L’Università di Udine entra nella Cers San Domenico: energia pulita condivisa con la città

L’Ateneo mette in rete i suoi impianti fotovoltaici e condivide l’energia in eccesso con soci, famiglie ed enti del territorio

21 aprile 2026 07:00
L’Università di Udine entra nella Cers San Domenico: energia pulita condivisa con la città -
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UDINE – L’Università di Udine rafforza il proprio impegno per la transizione ecologica aderendo alla Comunità energetica rinnovabile e solidale (Cers) San Domenico. L’Ateneo assume il ruolo di “prosumer”, cioè produttore e consumatore di energia, mettendo a disposizione della comunità l’elettricità generata dai propri impianti fotovoltaici.

L’intesa è stata presentata a palazzo Antonini-Maseri, sede dell’Università, alla presenza del rettore Angelo Montanari e del professor Enrico Peterlunger. Per la Cers San Domenico hanno partecipato il presidente don Francesco Saccavini, il vicepresidente Emilio Gottardo e i consiglieri Giuseppe Bressan e Bruno De Zorzi.

Impianti universitari in rete: Rizzi e via Tomadini

Con l’adesione alla comunità energetica, l’Università integra nella Cers l’energia prodotta dai pannelli installati al polo scientifico dei Rizzi e al polo economico-giuridico di via Tomadini. L’operazione non si limita a migliorare l’efficienza energetica delle strutture universitarie: l’energia non autoconsumata verrà condivisa con gli altri membri della comunità, attiva a Udine dal 2025.

In questo modo, i benefici economici legati agli incentivi per l’energia condivisa possono tradursi in un sostegno concreto a famiglie, persone ed enti del territorio, con l’obiettivo di ridurre la povertà energetica e favorire un uso più consapevole delle risorse.

Montanari: “Un asset tecnologico diventa valore sociale”

«Con l’adesione alla Comunità Energetica San Domenico l’Università di Udine compie un passo significativo verso transizione ecologica e responsabilità sociale», ha sottolineato il rettore Angelo Montanari. «Non ci limitiamo a produrre energia pulita con gli impianti di via Tomadini e dei Rizzi: scegliamo di condividerla, trasformando un asset tecnologico in un valore concreto per la collettività. Essere prosumer significa interpretare in modo moderno il ruolo dell’Ateneo, contribuendo al benessere del territorio, sostenendo famiglie ed enti locali e contrastando la povertà energetica. È un modello di economia circolare e solidale che può fare da esempio anche ad altre realtà regionali».

La crescita della Cers San Domenico e il Premio FVG Green

Nata nel 2023 con dieci soci tra persone fisiche e giuridiche, la Cers San Domenico ha registrato una crescita rapida: ad aprile 2026 conta 83 soci, di cui 68 cittadini e 15 organizzazioni del territorio. Tra queste figurano, tra le altre, la Parrocchia di San Domenico, la Casa dell’Immacolata, la Comunità Piergiorgio, il Circolo Legambiente Laura Conti, la Fondazione Teatro Nuovo, l’Istituto Tomadini, la Bottega del Mondo, il Centro Balducci, oltre ad alcune attività commerciali e una farmacia.

Il presidente don Francesco Saccavini ha evidenziato il valore dell’ingresso dell’Università: «Siamo orgogliosi di avere l’Ateneo nella compagine sociale, non solo per l’apporto di potenza, ma per le prospettive di collaborazioni progettuali nel campo delle energie rinnovabili e del loro impatto ambientale e sociale, elementi fondanti della nostra comunità».

La Cers San Domenico è stata inoltre premiata dalla Regione Friuli Venezia Giulia con il FVG Green 2025 per aver unito un’azione concreta contro la crisi climatica – la produzione di energia solare in sostituzione di fonti fossili – a un intervento di carattere sociale a favore di nuclei in difficoltà economica ed energetica.

Un patto tra ricerca, innovazione e territorio

Per l’Università di Udine, l’adesione rappresenta un ulteriore tassello nel rapporto con la città: le infrastrutture energetiche universitarie diventano una risorsa collettiva, capace di coniugare sostenibilità, innovazione e solidarietà. Un modello che punta a rendere la produzione di energia rinnovabile non solo più efficiente, ma anche più equa, distribuendo i vantaggi della condivisione all’interno della comunità locale.

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