Foramitti figurava il cantiere di recupero del Castello di Monte Albano, progetto della Regione Friuli Venezia Giulia. Un lavoro al quale si era dedicato con la consueta cura, ma che non potrà vedere completato.
Il castello rappresentava uno dei tanti ambiti in cui si intrecciavano i suoi interessi: la conservazione delle architetture fortificate, il rapporto tra edifici storici e paesaggio, la valorizzazione del patrimonio culturale regionale.
Il ricordo dell’Ateneo e dei dipartimenti
All’interno dell’Università di Udine, Foramitti era considerato un punto di riferimento per affidabilità, gentilezza, generosità e capacità di trasformare le idee in azioni concrete. Dal 2024 aveva contribuito con entusiasmo anche all’organizzazione di Collega-menti, il festival dell’Ateneo friulano.
Nel Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale era apprezzato per il suo spirito collaborativo e per l’attenzione verso la vita quotidiana della comunità universitaria. Ricopriva anche il ruolo di referente degli spazi dipartimentali, incarico svolto con disponibilità e senso di responsabilità.
Una carriera tra architettura, ricerca e insegnamento
Dopo la laurea in Architettura a Venezia nel 1990, con una tesi in restauro architettonico, Foramitti aveva avviato la propria attività professionale soprattutto nel campo del recupero e della conservazione degli edifici storici.
Nel 2002 aveva conseguito il dottorato di ricerca in conservazione dei beni architettonici all’Università di Napoli “Federico II”. Dal 2003 era stato docente a contratto all’Università Iuav di Venezia e all’Università di Udine, dove nel 2005 era diventato ricercatore.
Oltre duecento tesi seguite fino al 2020
Dal suo ingresso stabile nell’Ateneo friulano, Foramitti ha tenuto corsi e laboratori di restauro architettonico nei percorsi di studio in Architettura. Fino al 2020 è stato relatore di oltre duecento tesi, tra triennali e magistrali, accompagnando moltissimi studenti nel loro percorso di formazione.
Dal 2020 aveva assunto l’insegnamento dei corsi di conservazione e restauro nei corsi di studio in Conservazione dei beni culturali e in Storia dell’arte, continuando a mettere al centro del proprio lavoro il rapporto tra ricerca, didattica e territorio.
Gli studi sui castelli e sul patrimonio regionale
Vittorio Foramitti è stato presidente della sezione regionale dell’Istituto italiano dei castelli dal 1996 al 2005 e presidente del Consiglio scientifico nazionale dal 2014 al 2020.
La sua attività di ricerca si è concentrata soprattutto sulla teoria e sulla pratica del restauro architettonico nell’Ottocento, con particolare attenzione al Friuli Venezia Giulia. Aveva studiato gli interventi promossi dalle istituzioni italiane e austriache e le figure protagoniste di quella stagione, tra cui Riegl, Dvorak, Cavalcaselle e Valentinis.
Le pubblicazioni e gli studi su Aquileia
Tra le sue pubblicazioni figurano lavori dedicati alla tutela e al restauro dei monumenti in Friuli Venezia Giulia, al Tempietto longobardo, alla commissione centrale nell’Italia nord-orientale e alle origini della conservazione in Francia nell’Ottocento.
Foramitti aveva inoltre collaborato agli studi su Aquileia e sul suo patrimonio archeologico e museale nell’ambito della ricerca “Aquileia: progetto memoria”, contribuendo alla riflessione su una delle aree archeologiche più importanti del territorio.
Restauri, paesaggi e architetture fortificate
Un altro ambito centrale del suo lavoro riguardava lo studio, la conservazione e il riuso delle architetture fortificate, insieme al rapporto tra queste strutture e il paesaggio. Su questi temi aveva pubblicato diversi contributi e partecipato anche alla redazione del Piano paesaggistico regionale nel gruppo di lavoro dell’Ateneo friulano.
Nel corso della sua attività professionale aveva collaborato alla progettazione e alla direzione dei lavori di restauro di numerosi edifici vincolati, tra cui l’ex convento di San Francesco e l’ex convento dei Domenicani a Pordenone, Palazzo Caiselli a Udine e il Castello di Monte Albano, dove aveva operato come co-direttore operativo dei lavori.
Una figura che lascia un segno profondo
La scomparsa di Vittorio Foramitti lascia un vuoto importante nella comunità accademica friulana e nel mondo della tutela del patrimonio architettonico. Il suo percorso ha unito ricerca, insegnamento, professione e servizio all’Ateneo, con una dedizione costante al Friuli e alla sua storia.
Il ricordo che resta è quello di un docente capace di trasmettere competenza e passione, di un professionista legato ai luoghi e alle persone, e di uno studioso che ha contribuito in modo concreto alla conoscenza e alla conservazione dell’identità architettonica regionale.