Unibz progetta la teleferica smart per i rifugi: più carico, un solo addetto
Il prototipo SMAUTOCABY punta a velocizzare i rifornimenti in quota usando le linee esistenti e un solo operatore.
BOLZANO - Una teleferica intelligente pensata per i rifugi di alta montagna promette di aumentare la capacità di trasporto e di ridurre il personale necessario alla gestione: basta un solo operatore invece dei due normalmente richiesti, uno a monte e uno a valle. Il prototipo è stato sviluppato nell’ambito del progetto SMAUTOCABY della Libera Università di Bolzano, con il coinvolgimento della trevigiana BClever e delle veronesi Plumake, STA e Electric Labs.
La soluzione nasce per affrontare un problema concreto che riguarda molti rifugi alpini: il rifornimento delle strutture in quota richiede oggi la presenza contemporanea di due addetti per tutta la durata del trasporto. Una modalità che pesa ancora di più in una fase in cui i gestori segnalano difficoltà crescenti nel trovare personale disposto a lavorare per i mesi estivi in alta montagna, mentre aumenta la pressione del turismo.
Come funziona il sistema
L’idea alla base del progetto è trasferire alla teleferica il principio del magazzino automatico. In pratica il sistema gestisce in modo autonomo le code di spostamento delle merci: il rifugista carica il magazzino a valle, avvia le missioni di trasporto e può poi spostarsi in vetta per il ritiro, senza dover seguire singolarmente ogni viaggio.
Il prototipo prevede un doppio magazzino automatico, in grado di prelevare i colli a valle, trasportarli in quota e fare anche il percorso inverso. Il sistema consente inoltre di mantenere le merci stoccate a valle e richiamarle in vetta quando serve, senza la presenza continua di un addetto dedicato al carico sulla teleferica.
Un altro elemento indicato dai progettisti riguarda la maggiore capacità di stoccaggio: invece del singolo contenitore oggi più diffuso, si possono movimentare più “cassetti” con le merci, scegliendo quando richiamarli in quota in base alle necessità del rifugio.
Installazione sulle teleferiche già esistenti
Il sistema è stato pensato come una struttura leggera, installabile sulle teleferiche esistenti senza interventi invasivi. Questo dovrebbe permettere un aggiornamento delle linee già in uso, evitando la sostituzione completa degli impianti.
Secondo Fabrizio Mazzetto, professore della Facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari della Libera Università di Bolzano e coordinatore dello Spoke 1 del Consorzio iNEST, quello dei rifugi è un mercato di nicchia ma in crescita, anche per l’aumento del turismo montano. Il progetto, osserva, mostra come la collaborazione tra università e imprese possa produrre soluzioni per rendere più sostenibile il lavoro negli ambienti montani.
Dalle interviste ai gestori alla fase di prototipo
La fase iniziale del progetto è partita da una serie di interviste a gestori ed ex gestori di rifugi in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Da quel confronto, spiega Alessandro Dal Col, amministratore delegato di BClever, sono emersi soprattutto due problemi: i lunghi tempi di attesa e la necessità di avere due operatori per ogni trasporto.
La risposta tecnica sviluppata dal partenariato utilizza il cavo già esistente e lavora su un upgrade dell’impianto, con un software che coordina i due magazzini, le chiamate e la gestione dei cassetti multipli. Un nodo che si lega anche alle difficoltà di organizzazione del lavoro nelle strutture di montagna, tema che in altri settori dei servizi pubblici e sanitari del territorio è emerso anche nel dibattito sulle condizioni di lavoro in Asugi.
La fase di prototipazione in laboratorio è stata completata e ora i partner sono alla ricerca di realtà interessate a installare il sistema in ambiente montano.
Il progetto iNEST e i partner coinvolti
SMAUTOCABY, acronimo di SMart AUTOmatic CABlewaY, è stato finanziato dal Consorzio iNEST attraverso i bandi a cascata dello Spoke 1, dedicato agli ecosistemi montani e guidato dalla Libera Università di Bolzano. Il consorzio iNEST fa parte dell’Ecosistema dell’Innovazione sostenuto dal PNRR e riunisce gli atenei del Triveneto, insieme a SISSA, CNR e OGS.
Nel progetto hanno lavorato insieme ricercatrici e ricercatori di Unibz e un partenariato di imprese formato da BClever, con sede in provincia di Treviso, e dalle aziende veronesi Plumake, STA e Electric Labs. La fase attuale, dopo la chiusura dei test di laboratorio, è quella della ricerca di siti e soggetti disponibili a sperimentare l’installazione del prototipo direttamente in quota.