Udine, in centro storico 4.592 attività: il commercio tiene ma cambia composizione

Nel perimetro Z0 si concentra il 42,7% delle attività cittadine. Concluso anche il rilievo diretto delle vetrine su 143 vie.

29 settembre 2026 17:17
Udine, in centro storico 4.592 attività: il commercio tiene ma cambia composizione -
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UDINE - Nel centro storico di Udine risultano 4.592 attività economiche attive e quasi la metà delle posizioni del Comune si concentra nel perimetro Z0. Il dato emerge dalla sintesi aggiornata a settembre 2026 del Protocollo di rigenerazione urbana tra Comune, Confcommercio e Università, che fotografa l’andamento dal 2021 al 2025 e affianca ai registri camerali anche un rilievo sul campo delle vetrine e dei locali a piano terra.

La fotografia restituisce un quadro diverso da quello di un semplice conteggio dei negozi: il centro tiene nei numeri complessivi, ma cambia struttura. Le tre macroaree tradizionalmente più visibili - commercio al dettaglio, ristorazione e alloggio, manifattura e artigianato - insieme pesano il 31,6% del totale. La parte restante è composta da servizi alla persona e alla cultura, attività professionali e finanziarie, immobiliare, logistica e sedi amministrative.

I numeri del centro storico

Il lavoro distingue tre basi di analisi diverse, che non possono essere sommate tra loro: l’intero Comune di Udine, l’ambito Z0 del centro storico e il rilievo diretto dei fronti a piano terra. Nel 2025 il Registro Imprese conta 10.747 posizioni attive nel Comune e 4.592 nell’area Z0, pari al 42,7% del totale cittadino.

Per il centro storico la geolocalizzazione delle attività è stata completata con coordinate ufficiali nel 98,9% dei casi, usando l’indirizzario ANNCSU. Questo passaggio, si legge nella sintesi tecnica, ha permesso di superare criticità della geocodifica precedente, che collocava circa 150 attività fuori dal territorio comunale.

Accanto al dato camerale è stato realizzato anche un censimento diretto delle vetrine e dei locali al piano terra lungo 143 vie, base dell’atlante degli sfitti aggiornato al 30 giugno 2026. Il rilievo, spiegano i dati, fotografa ciò che si vede dalla strada: per questo un’attività può risultare iscritta e attiva in Camera di commercio ma avere la vetrina spenta, senza che i due numeri coincidano automaticamente.

Commercio, ristorazione e artigianato: come cambia la Z0

Nel dettaglio, sulle 4.592 attività censite nel centro storico 713 appartengono al commercio al dettaglio, 532 a ristorazione e alloggio, 207 a manifattura e artigianato. Le altre 3.140 rientrano nelle categorie dei servizi e delle attività professionali.

Il centro storico continua comunque ad avere un peso rilevante nelle funzioni più legate alla vita urbana: concentra il 50,1% del commercio al dettaglio e il 55,4% della ristorazione dell’intero Comune.

Nel confronto 2021-2025, le tre macroaree caratteristiche passano complessivamente da 1.442 a 1.452 unità attive. Il saldo è quindi quasi fermo, ma la lettura proposta dal tavolo è quella di una trasformazione merceologica interna più che di una crescita lineare.

Il documento inserisce questa dinamica in un quadro più ampio. A livello nazionale, secondo i dati richiamati nella sintesi, tra il 2012 e il 2025 in Italia sono andati persi 156 mila punti vendita, con un negozio su quattro chiuso in tredici anni. Il Nord è l’area più colpita e tra le province citate compaiono anche Belluno e Trieste. Nello stesso periodo l’e-commerce è cresciuto del 72,4% dal 2019, raggiungendo un valore di 62 miliardi, anche se nove vendite su dieci restano fisiche dove il tessuto urbano regge.

Il rilievo sulle vetrine e gli sfitti

Uno dei passaggi più operativi del lavoro riguarda il censimento dei locali a piano terra. La rilevazione è stata costruita con osservazione diretta della vetrina e dell’insegna, così da ridurre trascrizioni manuali ed errori e far rientrare i dati direttamente nel database da validare in ufficio.

Il monitoraggio degli sfitti avviato nel 2021 sarà verificato fino alla fine del 2026 per distinguere i locali rioccupati, quelli ancora vuoti e i nuovi sfitti. È questa, nelle intenzioni del protocollo, la misura più utile per capire se il processo di rigenerazione urbana sta producendo effetti concreti.

Tra i materiali già disponibili per uso tecnico vengono indicati il database unificato, il GeoPackage, le mappe di densità e l’atlante via per via dei locali sfitti. Resta invece aperta una scelta sul possibile allegato fotografico per ciascun punto rilevato: aumenterebbe il valore probatorio del censimento, ma richiede una definizione preventiva sul trattamento e sulla diffusione delle immagini.

I prossimi passaggi del protocollo

Il lavoro non si ferma alla fotografia attuale. Tra gli obiettivi indicati c’è il completamento della lettura merceologica di tutte le 4.592 attività della Z0 con la stessa griglia ATECO già usata a scala comunale, così da leggere insieme commercio, servizi e professioni e adattare meglio le politiche urbane.

Il quadro si inserisce in una fase in cui in Friuli si moltiplicano anche strumenti di supporto alle attività economiche, come l’Accademia dei Distretti per le imprese del territorio. Nel caso udinese, però, il punto centrale resta la disponibilità di una base dati molto dettagliata: secondo la sintesi, poche città dispongono contemporaneamente di geolocalizzazione ufficiale, censimento delle vetrine concluso e atlante degli sfitti.

L’ultimo dato richiamato dal documento riguarda il saldo del periodo nell’ambito Z0: rispetto all’aggiornamento camerale di dicembre 2025, il bilancio indicato è di meno 136 posizioni.

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