A Udine parte “Le chiavi di casa”: memoria e comunità a 50 anni dal sisma del Friuli
All’evento inaugurale anche la Regione: reading sul 6 maggio 1976 e un percorso di testimonianze fino al convegno nazionale del 2026 a Venzone
UDINE – Non solo muri ricostruiti, ma un’idea di abitare e di comunità che ha segnato la rinascita del territorio: con questo obiettivo prende il via “Le chiavi di casa”, il progetto promosso da Ater Udine per il cinquantesimo anniversario del Terremoto del Friuli.
L’inaugurazione si è svolta nell’atelier del maestro Giorgio Celiberti, scelta che ha voluto intrecciare memoria civile e linguaggi dell’arte. Presente l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, che ha indicato l’iniziativa come un passaggio centrale nelle celebrazioni del sisma, perché orientata a rileggere la ricostruzione anche come patrimonio identitario condiviso.
La ricostruzione come patrimonio civile
Secondo Amirante, il “modello Friuli” continua a parlare oltre i confini regionali: la capacità di trasformare una tragedia in un percorso di sviluppo viene proposta come esempio anche all’estero. In questa prospettiva l’assessore ha richiamato il legame con lo spettacolo “Orcolat” di Simone Cristicchi, presentato in contesti internazionali da una delegazione guidata dal governatore Massimiliano Fedriga insieme ai rappresentanti dell’Associazione dei Comuni Terremotati.
Reading, interventi e l’opera di Celiberti
La giornata si è aperta con il reading “6 maggio 1976 - La notte che cambiò il cielo”, accompagnato dalle musiche di Nicola Milan e Francesca Koka. Tra gli interventi, quello della presidente di Ater Udine, Vanessa Colosetti.
Il momento conclusivo è stato lo svelamento di “Sogno che si avvera”, opera realizzata per l’occasione da Celiberti: un lavoro che richiama case e fondamenta come segni della rinascita e che, nelle intenzioni degli organizzatori, rappresenta la trasformazione del dolore in responsabilità condivisa.
Un percorso diffuso fino al 2026
“Le chiavi di casa” proseguirà nei prossimi mesi con iniziative sul territorio e con una raccolta di testimonianze tra i cittadini. Il cammino culminerà nel novembre 2026 con un convegno nazionale a Venzone, pensato per mettere a confronto esperienze, memorie e prospettive sul valore dell’abitare e sulle lezioni lasciate dal terremoto.
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